POST COVID-19

PA digitale, Brunetta: “Cruciale collaborazione con Regioni e Province”

In Conferenza unificata il ministro ha evidenziato la necessità di marciare uniti per spendere bene le risorse del Next Generation Eu: “Priorità all’investimento sulle competenze”. Ma i territori chiedono una presenza permanente nel Comitato interministeriale per la Transizione digitale

Pubblicato il 15 Apr 2021

renato-brunetta

La ripartenza post Covid dovrà necessariamente essere figlia della collaborazione tra Stato e Regioni. Nell’incontro di ieri tra gli enti territoriali e i ministri Brunetta, Colao, Cingolani e Gelmini, è emersa da ambo le parti la necessità di condiviedere quello che saranno le decisioni e le azioni strategiche del Recovery Plan. Con un focus sull’innovazione del sistema Paese e della PA.

In questo senso il ministro per la Transizione digitale, Vittorio Colao, ha evidenziato come “la cooperazione e il lavoro con i territori sarà cruciale e vede già oggi una serie di attività già ben avviate che ora possono essere organizzate al meglio e sostenute con strumenti e risorse adeguate”. Un banco di prova sarà certamente la pubblica amministrazione la cui “digitalizzazione – ha sottolineato Colao – è obiettivo prioritario”.

PA digitale, Brunetta: “Collaborazione tra tutti i livelli istituzionali”

Nel suo intervento in Conferenza Unificata il ministro della PA ha voluto porre l’accento sull’urgenza di lavorare insieme per spendere bene i 200 miliardi del Next Generation Eu. “Nessuna misura può essere attuata senza la collaborazione di tutti i livelli istituzionali – ha detto – Le sfide si vincono insieme. Siamo qui oggi a ragionare di come si scrive insieme il Pnrr, ma soprattutto di come si gestisce insieme. O tutti convergono o non se ne esce”.

“Nella definizione del mio programma ho messo al centro il capitale umano pubblico, che dentro il Pnrr è centrale, dirimente – ha spiegato – Parliamo dei volti della Repubblica che hanno salvato il Paese: medici, infermieri, insegnanti, forze dell’ordine, bravi burocrati. È dimostrato che se le nuove tecnologie non impattano su un ambiente organizzativo pubblico fortemente preparato, l’investimento nella digitalizzazione è buttato via. Ho iniziato schematizzando il mio approccio in un Abcd, un nuovo alfabeto per la Pubblica amministrazione: A come accesso, B come buona amministrazione, C come capitale umano e competenze, D come digitalizzazione. Bisogna cambiare nel profondo le regole del reclutamento nella Pubblica amministrazione. Non funzionano, sono troppo lente, non sono in grado di leggere le competenze necessarie e di partecipare a questo sforzo di modernizzazione. Bisogna partire dai nuovi reclutamenti e riqualificare lo ‘stock’ esistente. Voglio togliere i tetti e i lacci, che hanno desertificato il capitale umano pubblico. L’ultimo Dl Covid ha innovato profondamente i meccanismi di reclutamento. Ha eliminato la carta e la penna: non ci saranno più concorsi pubblici con i metodi dell’Ottocento e il processo concorsuale sarà nativamente digitale. Nascerà digitale dalla domanda all’esito finale, con la formazione delle graduatorie”.

“Sul punto del reclutamento abbiamo un accordo interistituzionale in Conferenza Unificata, figlio del decreto legge 76/2020, che prevede 1.000 ‘agenti dell’innovazione e dell’efficienza’ da mettere a disposizione dei governi locali per le operazioni complesse che si renderanno necessarie in attuazione dei progetti del Pnrr – ha puntualizzato – Lo conoscete meglio di me. Noi abbiamo non solo la volontà, ma l’obbligo e il dovere di attuare questo accordo: da un lato i 1.000 esperti, dall’altro la semplificazione di 200 colli di bottiglia che l’Agenda per la semplificazione aveva evidenziato e che noi abbiamo individuato per rimuoverli in un decreto legge che dovrebbe essere approvato entro la prima decade di maggio in accompagnamento al Pnrr”.

Il punto di vista delle Regioni

“L’incontro di oggi con i ministri Gelmini, Cingolani, Colao e Brunetta ha permesso di fare il punto su molti aspetti salienti del Pnrr – ha sottolineato – Abbiamo quindi preso atto di quanto emerso nel confronto odierno e domani torneremo a discuterne nella Conferenza delle Regioni. I ministri hanno riconosciuto la necessità di un coinvolgimento costante delle Regioni lungo tutto il percorso di costruzione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e nella successiva attuazione dei suoi contenuti.

Ecco perchè le Regioni hanno chiesto di rendere permanente la presenza delle Regioni e delle Province autonome nel Comitato Interministeriale per la Transizione Digitale (Citd), l’organismo che avrà il compito di effettuare il coordinamento e il monitoraggio dell’attuazione delle iniziative di innovazione tecnologica e transizione digitale delle pubbliche amministrazioni.

In vista della conversione in legge del decreto legge del 1° marzo 2021 n. 22 – il cosiddetto decreto Ministeri – che istituisce il Citd, la Coneferenza della Regioni ha  approvato un emendamento ad hoc.

“La richiesta emendativa – spiegano le Regioni – è motivata dal fatto che le Regioni hanno un’assoluta competenza, in alcuni casi anche esclusiva, nelle materie principali assegnate al Citd, come ad esempio sanità digitale, dati, formazione e competenze digitali e banda ultra-larga, per i quali – tra l’altro- hanno investito somme importanti dei propri fondi comunitari.

Tra le materie di competenza del Comitato vi sono le attività di coordinamento e monitoraggio dell’attuazione delle iniziative relative alla strategia nazionale italiana per la banda ultralarga, alle reti di comunicazione elettronica satellitari, terrestri mobili e fisse, al fascicolo sanitario elettronico e alla piattaforma dati sanitari e allo sviluppo e alla diffusione delle tecnologie emergenti dell’intelligenza artificiale, dell’internet delle cose (Iot) e della blockchain.

Il comma 4 dell’articolo 8 del dl Ministeri stabilisce che: “Alle riunioni del Citd, quando si trattano materie che interessano le Regioni e le Province autonome, partecipano il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome o un Presidente di Regione o di Provincia autonoma da lui delegato e, per i rispettivi ambiti di competenza, il Presidente dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) e il presidente dell’Unione delle province d’Italia (Upi)”.

In altre parole gli enti territoriali sono chiamati a partecipare alle riunioni solo nel caso in cui si tratti di materie di loro competenza.

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome chiede invece un rappresentante permanente.

La proposta delle Province

Rafforzare la PA sui territori, a partire da Province e Città metropolitane, per potenziare tutta l’efficienza dell’amministrazione locale; puntare su Province e Città Metropolitane per assistere il percorso di digitalizzazione del Paese; puntare sull’istruzione e in particolare sulle scuole secondarie superiori, da cui passa una parte significativa della ripresa del Paese. Sono queste le proposte che ha presentato il Presidente dell’Upi Michele de Pascale nel suo intervento alla riunione della Conferenza Unificata.

“Questa modalità di confronto e condivisione in Conferenza Unificata che il Governo ha inaugurato la scorsa settimana con il Presidente Draghi e che la Ministra Gelmini sta portando avanti con determinazione può rappresentare uno dei fattori essenziali per sfruttare a pieno la straordinaria opportunità del Pnrr – ha detto de Pascale, soffermandosi poi sui temi all’ordine del giorno.

“Con il Ministro Brunetta, con cui stiamo lavorando in un confronto continuo, condividiamo che questo Piano è la grande occasione per potenziare e semplificare la Pubblica Amministrazione. In questa sfida, noi crediamo che il rafforzamento di Province e Città metropolitane con 1.200 tecnici e specialisti per la progettazione degli investimenti e la digitalizzazione della Pa, sia strategico perché consente di operare sul territorio anche a sostegno dei Comuni – ha spiegato – Un invito che rivolgiamo anche al Ministro Colao, cui proponiamo di inserire le Province e le Città metropolitane nei team di supporto alla digitalizzazione, perché in questo modo sarà possibile seguire tutto il processo, anche oltre il limite temporale del Recovery. Quanto poi agli interventi presentati dal Ministro Cingolani sull’efficientamento energetico degli edifici pubblici, ribadiamo la necessità di dare la priorità alle scuole secondarie superiori, su cui possiamo fondare uno sviluppo strutturato per il Paese. Dobbiamo efficientare le 7.400 scuole superiori esistenti e costruire almeno 100 nuove scuole una in ogni Provincia e Città metropolitana, per dare un segnale chiaro a tutto il mondo della scuola, ma soprattutto agli studenti medi che stanno subendo più di tutti le ripercussioni dovute alle restrizioni causate dalla pandemia”.

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