Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

L'INTERVISTA

PA digitale, Fabio Meloni: “Rafforzare l’asse pubblico-privato”

Il ceo di Dedagroup Public Services: “Una maggiore collaborazione con le imprese ha dato sprint a progetti chiave come Anpr. Adesso è necessario costruire un sistema di acquisti pubblici che stimoli la competizione sulla qualità dei servizi e delle proposte tecniche piuttosto che sul prezzo”

12 Dic 2019

Federica Meta

Giornalista

Rafforzare il modello di partnership pubblico-privato per accelerare la digital transformation del sistema Paese. Dedagroup è in prima linea su questo fronte: l’azienda, negli anni, ha allineato sempre di più la sua strategia industriale a quella digitale nazionale, Piano Triennale incluso. Ne parliamo con Fabio Meloni, ceo di Dedagroup Public Services.

Meloni, la PA è uno dei driver cruciali della digital transformation. Partendo da questo assunto, che ruolo può svolgere il modello operativo di partnership pubblico-privato per abilitare l’innovazione?

Si tratta di un modello irrinunciabile per abilitare la trasformazione. In Dedagroup crediamo fortemente nel contributo che le imprese possono apportarealla promozione di iniziative di interesse pubblico. Prendiamo Anpr: nel momento in cui le software house sono state “ingaggiate”, il progetto ha subito una forte accelerazione soprattutto nella parte più delicata, ovvero quello della “bonifica dei dati”, precondizione necessaria al subentro alla piattaforma nazionale. Le soluzioni Dedagroup hanno supportato 200 Comuni nella migrazione. Ad oggi circa due terzi della popolazione italiana sono in Anprc; c’è ancora molto da fare ma, in questo senso, il contributo che imprese come Dedagroup possono dare per spingere la svolta è cruciale. E non solo sui singoli progetti.

In che senso?

Dedagroup mette a disposizione le sue soluzioni anche per sostenere le amministrazioni a realizzare politiche “data driven” più vicine ai bisogni dei cittadini e delle comunità. Ad esempioSmash, la piattaforma in cloud per la mobilità sostenibileco-finanziata dal network Climate KIC e di cui Dedagroup Public Services è capofila,è un sistema che raccoglie i dati della mobilità urbana integrandoli con altri tipi di informazioni come qualità dell’aria o il rumore. L’amministrazione ha dunque a disposizione una sorta di cruscotto sulle abitudini di trasporto dove attingere quanto necessario per attuare le scelte strategiche. Inoltre Smash permette ai cittadini di acquisire crediti per utilizzare modalità di trasporto sostenibile (come la bicicletta) ogniqualvolta decidono di mettere a disposizione i loro dati, realizzando, così, anche un circolo virtuoso di buone pratiche.

La ministra dell’Innovazione Paola Pisano e il Team Digitale hanno promesso di imprimere una forte accelerazione ai tre assi portanti del Piano Triennale: Spid, Anpr e PagoPA. Dal vostro osservatorio privilegiato si può disegnare una sorta di mappa dell’innovazione in Italia?

Insieme a FPA abbiamo elaborato un’indagine sulla maturità digitale dei Comuni basata sul modello Ca.Re. di Dedagroup Public Services da cui emerge un’Italia a macchia di leopardo con amministrazioni avanzate e altre che faticano ad agganciare il treno dell’innovazione. PagoPA, in questo senso, può essere considerata la cartina di tornasole: il sistema funziona soprattutto nei centri più grandi mentre negli altri stenta ad entrare a regime. Spid, invece, è in dotazione solo a 5 milioni di cittadini, la sfida adesso è quella di raggiungere la platea più ampia possibile.

Forum PA - 9-11 Giugno
PA e imprese insieme per una nuova politica industriale dell’innovazione
PA
Sanità

Come colmare questo gap?

Bisogna dare sostegno concreto ai territori, soprattutto più piccoli, perché è lì che si vince la partita dell’innovazione. La chiave del successo è il SaaS: gli enti devono svincolarsi dalla gestione delle infrastrutture o dall’interpretazione puramente tecnologica del cloud e puntare ai servizi. Adottando opportunamente soluzioni as a service si può passare in un colpo solo all’adozione di Spid, Anpr e PagoPA perché si riduce lo scalino di ingresso. Un esempio di questo tipo è CiviliaNext: la nostra piattaforma gestionale il primoSoftware as a Service ad essere stato qualificato da AgID è erogabile in cloud e nativamente integrata con PagoPA, Spide IoApp. Al sistema abbiamo aggiunto la Community degli utenti ovvero delle PA.

Con quale scopo?

Per facilitare la condivisione di buone pratiche e lo scambio di contenuti che possono essere di supporto anche a Dedagroup per migliorare l’offerta. Far parte della Community significa poter accedere a un Customer Service attento alle esigenze e capace di tenere i clienti continuamente informati sulle evoluzioni; a contenuti di approfondimento, autoformazione e corsi di formazioneonline; all’indice Ca.Re. che misura il grado di digitalizzazione dell’ente con modalità coerenti all’indice De.Si.

Ha fatto cenno all’app IO. La ministra Pisano ha annunciato il debutto tra tre mesi. Che idea si è fatto di questa applicazione?

Guardiamo con interesse all’applicazione perché al di là dell’innovazione sul fronte dell’accesso alla PA, crediamo possa incentivare la domanda di servizi pubblici da parte di cittadini e imprese. Si tratta inoltre di una piattaforma che riguarda allo stesso modo enti centrali e locali in quanto “hub” di notifica di tutte le interazioni cittadino-PA. Come Dedagroup ci mettiamo a disposizione per diffondere e collegare alla app tutti i Comuni italiani.

Un altro punto chiave dello sviluppo della PA è il procurement. In questo momento il dibattito è incentrato sui bandi di domanda pubblica intelligente e pre-commercial procurement. Quale è la vostra vision rispetto a questo tema?

Con l’aumento del numero dei servizi SaaS – sono oltre 230 –disponibili sul catalogo Agiddiventa necessario che la PA attivi un meccanismo di procurement allineato con tale strategia e che acceleri, dunque, l’attuazione del Programma delle gare strategiche Ict. Secondo il Referto della Corte dei Conti in materia di informatica pubblica, i tempi medi di aggiudicazione di una gara vanno dagli 11 ai 24 mesi e costituiscono un reale ostacolo all’innovazione del Paese. In questo scenario un primo passo, già attuabile con le regole vigenti, sarebbe quello di realizzare iniziative in grado di ridurre tempi e costi della fase dei controlli amministrativi nelle procedure di gara, finora molto onerosa. Serve un modello di acquisto che stimoli sempre più la competizione sulla qualità dei servizi e delle proposte tecniche. Una svolta potrebbe arrivare da nuove procedure di gara che prevedano una qualificazione amministrativa “una tantum” delle imprese e l’eliminazione della competizione sul prezzo: ad esempio, l’amministrazione potrebbe congruire a monte i costi per un determinato progetto/servizio e lanciare la gara valutando le proposte esclusivamente in base alla qualità tecnica e ai servizi aggiuntivi.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5