Un avamposto digitale in ogni ministero, la strategia del governo per l'Italia 4.0 - CorCom

GOVERNANCE

Un avamposto digitale in ogni ministero, la strategia del governo per l’Italia 4.0

Nel Def prevista una figura “che sovraintenda alle iniziative digitali dei singoli enti e si coordini con le altre amministrazioni in una strategia di sviluppo unitaria”. Intanto si scalda la partita per la successione di Piacentini. E Bongiorno è pronta ad inglobare il Team digitale in Agid

05 Ott 2018

Federica Meta

Giornalista

Un avamposto digitale in ogni ministero. Nel Def si va disegnando la governance dell’innovazione: il documento mette in evidenza che “il settore pubblico deve avere un ruolo trainante nel trasformare il nostro Paese in una Smart Nation, ma è necessario che le politiche pubbliche in questo ambito siano tra loro pienamente integrate e coordinate”. Per questo motivo il Governo intende promuovere la creazione, all’interno di ogni Ministero, “di un avamposto digitale che sovraintenda alle iniziative digitali dei singoli Ministeri e si coordini con le altre Amministrazioni in una strategia di sviluppo unitaria”.

“È di vitale importanza per il Paese investire sull’innovazione e sulla tecnologia – si legge nella nota di aggiornamento al Def – per recuperare un gap consistente sul digitale, sull’offerta di servizi, sulla penetrazione della banda larga, seppure con differenze territoriali, e sulle competenze digitali”.

E’ probabile, stando a quanto risulta a CorCom, che questa figura vada a coincidere, in alcuni casi, con il responsabile alla transizione al digitale su cui Giulia Bongiorno sta richiamando all’ordine le PA.  La ministra della PA ha infatti adottato la circolare con la quale si sollecitano tutte le amministrazioni pubbliche a individuare  questa figura, come previsto dal Codice dell’amministrazione digitale. Si tratta di un ruolo previsto come obbligatorio dal Cad a partire dal 14 settembre 2016 ma che ad oggi risulta operativa solo in un numero limitato di amministrazioni.

“Con la circolare – si legge in una nota di Palazzo Vidoni – nella convinzione della centralità del ruolo del Rtd ai fini della trasformazione digitale dell’amministrazione e del pieno adempimento delle norme in materia di innovazione della pubblica amministrazione, si richiamano le amministrazioni a provvedere, con ogni opportuna urgenza, alla individuazione del Rtd preposto all’ufficio per la transizione al digitale e alla relativa registrazione sull’Indice delle pubbliche amministrazioni  (Ipa)”.

L’art. 17 del Cad stabilisce che ciascuna pubblica amministrazione sia tenuta ad affidare ad un unico ufficio dirigenziale, fermo restando il numero complessivo degli uffici, la “transizione alla modalità operativa digitale e i conseguenti processi di riorganizzazione finalizzati alla realizzazione di un’amministrazione digitale e aperta, di servizi facilmente utilizzabili e di qualità, attraverso una maggiore efficienza ed economicità” nominando appunto un Responsabile per la Transizione al Digitale (Rtd).

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Nel testo di legge si attribuiva alla struttura per l’organizzazione, l’innovazione e le tecnologie una serie di compiti di rilievo strategico. Tra i suoi compiti quello di analizzare la coerenza tra l’organizzazione dell’amministrazione e l’utilizzo delle tecnologie digitali, di ridurre i tempi e i costi dell’azione amministrativa e anche di promuovere le iniziative attinenti l’attuazione delle direttive impartite dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dal Ministro delegato per l’innovazione e le tecnologie.

Il nuovo Cad (ovvero la versione novellata del 2016) ne definisce invece la collocazione organizzativa e dispone che, con riferimento ai compiti relativi alla transizione alla modalità digitale, risponde direttamente all’organo di vertice politico dell’ente (nel caso dei Comuni al sindaco, ad esempio) o, in sua assenza, a quello amministrativo.

Il fatto che l’Rtd dipenda dall’organo politico “denota – spiegano da Palazzo Vidoni – la volontà del legislatore di ricondurre immediatamente al vertice dell’amministrazione la governance della transizione del Paese al digitale, attraverso la realizzazione di servizi pubblici rivisitati in un’ottica che ne preveda la piena integrazione con le nuove tecnologie e non più la giustapposizione di queste ultime alle esistenti forme di organizzazione”.

Intanto si scalda la partita sulla nomima del nuovo commissario al digitale. Diego Piacentini ha infatti teminato il suo mandato – è ancora in sella solo per occuparsi della questione del reddito di cittadinanza – e spunta il nome di Luca Attias, attuale numero uno dell’IT della Corte dei Conti, come suo successore. Al di là di chi sarà al timone del Team Digitale la questione più delicata riguarda il rapporto con Agid: le intenzioni della ministra sembrerebbero andare verso un inglobamento del Team Digitale nell’Agenzia, guidata da Teresa Alvaro, che tornerebbe a svolgere anche un ruolo di consulenza rispetto al ministro e non solo quello di ente tecnico.

L’intenzione della ministra è infatti operare in discontinuità con quanto fatto dai precedenti governo, lavorando “a misura” di PA e non considerando l’amministrazione italiana come una piattaforma unica su cui intervenire con grandi progetti così come aveva pensato Piacentini.

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