IL CASO

Privacy Shield, Facebook: “Con stop a data transfer a rischio servizi in Europa”

In un lungo affidavit Yvonne Cunnane, responsabile data protection del social, replica duramente alla Commissione Privacy irlandese: “Così impossibile operare, siamo vittima di discriminazione”. Ma da Menlo Park assicurano: “Nessuna intenzione di uscire dal mercato europeo”

22 Set 2020

Patrizia Licata

giornalista

Troppe regole sulla protezione dei dati personali e un atteggiamento “discriminatorio” impediscono a Facebook in Europa di condurre la sua attività. Tanto che il social media potrebbe arrivare a chiudere la sua piattaforma in Unione europea lasciando “a secco” i 410 milioni di utenti che usano Facebook e Instagram.

È quanto si legge nel documento depositato dall’azienda americana in un tribunale di Dublino, dove ha sede la Data protection commission (Dpc). Facebook afferma che l’ingiunzione preliminare emanata lo scorso mese dalla Dcp costringerebbe il social e la sua app di photo-sharing a chiudere i battenti in Europa. L’ingiunzione della commissione privacy irlandese ha chiesto a Facebook di interrompere il trasferimento dei dati dei clienti europei verso i server con sede negli Stati Uniti per timori di un’azione di “spionaggio” da parte del governo Usa.

Facebook ha presentato ricorso contro la decisione della Dpc, per ora in stand-by. Ma se la decisione sarà confermata “non è chiaro come potremo, in queste circostanze, continuare a fornire in Ue i servizi di Facebook e Instagram”, ha scritto Yvonne Cunnane, head of data protection and associate general counsel di Facebook Ireland, in una dichiarazione giurata.

“Facebook presa di mira in modo sleale”

Nell’affidavit depositato questa settimana la direttrice della data protection di Facebook Ireland lancia gravi accuse contro la commissione irlandese sulla privacy. Per la Cunnane, infatti, la Dpc ha un atteggiamento discriminatorio nei confronti di Facebook, unica azienda americana presa di mira per la questione del trasferimento dei dati.

“Questo ci fa pensare che Facebook non viene tratta in modo uguale alle altre aziende“, secondo Cunnane. “Se siamo solo noi oggetto di indagine e solo a noi viene ordinato lo stop del trasferimento dei dati verso gli Usa, ciò creerebbe gravi distorsioni della concorrenza“.

La Cunnanne afferma ancora che la decisione  della Dcp è stata presa “solamente” da Helen Dixon, Data protection commissioner dell’Irlanda. “Il fatto che una sola persona sia responsabile di un intero processo suscita le preoccupazioni di Facebook”, ha affermato la top manager del social network, perché indicherebbe un’inadeguatezza dell’indagine compiuta e una mancanza di indipendenza e obiettività nella decisione presa.

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Inoltre, a Facebook sono state concesse solo tre settimane per rispondere alla decisione della Dpc, un periodo di tempo “evidentemente inadeguato”; Facebook, ha aggiunto la Cunnanne, è venuta a conoscenza dell’inchiesta della commissione irlandese solo al momento della pubblicazione dell’ingiunzione.

Data transfer essenziale al business di Facebook

Né la Dpc irlandese né Facebook hanno per ora commentato la notizie riportate da Vice. Da Menlo Park hanno tuttavia fatto sapere che Facebook non ha alcuna intenzione di forzare il regolatore a modificare la sua decisione tramite la minaccia dell’oscuramento dei suoi servizi.

“Facebook non sta minacciando di uscire dall’Europa”, ha dichiarato un portavoce di Menlo Park. Semplicemente, il ricorso in tribunale e l’affidavit sottolineano come “Facebook, e molte altre aziende, si fondano sul trasferimento dei dati tra Ue e Usa per poter gestire i loro servizi”.

L’intero modello di business di Facebook dipende dal poter trasferire facilmente e velocemente dati nel mondo per portare agli utenti ads sempre più mirate e personalizzate. Interrompendo questo flusso di dati l’Ue minaccia i guadagni di Facebook, come dimostrano i toni sempre più accesi assunti dal contenzioso legale in Irlanda.

Tuttavia il “blackout” dei servizi in Europa è senza senso, sottolinea Michael Veale, ricercatore della University College London esperto di privacy: “L’idea che Facebook si ritiri dal mercato europeo è assurda”, una vuota minaccia che serve all’azienda solo a dare più forza al proprio punto di vista.

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