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L'INCHIESTA

Non solo Facebook. Lo scandalo dati si allarga a Google e Twitter. La Ue sul piede di guerra

Tajani convoca Zuckerberg. E la commissaria Jurova dà due settimane di tempo per chiarire la vicenda. Ma anche gli Usa hanno deciso di vederci chiaro: il Congresso vuole audire Pichai e Dorsey. Addio alla deregulation a stelle e strisce?

27 Mar 2018

Patrizia Licata

giornalista

Le ripercussioni dello scandalo Cambridge Analytica cominciano a travalicare i confini di Facebook per coinvolgere le altre piattaforme di Internet, a cominciare da Google e Twitter. Mentre si moltiplicano le inchieste dei regolatori nazionali su quanto accaduto ai 50 milioni di dati di utenti di Facebook finiti in mano della società di analisi politica britannica, il Congresso Usa e il Parlamento europeo sono pronti a indagare a tutto tondo sul trattamento dei dati personali da parte dei colossi hitech.

Il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani ha infatti convocato Mark Zuckerberg a testimoniare sul caso Cambridge Analytica; il Parlamento dell’Ue deciderà il 12 aprile come procedere ma un’opzione è invitare il Ceo di Facebook insieme ad altri rappresentanti di aziende online a una sessione plenaria in cui dovranno rispondere alle domande degli europarlamentari su come i social media usano i dati dei loro iscritti. Il Parlamento Ue potrà quindi adottare una risoluzione chiedendo alla Commissione europea di intervenire con misure concrete.

Sono molto preoccupato dalla presunta raccolta effettuata da Cambridge Analytica di informazioni estratte dai profili Facebook senza il consenso dell’utente”, ha affermato Tajani; “ciò pone gravi quesiti di natura etica sulle responsabilità delle piattaforme digitali più potenti. Questo incidente è molto più che un data breach“, ha continuato il presidente dell’Europarlamento, “è una violazione della fiducia del consumatore che rischia di minacciare il funzionamento stesso della democrazia. Ho invitato Mark Zuckerberg a fornire spiegazioni al Parlamento europeo perché noi abbiamo il dovere di difendere i diritti dei cittadini e assicurarci che siano informati, soprattutto su temi delicati come la protezione dei dati”.

Dall’Europa si muove anche la commissaria alla Giustizia Vera Jurova, che ha scritto una lettera al direttore operativo di Facebook, Sheryl Sandberg, chiedendo risposte  sul caso Cambridge Analytica “entro le prossime due settimane”. La Jurova vuole sapere con esattezza se anche cittadini europei siano stati coinvolti nel programma.

Sull’altra sponda dell’Atlantico, la Federal trade commission americana ha confermato di aver aperto un’inchiesta sulle policy di Facebook sui dati personali. L’ente federale indipendente, la cui missione è la difesa dei consumatori e la vigilanza antitrust, ha detto che “ha preso molto sul serio” le notizie sulla cessione e utilizzo dei dati degli iscritti al social network. L’indagine non sarà pubblica; tuttavia la Ftc ha fatto sapere che sarà svolta lungo due direttrici principali: il rispetto del Privacy Shield (l’accordo tra Usa e Ue sulla protezione dei dati personali trasferiti dall’Europa agli Stati Uniti) e il danno agli utenti americani con pratiche che violano l’Ftc Act, lo statuto dell’ente che protegge i consumatori.  Inoltre, se le notizie su Cambridge Analytica saranno confermate, Facebook ha palesemente disatteso l’ordine della Ftc cui ha aderito nel 2011 e che imponeva limiti alla raccolta dei dati che: ciò potrebbe costare all’azienda di Zuckerberg pesanti multe.  

Anche il Congresso degli Stati Uniti ha convocato il Ceo di Facebook, sia tramite l’Energy and Commerce Committee della Camera che tramite il Judiciary Committee del Senato. Quest’ultimo ha allargato la sua verifica a Google e Twitter, chiamando a deporre sul tema della privacy nei social media anche il Ceo di Google Sundar Pichai e il Ceo di Twitter Jack Dorsey. Per ora i nomi di Google e Twitter non sono stati associati a quello di Cambridge Analytica, ma il Congresso americano vuole vederci chiaro su come le piattaforme Internet trattano i dati personali e ha indicato non esiterà a imporre nuove regole alle aziende tecnologiche.

La commissione Giustizia al Senato Usa è la stessa che lo scorso anno ha messo sotto torchio i rappresentanti di Facebook, Google e Twitter sulla proliferazione delle fake news e la propaganda politica sulle loro piattaforme; questa volta l’audizione sarà dedicata “agli standard sulla privacy per la raccolta, la conservazione e la disseminazione di dati dei consumatori a uso commerciale” per tentare di capire quanti dati potrebbero essere oggetto di abusi e quanto è redditizio l’uso dei dati personali degli utenti per le piattaforme online.

Sul caso Cambridge Analytica sono state aperte indagini a livello nazionale in Italia, con l’Agcom che ha inviato a Facebook una specifica richiesta di informazioni circa l’impiego di data analytics per finalità di comunicazione politica da parte di soggetti terzi, in Uk  e in Germania.

Ieri a Wall Street la società di Mark Zuckerberg è arrivato a perdere oltre il 5%, ma i danni dello scandalo sul trattamento dei dati personali potrebbe assumere proporzioni giganti: il whisleblower di Cambridge Analytica Christopher Wylie, che già aveva svelato come la società britannica ha usato i dati degli utenti Facebook per favorire il supporto a Donald Trump negli Stati Uniti, ha detto in udienza col Digital, Culture, Media and Sport Committee del Parlamento britannico che il software usato per individuare elettori per il partito Repubblicano in vista delle elezioni presidenziali Usa 2016 si chiama Ripon ed è stato sviluppato dalla società canadese AggregateIQ per Cambridge Analytica per lavorare sui dati prelevati da Facebook. Sia Cambridge Analytica che AggregateIQ hanno per ora negato di aver avuto contatti.

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