LAVORO

Poletti: “Senza innovazione sociale nessuna svolta Paese”

Il ministro del Lavoro: “La trasformazione fa paura, compito del governo è accompagnare al cambiamento. Mondo del lavoro sta cambiando profondamente. E serve rivoluzione culturale nelle imprese. Fallimento un rischio per chi vuole innovare”

Pubblicato il 19 Gen 2016

giuliano-poletti-141118172548

“Siamo consapevoli di essere in un’epoca di cambiamenti veloci e radicali, e tutti siamo coinvolti. Ma quel che fa la differenza è l’atteggiamento nei confronti dell’innovazione. Si può reagire con paura o con fiducia. Ebbene crediamo che sia necessario superare le paure, seppure legittime”. Lo ha detto il ministro del Lavoro Giuliano Poletti in occasione della premiazione delle 28 startup vincitrici del secondo bando Incense promosso da Enel.

Poletti ha acceso i riflettori sui grandi cambiamenti che hanno già interessato e interesseranno sempre di più il mondo del lavoro a seguito della trasformazione digitale: “Molti posti di lavoro sono spariti e tanti mestieri stanno cambiando. La transizione non è facile ed è nostro compito accompagnarla affinché le paure non prevalgano”.

Determinante il tema imprese: “Il nostro Paese viene da una storia contraddittoria, abbiamo milioni di imprese ma manca una cultura positiva dell’impresa. È necessario che gli italiani si ‘innamorino’ delle loro aziende. E bisogna anche sanare l’annoso binomio conflitto-contratto fra lavoratori e impresa, puntando su un modello che faccia leva sulla condizione e sulla responsabilità”.

E c’è da cambiare rotta anche sul fronte del significato che si dà al fallimento: “In Italia il fallimento di un’impresa fa il paio con il fallimento personale – ha puntualizzato il ministro – E ci si porta addosso il timbro del fallito. Questa visione non può far decollare le nuove imprese. Fare impresa implica rischiare e dunque anche rischiare di fallire. E chi innova rischia di più”.

Secondo Poletti” se non si crea innovazione sociale non si potrà dare valore positivo all’innovazione tecnica e tecnologica. Quello che il governo può fare è moltiplicare le opportunità. Governo, ministero del Lavoro, Mise e Miur stanno già lavorando insieme per costruire l’alternanza scuola-lavoro”. Il ministro infine si dice contrario al proliferare di norme: “Spesso mi si chiede di lavorare all’emanazione di norme in linea con questo o quello, ma io credo che siano solo alibi per non trovare soluzioni”.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Articoli correlati