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LA SENTENZA

Il profilo Facebook passa agli eredi in caso di morte: la sentenza storica della Corte tedesca

I giudici federali si sono pronunciati sul caso di una quindicenne deceduta nel 2012, dando ragione ai genitori. I post pubblicati e i messaggi privati fanno parte dell’eredità. “Non c’è ragione di riservare un trattamento differenziato ai contenuti digitali”

12 Lug 2018

Giorgia Pacino

Il profilo Facebook passa in eredità. La Corte di giustizia federale tedesca ha stabilito che il social network debba fornire ai genitori di una ragazza morta nel 2012 i dati d’accesso all’account della figlia. Password, post pubblicati e messaggi privati si trasmettono alla madre, come le lettere e i diari della giovane. Secondo i giudici di Karlsruhe, l’account Facebook dev’essere considerato parte dell’eredità e non c’è ragione di riservare un trattamento differenziato ai contenuti digitali.

La sentenza interviene sul delicato problema della gestione dei dati personali dopo la morte degli utenti. A dire della Corte, “il contratto che riguarda l’account di un utente con un social network è trasferito agli eredi del detentore originario dell’account”. Gli eredi, in questo caso i genitori, “hanno diritto a rivendicare dall’operatore l’accesso all’account, compresi i dati della comunicazione”.

I giudici hanno accolto il ricorso della famiglia, da anni impegnata in una battaglia legale contro Facebook. Dopo la morte della quindicenne, finita sotto un treno della metropolitana cinque anni fa, i genitori hanno chiesto al social network di aver accesso ai dati e ai messaggi della figlia. Anche per far luce sulla sua scomparsa e capire se si sia trattato di un incidente o di un gesto deliberato. Il tribunale di primo grado di Berlino ha dato ragione ai genitori, stabilendo che il contratto di utenza di Facebook è da intendere coperto dalla legge sull’eredità, inclusi i contenuti digitali creati dalla ragazza. Aggiungendo che in ogni caso i genitori di un minore hanno diritto a sapere quando e con chi ha comunicato la figlia.

Nel 2017 la Corte d’appello ha invece concordato con Facebook che “la privacy nelle telecomunicazioni è garantita dalla legge fondamentale”, ovvero dalla Costituzione tedesca. Si sarebbe posto quindi il problema di tutelare la privacy di chi aveva inviato messaggi alla ragazza. Ora la Corte di giustizia federale ha affermato che “una persona che invia un messaggio può essere certa che Facebook lo farà pervenire solo all’account selezionato” come destinatario. Ma, proprio per il modo in cui funziona Facebook, “non vi è garanzia che solo il proprietario dell’account e non parti terze saranno messe al corrente dei contenuti dell’account”.

Prima di questa pronuncia, in caso di scomparsa dell’utente, gli eredi avevano a disposizione solo due opzioni: trasformare la pagina in un memorial, consentendo agli altri contatti di pubblicare post in bacheca senza aver accesso ai messaggi privati, o chiedere a Facebook di cancellare l’account. Adesso anche i dati personali entrano a far parte dell’asse ereditario. E, proprio come un diario privato, devono esser restituiti ai familiari.

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