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IL CASO

Privacy shield, aut aut dell’Europa a Trump: adeguamento entro ottobre o salta l’accordo

La commissaria alla Giustizia Vera Jourova in pressing sulla Casa Bianca: l’amministrazione Usa non ritiene la privacy una priorità, non vigila sul rispetto dello scudo e non ha nominato l’ombusdman. Intesa sulla circolazione dati a rischio dopo ottobre?

31 Lug 2018

Patrizia Licata

giornalista

Il Privacy Shield è in bilico: la Commissione europea punta il dito contro i ritardi nell’implementazione da parte degli Stati Uniti e lancia l’ultimatum – compliance entro tre mesi o l’accordo sul trasferimento dei dati personali tra Usa e Ue salta. La commissaria alla Giustizia Vera Jourova ha scritto al segretario al Commercio americano Wilbur Ross lamentandosi delle mancanze di Washington, che ancora non ha nominato il funzionario (ombudsman) che deve occuparsi di vigilare sugli adempimenti del Privacy Shield e sovraintendere alla gestione degli eventuali reclami da parte dei cittadini europei.

L’accordo sulla privacy permette a oltre 3.350 aziende di Usa e Ue di trasferire i dati dei loro cittadini – dalle informazioni personali alle foto e alle email – da una sponda all’altra dell’Atlantico. Lo Shield è stato concordato nel 2016 tra le due parti per sostituire il precedente Safe Harbor, invalidato dalla Corte di Giustizia europea dopo che l’ex consulente del governo Edward Snowden aveva portato alla luce come la maglie larghe della normativa avevano consentito una massiccia sorveglianza da parte della National security agency (Nsa) americana.

L’amministrazione Trump non ha certamente messo la compliance col Privacy Shield tra le sue priorità – il presidente americano è fortemente critico nei confronti delle politiche europee sulla protezione dei dati personali che creano vincoli al business dei colossi di Internet a stelle e strisce. Lo stesso segretario Ross ha più volte attaccato la “rigidità” delle norme europee che ostacolano l’attività delle imprese americane.

Bruxelles non è però intenzionata a cedere e in una lettera (visionata dal Financial Times) spedita dalla commissaria Jourova a Wilbur Ross a pochi giorni dalla visita a Bruxelles del segretario al Commercio americano si chiede che fine abbia fatto la nomina dell’ombudsman: “L’amministrazione Trump è in piedi già da due anni: gli stakeholder europei non vedono quale possa essere a questo punto il motivo del ritardo di questa nomina”, scrive la Jourova.

Il pressing dell’esecutivo Ue arriva a un mese dall’approvazione da parte del Parlamento europeo di una risoluzione che ha chiesto alla Commissione di invalidare il Privacy Shield dal primo settembre e fino a completa compliance degli Stati Uniti. La risoluzione era stata proposta dal Civil Liberties Committee dell’Europarlamento, il cui presidente e rapporteur Claude Moraes (S&D, Uk) ha affermato: “Il Privacy Shield nella sua forma attuale non fornisce un livello di protezione dei dati in linea con la legge dell’Ue”.

La Commissione europea ha messo in agenda a ottobre la seconda revisione annuale del Privacy Shield; la revisione dell’anno scorso si è chiusa con un’approvazione “con riserva”: lo scudo Ue-Usa per la privacy funziona ma la sua attuazione può essere migliorata, ha indicato l’esecutivo europeo. La stessa Jourova aveva dichiarato che “I trasferimenti transatlantici di dati sono vitali per la nostra economia, ma è necessario proteggere il diritto fondamentale alla privacy anche in uscita dall’Ue”, chiedeva “un monitoraggio proattivo e regole per verificare che le imprese rispettino gli obblighi imposti dallo scudo” e per scovare quelle “che millantano la partecipazione” e spingeva per la nomina “di un mediatore permanente dello scudo”.

La questione diventa ora più urgente alla luce del caso Facebook-Cambridge Analytica; la commissaria Jourova ha dichiarato al Financial Times che non sospenderà per ora l’accordo con gli Stati Uniti sul trasferimento dei dati personali, ma ha tutte le intenzioni insistere col segretario Ross affinché gli Usa accelerino sulla piena compliance rendendola una priorità dell’attuale amministrazione. L’Unione europea vuole la “certezza” che casi come quello di Facebook-Cambridge Analytica non siano più possibili sotto il Privacy Shield e esige che gli Stati Uniti dedichino ai temi della privacy la dovuta attenzione con un “senso di urgenza” che finora l’amministrazione Trump non ha mostrato.

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