Inps manda in pensione il Pin, dal 1° ottobre arriva Spid. Ecco cosa cambia - CorCom

LA GUIDA

Inps manda in pensione il Pin, dal 1° ottobre arriva Spid. Ecco cosa cambia

L’Istituto non rilascerà più codici dispositivi. Ma i “vecchi” utenti che ne sono in possesso potranno ancora utilizzarli e rinnovarli, alla naturale scadenza, fino alla conclusione della fase transitoria. Tutto quello che c’è sapere per ottenere l’identità digitale

08 Ott 2020

Federica Meta

Giornalista

Aggiornamento 7 ottobre 2020

In concomitanza con lo stop di Inps al rilascio dei pin e il passaggio a Spid dal 1° ottobre 2020, ministero dell’Innovazione e Agid hanno dato il via alla nuova procedura semplificata di rilascio del sistema di identità digitale.

“audio-video” ed è un nuovo modo di ottenere l’identità digitale attraverso una procedura semplificata di riconoscimento. La nuova modalità viene resa disponibile nei siti web dei gestori, man mano che la attiveranno.

Restano comunque funzionanti le altre procedure di attivazione di Spid: di persona presso gli uffici dei gestori di identità digitale (identity provider), via webcam con operatore messo a disposizione dal provider.

Attraverso la nuova modalità di riconoscimento online, il cittadino potrà ottenere Spid, comodamente da casa, senza l’aiuto di un operatore e con pochi passaggi.

Per richiederlo dovrà:

  • registrarsi sul sito del gestore di identità prescelto, che ha attiva la nuova modalità, avendo a portata di mano indirizzo e-mail enumero di cellulare personali;
  • realizzare con il proprio telefono o computer un video in cui mostra il suo documento di riconoscimento italiano (carta d’identità, carta d’identità elettronica, patente o passaporto) e la tessera sanitaria o,in alternativa, il tesserino del codice fiscale. Come misura di tutela contro il furto di identità, durante il video il cittadino dovrà leggere un codice ricevuto via sms o tramite una delle app dei gestori di identità, che avrà provveduto ad installare sul proprio cellulare;
  • effettuare un bonifico da un conto corrente italiano a lui intestato (o cointestato), indicando nella causale un codice specifico che avrà ricevuto dal gestore di identità. Il bonifico è un ulteriore elemento di verifica dell’identità. Alcuni gestori hanno già scelto di chiedere una somma simbolica, anche di pochi centesimi di euro, da devolvere poi in beneficenza. Altri potranno decidere di adottare scelte commerciali.

L’operatore verificherà nel giro di pochi giorni le informazioni ricevute dal cittadino ai fini di controlli di sicurezza e antifrode, quindi rilascerà l’identità digitale.

Aggiornamento 25 settembre 2020

Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha annunciato che i patronati – dal 1° ottobre – sosteranno i cittadini nel passaggio a Spid. “Puntiamo – ha spiegato – a non lasciare indietro nessuno, soprattutto chi non è avvezzo alle nuove tecnologie”.

“Consentiremo alla PA di avere 27 milioni di utenti che passano ad un’identità digitale unica – ha puntualizzato il numero uno di Inps – Si tratta  di un passaggio epocale”. Il periodo di transizione per lo swotch off definitivo dei pin durerà un anno a partire dal primo ottobre. Il pin resterà attivo, per tre categorie: minori di 18 anni, cittadini Ue o extra Ue che non hanno un documento italiano e persone soggette a tutela, curatela o amministrazione di sostegno.

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Pin addio, benvenuto Spid. A partire dal 1° ottobre 2020 l’Inps non rilascerà più il Pin come credenziale di accesso ai servizi digitali e verrà sostituito dal Sistema Pubblico di Identità Digitale che permette di accedere ai servizi online della PA. Per gli attuali possessori di Pin il passaggio allo Spid avverrà gradualmente secondo le istruzioni fornite con la circolare Inps 17 luglio 2020, n. 87, che prevede una  fase transitoria che si concluderà con la definitiva cessazione della validità dei Pin rilasciati dall’Istituto.

“Con lo switch off del Pin – spiega una nota Inps – l’Istituto rafforza il diritto dei cittadini alla semplificazione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione e rende operative le politiche nazionali di digitalizzazione aperte ormai agli sviluppi europei”.

Cosa si può fare con Spid?

Lo Spid consente agli utenti di interagire con l’Istituto, con l’intero sistema pubblico e con i soggetti privati aderenti. In base al Regolamento eIDAS l’identità digitale Spid (con credenziali di livello 2 o 3) può essere usata per l’accesso ai servizi in rete delle PA dell’Unione europea.

Grazie ai vari livelli di autenticazione dello Spid, l’Inps potrà abilitare nuovi servizi che richiedono una maggiore affidabilità nella fase di riconoscimento dell’utente.

Si tratta di una sola identità che rimpiazza, dunque, i diversi codici esistenti, per entrare via web, senza fare code, nei servizi pubblici ma anche in quelli privati, come le banche ad esempio. Basta inserire il nome utente e una password composta da minimo otto caratteri, con alcune condizioni: almeno un numero e un simbolo speciale (%, #, $), mai segni uguali consecutivi, sia lettere minuscole che maiuscole. La password va aggiornata ogni sei mesi.

Che fine fanno i Pin in possesso degli utenti?

I Pin in possesso degli utenti conserveranno la loro validità e potranno essere rinnovati alla naturale scadenza fino alla conclusione della fase transitoria la cui data verrà successivamente definita.

Il passaggio da Pin a Spid non ha effetti sul servizio di Pin temporaneo. Gli utenti che accedono ai servizi Inps attraverso le credenziali Spid, Cns o Cie potranno, infatti, continuare a richiedere il Pin telefonico temporaneo utile per la fruizione dei servizi tramite Contact Center.

Attraverso la funzionalità “Pin Telefonico” presente su MyInps è possibile scegliere di generare un Pin temporaneo la cui validità può essere di un giorno, una settimana, un mese o tre mesi.

Chi può continuare a mantenere il Pin?

Il Pin dispositivo sarà mantenuto per gli utenti che non possono avere accesso alle credenziali Spid, come i minori di diciotto anni, le persone che non hanno documenti di identità italiana o le persone soggette a tutela, curatela o amministrazione di sostegno, e per i soli servizi loro dedicati. Tutti gli altri utenti dovranno pertanto dotarsi di credenziali di autenticazione alternative al Pin.

Come ottenere Spid?

Lo Spid arriva per raccomanda o per mail dopo averne fatto richiesta ai gestori dell’identità digitale: per ora l’Agenzia per l’Italia digitale ha accreditato 9 identity provider (Ariba Pec, In.Te.Sa, InfoCert, Lepida, Namirial, Poste Italiane,Register, Sielrte, Tim). Per ottenere il pin unico occorre fornire i dati anagrafici: nome, cognome, sesso, luogo e data di nascita, codice fiscale, estremi del documento d’identità, mail, numero di cellulare. Ogni gestore può scegliere tra diverse modalità di verifica. Il cittadino può scegliere il gestore di identità digitale che preferisce.

Spid è gratuito?

Nel novembre 2019 tutti i Gestori di Identità Digitale si sono impegnati a fornire per sempre  le credenziali Spid di livello 1 e 2 ai cittadini gratuitamente.

Spid è sicuro?

Il sistema prevede tre livelli di sicurezza che corrispondono a tre diversi livelli di identità Spid. Il primo livello permette l’autenticazione tramite ID e password stabilita dall’utente, il secondo aggiunge la generazione di una one time password aggiuntiva e il terzo prevede l’aggiunta di uan smart card. E proprio nel terzo livello che si potranno realizzare sinergie con la carta di identità elettronica che il governo ha appena rimesso in marcia. Sebbene l’identità digitale contenga una serie di informazioni sul cittadino, Spid risponde al principio di condivisione minima degli attributi.

Il gestore dell’identità digitale fornire le informazioni sul Cittadino solamente previo consenso esplicito dello stesso. Un gestore di servizi potrebbe richiedere la conoscenza del nome, del cognome e la data di nascita del titolare per poter accedere al proprio servizio: i dati verranno passati dal Gestore dell’Identità Digitale solamente se vi sarà l’esplicito consenso del cittadino. Nel caso contrario nessuna informazione sarà fornita. Spid potrà essere utilizzato anche solo per la verifica delle credenziali, fornendo quindi anche un servizio di “Pseudonomity”. In ogni caso, i gestori dell’identità digitale saranno tenuti a trattare le informazioni dei cittadini secondo elevati criteri di sicurezza, secondo le regole di Agid

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