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REGULATION

Privacy, Google & co vogliono un decalogo ad hoc “a tutela degli utenti”

Negli Usa la Internet Association e BSA-Software Alliance spingono per un quadro di riferimento federale che include la data portability, il consenso esplicito e i limiti sui dati sensibili. Ma per il Senato, che il 26 sttembre ascolterà le big tech sul tema, potrebbe non essere sufficiente

13 Set 2018

Patrizia Licata

giornalista

La Internet Association e la BSA-Software Alliance americane hanno proposto un nuovo quadro regolatorio nazionale per la difesa della privacy, con l’obiettivo, da un lato, di definire norme certe per la gestione e la tutela dei dati personali, dall’altro di influenzare il dibattito politico con una proposta condivisa dalle tech companies e dagli attori dell’economia digitale. La Internet Association include tra i suoi membri Google e Facebook, mentre della BSA fanno parte, tra gli altri, Microsoft e Oracle.

Le due associazioni di settore hanno presentato un quadro di riferimento in dieci punti che include il rispetto del principio della data portability, che permetterebbe ai consumatori di portare con sé le loro informazioni personali da un provider all’altro. Sarebbe inoltre necessario il consenso esplicito dei consumatori per l’utilizzo dei dati sensibili. I consumatori potranno domandare la modifica o cancellazione dei loro dati e dovranno sempre essere informati sugli scopi per cui tali dati sono raccolti.

Per il presidente della Internet Association, Michael Beckerman, le aziende che il gruppo rappresenta “riconoscono che la fiducia delle persone nelle piattaforme online è essenziale al successo di Internet” e che “è importante e necessario un miglioramento continuo sia dei prodotti che della regulation”. “E’ venuto il momento di modernizzare la nostra legge sulla privacy”, ha affermato la presidente di BSA, Victoria Espinel.

Lo Stato della California ha già approvato delle nuove e severe norme per il trattamento dei dati personali, ma per Internet Association e BSA occorre definire un quadro normativo nazionale che sia al di sopra di quelli dei singoli Stati Usa; il potere di controllo sull’applicazione delle norme e eventuali sanzioni in caso di violazione spetterebbe così alla Federal Trade Commission.

Per i paladini della privacy, però, il decalogo stilato dalle due associazioni di settore potrebbe non essere sufficiente, sottolinea l’agenzia di stampa Bloomberg. Le proposte di Internet Association e BSA rappresentano in alcuni casi misure “edulcorate” rispetto alle policy sulla privacy di singole grandi aziende, tra cui Facebook, che, anche alla luce di recenti scandali, ha reso il suo codice di condotta più stringente. Inoltre Common Sense, un gruppo che ha fatto campagna a favore della legge sul trattamento dei dati personali approvata in California, pensa che leggi a livello statali siano più efficaci di una sola legge su scala federale.

Il Senato americano (Committee on Commerce, Science, and Transportation) ha fissato per il 26 settembre un’audizione con i grandi gruppi hitech sui temi della privacy cui parteciperanno rappresentanti di Google, Twitter, Apple, Amazon e At&t. Sarà un’ulteriore occasione per charire la posizione dei colossi delle Tlc e del digitale e dar forma alla regulation americana sui dati personali. Il senatore  John Thune, Democratico del South Dakota, ha chiarito che il Congresso vuole trovare una formula che non danneggi l’innovazione ma risponda alla crescente esigenza di proteggere i consumatori e di allinearsi a quanto fatto sia in California che in Europa con il Gdpr.

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