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INNOVAZIONE

PA digitale, la proposta 5 Stelle: “Smart working per il 30% dei dipendenti”

Depositato in Senato, il provvedimento mira a coinvolgere 600mila lavoratori pubblici con un risparmio di 3 miliardi: “La riforma Madia ha fallito, servono obiettivi più ambiziosi”

16 Lug 2019

F. Me

Seicentomila dipendenti in telelavoro e produrre, di conseguenza, risparmi per 3 miliardi: partendo da questo assunto, il Movimento 5 stelle rilancia la battaglia su smart working e co-working nelle PA. L’intento di una proposta di legge – primo firmatario il senatore Fabrizio Ortis – depositata nei giorni scorsi e sottoscritta da una trentina di senatori è quello di dar seguito all’articolo 14 della cosiddetta “Legge Madia” del 2015, “i cui triennali effetti si sono esauriti nell’agosto dello scorso anno”.

Il bilancio della legge Madia che viene stilato dai pentastellati è negativo: l’obiettivo era di coinvolgere il 10% dei dipendenti della PA nel telelavoro ma – fanno notare i grillini – i beneficiari risultano essere “solo una minima percentuale di lavoratori”. Anzi la percentuale italiana risulta tra le più basse dell’Unione europea, “decisamente impietoso diviene il confronto con i numeri di altre nazioni extraeuropee”. I pentastellati intendono porsi “più ambiziosi, lungimiranti e soprattutto stringenti obiettivi” per giungere “al traguardo del 30 % di telelavoratori pubblici nei prossimi due anni”.

Al di là del fattore legato al Bilancio dello Stato, sarebbero molteplici i vantaggi per il Paese e per la vita dei cittadini, osservano. A partire dal possibile calo del numero di incidenti automobilistici, visto che “in Italia una percentuale compresa tra il 65 e l’85% degli spostamenti casa-lavoro avviene con autovettura privata” e alla minore produzione di gas di scarico.

“La collocazione del 20% di dipendenti pubblici nel lavoro a distanza avrebbe – questi i calcoli M5s – come effetto 1.600 incidenti, 20 morti e 2.272 feriti in meno ogni anno; 2.400 sinistri, 30 decessi e 3.408 feriti in meno considerando invece il secondo scenario del 30 per cento. E ancora: diminuzione dei morti per malattie da inquinamento come bronchiti, asma, allergie, patologie cardio-circolatorie; dalle 300.000 alle 450.000 tonnellate di CO2 non emesse annualmente; risparmi nell’ordine di centinaia di milioni di euro per la spesa in carburante”. Per non parlare del “miglioramento della qualità della vita dei lavoratori” che potrebbero gestire meglio il proprio tempo “soprattutto per le necessità familiari”.

La proposta di legge mira a garantire che i dipendenti collocati in telelavoro “non subiscano penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera”. Con un altro disegno di legge – firmato anche dai capigruppo – i pentastellati inoltre estendono “l’applicazione dell’istituto della mobilità temporanea a tutti i rapporti di lavoro e di impiego alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”. L’obiettivo e’ “tutelare il diritto del fanciullo di crescere e trascorrere i primi anni di vita in un contesto familiare in cui sia garantita la compresenza di entrambi i genitori”. Da qui la proposta: “l’assegnazione temporanea è possibile sino al compimento del terzo anno di età del minore”. E “si pone il limite massimo dei 50 chilometri quale distanza tra la sede di servizio, anche di altra amministrazione, assegnata a richiesta e quella del coniuge, prevedendo come sola condizione la sussistenza di una corrispondente posizione retributiva, anche se in soprannumero, fatta salva la specificità del ruolo, e fermo restando il parere concorde delle amministrazioni interessate”.

I dati sulla diffusione dello smart working

L’ultimo report dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano  ha analizzato un campione di 358 PA con più di dieci addetti. La Pubblica Amministrazione – dopo il primo slancio dato dalla riforma Madia – sta finalmente compiendo i primi passi avanti, ma siamo ancora all’inizio del percorso. L’8% degli enti pubblici ha avviato progetti strutturati di Smart Working (in crescita rispetto al 5% un anno fa), l’1% lo ha fatto in modo informale, un altro 8% prevede iniziative il prossimo anno. Ma la maggioranza ancora non si è mossa: nel 36% delle Pubbliche Amministrazioni lo Smart Working è assente ma di probabile introduzione, nel 38% incerta, il 7% non è interessata.

Gli effetti  delle legge sul lavoro agile sono molto più evidenti nel settore pubblico che nel privato. L’82% delle grandi imprese aveva già introdotto o pensato di avviare iniziative di Smart Working prima che la normativa entrasse in vigore e solo per il 17% è stata uno stimolo all’attivazione di progetti. Nella PA, invece, ben il 60% degli enti con progetti di lavoro agile ha trovato stimolo nella legge e solo il 40% l’aveva previsto prima.

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