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IL SERVIZIO

La Cie accelera la roadmap, in campo 350 Comuni

Le PA saranno gradualmente abilitate all’emissione della card. Più facile la richiesta di Spid. Intanto si muove a piccoli passi anche Anpr: Cesena è la terza città a migrare sulla piattaforma unica

26 Apr 2017

Federica Meta

La Carta d’identità elettronica accelera la roadmap. A partire da oggi 350 Comuni italiani saranno gradualmente abilitati all’emissione della Cie garantendo così la copertura del 50% della popolazione. Una procedura avviata lo scorso 4 luglio tramite una prima fase di dispiegamento che ha coinvolto 199 Comuni e che si concluderà con la copertura del 100% della popolazione residente in Italia.

La nuova Cie – introdotta con il D.l. 78/2015 recante ‘Disposizioni urgenti in materia di enti territoriali’ – oltre ad essere uno strumento di identificazione del cittadino è anche, per i soli cittadini italiani, un documento di viaggio in tutti i Paesi appartenenti all’Unione Europea e in quelli con cui lo Stato italiano ha firmato specifici accordi. Oltre ad essere uno strumento di identificazione, la nuova card può essere utilizzata per richiedere una identità digitale sul sistema Spid (Sistema Pubblico di Identità digitale). Tale identità, utilizzata assieme alla Cie, garantisce l’accesso ai servizi erogati dalle PA.

E’ possibile richiederla in qualsiasi momento al Comune di residenza o di dimora nei casi di primo rilascio, deterioramento, smarrimento o furto del documento di identificazione. Basta recarsi al proprio comune munito di fototessera dello stesso tipo di quella utilizzata per il passaporto, in formato cartaceo o elettronico. Si consiglia, inoltre, di munirsi all’atto di richiesta di codice fiscale o tessera sanitaria, al fine di velocizzare le attività di registrazione.

La sua durata varia secondo le fasce d’età di appartenenza: 3 anni per i minori di età inferiore a 3 anni; 5 anni per i minori di età compresa tra i 3 e i 18 anni; 10 anni per i maggiorenni.

Il cittadino dovrà recarsi in Comune munito di fototessera, in formato cartaceo o elettronico, su un supporto Usb. La fototessera dovrà essere dello stesso tipo di quelle utilizzate per il passaporto. È consigliabile, all’atto della richiesta, munirsi di codice fiscale o tessera sanitaria al fine di velocizzare le attività di registrazione.

L’importo del corrispettivo per il rilascio della nuova Carta d’identità elettronica è di 16,79 euro. La consegna della Cie avverrà entro sei giorni lavorativi, presso l’indirizzo indicato dal cittadino all’atto della richiesta oppure presso il Comune. All’indirizzo internet www.cartaidentita.interno.gov.it il cittadino può trovare tutte le informazioni utili per la presentazione della domanda di rilascio.

Finora però la Cie sembra non essere riuscita a decollare. Da luglio 2016 – mese in cui i Comuni potevano iniziare il rilascio – sono 300mila i cittadini di 199 città ad essere dotati di smart card. A questi si aggiungono i 4 milioni rilasciate negli anni precedenti. Poco se si pensa che l’obiettivo del progetto – rilanciato a gennaio 2016 – è quello di coprire tutto il territorio nazionale nel 2018. E arrivare così nel giro di 8-9 anni a sostituire tutto il cartaceo, a ritmi di 7-8 milioni di tessere all’anno.

Per ora la sperimentazione procede a ralenti. A frenare i costi della Cie molto più cara di quella cartacea: la smart card pesa sulle tasche dei cittadini circa 22 euro a fronte dei poco più di 5 euro dell’altra. Per l’operazione “Cie 3.0”, come la chiamano al ministero della PA, il governo Renzi aveva stanziato 65 milioni nel quinquennio 2016-2021, rinnovabili per analogo periodo. In totale, circa 130 milioni nel decennio.

Altro ostacolo riguarda l’organizzazione dei Comuni che non riescono ancora ad attrezzarsi. Per questo motivo lo scorso 8 marzo il ministero dell’Interno ha inviato un questionario alle PA per l’acquisizione dei dati necessari all’emissione della nuova Carta d’identità elettronica, sollecitando a compilare il modulo online “con la massima urgenza”. Le informazioni che dovevano essere trasmesse entro il 7 novembre scorso sono infatti propedeutiche all’attività di dispiegamento della postazione per l’emissione del nuovo documento.

C’è poi la questione legata al rapporto con Spid. C’è rischio che pin unico e carta di identità elettronica vadano a “sbattere”? “Lo Spid consta di due fasi. La prima di identificazione dell’utente e di rilascio del pin unico, per la quale è prevista anche una modalità fisica ovvero il provider ha bisogno di “vedere” il richiedente – spiega Alessandro Perego, responsabile scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano – Si tratta però di una modalità costosa e difficoltosa. In questo quadro la Carta di idenità elettronica potrebbe agire da facilitatore consentendo un riconoscimento immediato e più sicuro”. È dunque nella seconda fase che identità digitale e carta elettronica potrebbero andare in conflitto. “La seconda fase di Spid – puntualizza Perego – è quella che possiamo chiamare di autenticazione per l’uso dei servizi e al livello tre dell’identità digitale, quello più alto, è stata pensata una funzione di riconoscimento che, dunque, confligge con la carta elettronica. Vedremo se e come questa zona d’ombra andrà eliminata”.

A preoccupare gli esperti anche il tema della gestione del dato. Il rilancio della Carta digitale avviene in concomitanza con uno dei progetti abilitanti della PA digitale: l’Anagrafe Unica della popolazioe residente (Anpr). “I Comuni dovranno far migrare i dati sull’Anagrafe Unica della popolazione residente (Anpr) – ricorda Paolo Colli Franzone, responsabile scientifico dell’Osservatorio Netics e tecnologo – Si tratta di un processo lungo e complesso nel quale si stanno rilevando non pochi problemi di armonizzazione e normalizzazione delle informazioni”. Che significa? Che i Comuni saranno prioritariamente impegnati in queste operazioni. “Ci vorranno due anni, almeno per le PA più grandi, per passare su Anpr – prevede l’esperto – Pensare di rilasciare la Cie senza prima aver terminato questo processo è folle”.

È tutto il sistema della cittadinaza digitale che arranca. Su Anpr ci sono due Comuni (Bagnacavallo e Lavagna). A causare l’impasse le modalità di migrazione: se tramite applicativo (gratuito) Sogei oppure integrando i software già in uso nelle PA con i web services sviluppati dalle software house. Intanto è notizia di oggi il passaggio ad Anpr del Comune di Cesena: la città romagnola è infatti il primo centro di grandi dimensioni a concretizzare la migrazione. Inoltre Cesena rappresenta il primo caso in assoluto in Italia di subentro ad ANPR in modalità sincrona, grazie al supporto e alle tecnologie garantite da Dedagroup.

L’annuncio di oggi arriva a conclusione di una elaborata fase di sviluppo dell’infrastruttura tecnologica e dei servizi a supporto del progetto, che ha visto il via nel novembre 2015 quando Cesena è stata inclusa nel novero dei Comuni pilota per Anpr.

“Passare da una anagrafe locale, su cui negli anni abbiamo implementato tantissime applicazioni e servizi, ad una banca dati unica nazionale rappresenta un delicato passaggio strategico per il nostro ente – spiega Alessandro Francioni, Dirigente Comune di Cesena, Settore Servizi al Cittadino e Innovazione Tecnologic – Se Cesena ha deciso di compiere questo passo non è solo per un mero adempimento normativo, ma perché crediamo che la condivisione delle informazioni tra tutti gli 8000 comuni italiani sia fondamentale per assicurare la conoscenza dei dati anagrafici in maniera puntuale e immediata, oltre che più semplice. ANPR è un progetto di vasta portata che ci ha posto e ci pone molte sfide, i cui benefici potranno essere percepiti pienamente quando tutti i comuni avranno provveduto al subentro”.

Importante sottolineare come Cesena sia la prima realtà italiana i cui sistemi IT potranno dialogare in maniera sincrona con Anpr, grazie alla piattaforma Civilia Next di Dedagroup, così da poter ottenere in tempo reale dati univoci e consistenti. Una modalità considerata come la più efficiente e adeguata nell’approccio al nuovo sistema di Anagrafe Nazionale.

“Per la connessione all’Anpr abbiamo optato per l’accesso in cooperazione applicativa tramite web service, poiché per noi è indispensabile poter continuare a utilizzare il nostro software gestionale che ha visto un’evoluzione tecnologica, da piattaforma client ad una cloud”, precisa Francioni.

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