Dati personali, il 46% degli italiani pronto a cederli alle aziende. In cambio di servizi di qualità - CorCom

IL REPORT

Dati personali, il 46% degli italiani pronto a cederli alle aziende. In cambio di servizi di qualità

Processi online più veloci e tariffe migliori i fattori chiave di crescita del business digitale. Emerge dal report Experian-Forrester che fotografa trend e sfide nel post-pandemia

09 Nov 2021

L. O.

I consumatori italiani disposti a condividere i propri dati con le aziende. A patto che le informazioni vengano utilizzate per offrire servizi migliori. Emerge dal report “2021 Business and Consumer Report” condotto da Forrester Consulting per conto di Experian nei settori fintech e e Tlc secondo cui il 46% dei consumatori italiani (rispetto al 43% complessivo in Emea) si dichiara disposto a permettere alle aziende di accedere alle loro informazioni finanziarie in caso di richiesta online quando vogliono accedere a un servizio.

Business online, come convincere i “riluttanti”

Non è comletamente rosea la situazione, però: un consumatore su 5 (in Italia il 22%, rispetto a un dato Emea del 21%) non è invece d’accordo. Tuttavia, molte delle persone inizialmente riluttanti sono disposte a riconsiderare la loro decisione in caso fosse chiaro lo scambio di valore. Nello specifico, il 37% degli italiani ci ripenserebbe se questo garantisse un processo di richiesta più veloce, e il 38% lo farebbe anche se, in cambio, potesse assicurarsi un tasso migliore o avere maggiore possibilità di accedere al credito.

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Spingere l’approccio digital first

“In questa fase di uscita dalla pandemia, la crescente diffusione di approcci digital-first sta modificando profondamente il modo in cui le aziende e i consumatori interagiscono tra loro”, spiega Armando Capone, Chief Commercial Officer di Experian Italia –. Si tratta di un cambiamento che rappresenta per i fornitori di servizi finanziari una significativa opportunità di posizionarsi ulteriormente come consulenti e gestori di fiducia dei dati personali, ma anche un forte richiamo nei loro confronti a fare le cose nel modo migliore”.

“I risultati di questo report – spiega ancora Capone – mostrano come le persone siano disposte a condividere i loro dati, a patto però che di ricevere informazioni corrette e complete e di avere chiaro cosa possono ricevere in cambio, come ad esempio un processo più breve, servizi o tariffe migliori. Le aziende che possono dimostrare il valore concreto offerto alle persone che acconsentono a condividere i loro dati sono destinate a crescere più rapidamente nel mondo digitale”.

La fiducia dei clienti

Il 50% degli intervistati italiani dichiara di fidarsi delle banche per i propri dati personali, con un valore più alto rispetto a datori di lavoro o governi. Tuttavia, c’è una disconnessione tra i punti di vista dei consumatori e delle imprese. Alla domanda se sono d’accordo con l’affermazione “i clienti si fidano del nostro uso dei loro dati per servirli meglio”, risponde positivamente ben l’85% delle imprese italiane di servizi finanziari.

Si tratta di una disparità, si legge nel report, che indica come si debba fare di più “per accrescere la fiducia dei consumatori e fornire una comunicazione più chiara sui benefici che derivano dalla condivisione dei dati”. Questo anche in virtù del fatto che il 62% degli utenti italiani dichiara oggi di preferire un processo di richiesta online piuttosto che di persona o al telefono.

Le stategie messe in atto dalle aziende

Il 74% delle aziende, stando al report, sta esplorando diversi tipi di set di dati per migliorare l’accuratezza delle capacità di analisi. In particolare il 59% delle organizzazioni ritiene di aver bisogno di più dati per alimentare le proprie esigenze analitiche e il 72% afferma di avere bisogno di dati più rilevanti per migliorare l’esperienza del cliente.

Il 64%, infine, sta dando la priorità agli investimenti su dati e capacità di analisi per migliorare la conoscenza dei propri clienti.

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