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L'INTERVENTO

Privacy, Zuckerberg: “La Gdpr varrà per Facebook solo in Europa. Non certo nel resto del mondo”

Gli utenti Usa rimarrano fuori dalle garanzie assicurate dal regolamento Ue: il Ceo del social network non adotterà la normativa come standard internazionale. I paladini della privacy pronti a dare battaglia

04 Apr 2018

Patrizia Licata

giornalista

Il Gdpr non diventerà lo standard internazionale per la protezione dei dati personali su Facebook: lo ha chiarito Mark Zuckerberg in un’intervista con l’agenzia di stampa Reuters in cui ha detto di essere d’accordo con “lo spirito” del nuovo Regolamento europeo sulla privacy, ma che le regole dell’Ue non varranno per il social network su scala globale.

Zuckerberg ha spiegato che la sua azienda sta lavorando su una “versione Facebook” del Gdpr tale da funzionare in tutti i paesi del mondo: alcune delle garanzie previste in Europa saranno inserite anche nella nuova privacy policy del social network e varranno per tutti i 2,2 miliardi di iscritti; altre parti del Gdpr non saranno incorporate. Quali? Zuck non ha specificato e si è limitato a dire che “Stiamo ancora definendo i dettagli, ma, nello spirito e nelle intenzioni, il Regolamento Ue sarà rispettato per intero”. Insomma, un sì solo parziale al Gdpr – del resto, la nuova severa normativa europea sulla raccolta e il trattamento dei dati personali vale solo per i dati dei cittadini Ue. Ma per gli osservatori americani questo equivale a dire che gli utenti Usa di Facebook si troveranno meno tutelati di quelli europei.

Alcune aziende statunitensi, tra cui Apple, stanno cercando di piazzarsi a distanza di sicurezza da Facebook e dal datagate e hanno fatto sapere che applicheranno le stesse garanzie e diritti previste dal Gdpr anche ai cittadini degli Stati Uniti e di altri paesi. Il Ceo di Apple Tim Cook, desideroso anche di contenere le ripercussioni che lo scandalo Cambridge Analytica sta avendo sulle quotazioni dei titoli tecnologici a Wall Street, è intervenuto chiarendo che Apple ha scelto di non monetizzare i clienti “come se fossero i nostri prodotti”, perché “non vogliamo mettere le mani sulla vita privata delle persone: la privacy è un diritto umano, una libertà civile”.

Il Gdpr è stato attaccato da gran parte del mondo politico e imprenditoriale americano come un eccesso di regulation che ostacola l’innovazione e limita i modelli di business ma, alla luce delle emergenze fake news, furto o utilizzo dei dati senza consenso anche allo scopo di manipolare l’opinione pubblica, adesso appare più che mai un baluardo necessario. I gruppi americani che difendono la privacy, tra cui il Center for Digital Democracy di Washington, stanno facendo pressione affinché le garanzie dell’Ue diventino standard globale e valgano anche per le aziende della Silicon Valley come Facebook e Google. Secondo l’American Civil Liberties Union of California non dovrebbe essere difficile estendere i parametri del Gdpr ad altri paesi del mondo, perché ovunque esiste già una forma di protezione dei dati personali che con le regole europee verrebbe solo rafforzata. “Le promesse delle aziende non ci rassicurano, la legge vale di più”, dicono dall’associazione californiana.

Zuckerberg non condivide: “La gran parte dei nuovi requisiti sulla privacy sono già a disposizione da anni per gli iscritti a Facebook in tutto il mondo”, ha detto all’agenzia Reuters.

Tuttavia quando il Gdpr entrerà in vigore (il 25 maggio) Facebook e le altre aziende che raccolgono e usano i dati personali in Ue dovranno essere più accurate nello spiegare come usano quei dati e dovranno sempre ottenere il consenso all’utilizzo. I cittadini dell’Ue avranno anche il diritto di trasferire i loro dati verso social network rivali di Facebook. Gli analisti di mercato pensano che i nuovi vincoli incideranno sulle entrate pubblicitarie di Facebook perché probabilmente ridurranno il valore delle ads che l’azienda può vendere, in quanto sarà più difficile renderle mirate e personalizzate. “I dati sono il centro del business di Facebook e il social network non ha ancora un piano convincente per la compliance”, commentano da Pivotal Research.

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