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PA digitale, Brunetta battezza il nuovo logo

La chiocciola dell’e-mail debutta nel nuovo brand. E il ministro spinge sulla semplificazione: “Basta con i certificati inutili, bisogna semplificare la vita a cittadini e imprese”

26 Set 2011

La lettera P e la A sovrapposte sul simbolo della chiocciola di
internet, iscritte in un tasto di Pc. E' questo il simbolo
selezionato da una giuria indipendente per rappresentare la
pubblica amministrazione italiana (il logo è visibile sulla
home page del
nostro sito). Al suo ideatore, Giancarlo Fanti di Bologna, va un
premio di 10 mila dollari.

''E' un simbolo che rappresenta bene la nostra
strategia di comunicazione – ha spiegato il ministro della PA e
Innovazione, Renato Brunetta – Questo logo sarà legato a tutta la
nostra comunicazione, ci voleva perché si lavorerà sempre di più
online''.

Il ministro si è detto anche soddisfatto delle modalità di
selezione. ''Il contest, gara pubblica bandita su internet,
è di per sé una comunicazione al quadrato, perché ha fatto
conoscere la PA anche grazie al bando stesso: sono arrivate infatti
1.252 proposte e il sito ha registrato più di 200 mila
visualizzazioni. Il tutto è avvenuto a costo zero perché i soldi
dei premi sono stati messi da Formez e Forum PA''.

Oltre al vincitore, ci sono state quattro menzioni d'onore a
cui vanno mille dollari a testa. Se le sono aggiudicate Vincenzo
Gentile, Raoul Vecchiola, Bruno&Partners e Topspin.

Durante l’evento di presentazione del logo il ministro ha parlato
anche dei certificati pubblici."Basta chiedere a imprese e
cittadini documentazione per informazioni che la pubblica
amministrazione già possiede – ha sottolineato- Basta
certificato antimafia, basta pacchi di certificati per partecipare
ai concorsi". Secondo Brunetta la “semplificazione è una
delle vitamine per la crescita" èer questo Palazzo Vidoni
mira ad eliminare completamente i certificati nei rapporti con la
PA e sostituirli con autocertificazioni, mentre le certificazioni
rilasciate dagli enti pubblici resteranno valide solo nei rapporti
tra privati. Su questi ultimi sarà apposta la dicitura: "Il
presente certificato non può essere prodotto agli organi della
pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici
servizi".

In questo modo alle pubbliche amministrazioni e i gestori di
pubblici servizi sarà lasciata solo la scelta fra acquisire
d'ufficio dati e informazioni o accettare le
autocertificazioni. Anche per il Durc, il Documento unico di
regolarità contributiva, e le certificazioni antimafia, nulla
sarà richiesto al cittadino e si dovrà procedere sempre
all'acquisizione d'ufficio.

La prima reazione alla ricetta per la semplificazione annunciata da
Brunetta viene dal procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso.
"Il ministro Brunetta è sempre molto originale. Stop ai
certificati antimafia? Faccia una proposta di legge, la
valuteremo…", ha fatto sapere Grasso.

"E' stato da poco approvato il Codice antimafia, che tra
l'altro disciplina in modo molto rigoroso tutta la
certificazione antimafia – ricorda Grasso – se il ministro aveva
qualche osservazione da fare poteva farla in sede di Consiglio dei
ministri". Al momento, comunque, "è inutile fare
polemiche sterili – conclude – E non è mia abitudine prendere
posizione su cose campate in aria".

La risposta di Palazzo Vidoni non si è fatta attendre. Il
portavoce di Brunetta, Vittorio Pezzuto, in una nota sottolinea
"che l’iniziativa di semplificazione annunciata dal ministro
Brunetta serve proprio a rendere cogenti per le amministrazioni
quanto già previsto in tema di certificazione antimafia
dall’articolo 4, comma 13 del decreto Sviluppo (decreto legge n.
70/2011 convertito con la legge n. 106 del 12 luglio 2011) che
prevede che “le stazioni appaltanti pubbliche acquisiscono
d’ufficio, anche in modalità telematica, a titolo gratuito ai
sensi dell’articolo 43 comma 5 del Testo Unico sulla
documentazione amministrativa la prescritta documentazione
antimafia”. Come vede, la legge già prevede che siano le
amministrazioni pubbliche a doversi procurare la certificazione
antimafia, senza più usare come fattorini le imprese e i
cittadini. Più chiaro di così…".