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SILICON VALLEY

Scandalo dati, Google si salva dai riflettori privacy. Ma ancora per poco

Dopo Facebook, politici e regolatori Usa pronti a concentrarsi sul colosso di Mountain View, non coinvolto dal caso Cambridge Analytica. Ma che rappresenta agli occhi del Congresso un monopolio da spezzare. Tutte le tech companies potrebbero finire nel mirino

12 Apr 2018

Patrizia Licata

giornalista

Datagate, il prossimo capitolo si chiama Google. Secondo gli osservatori di mercato americani, lo scandalo sui dati che ha travolto Facebook lascerà ancora per poco fuori dal radar il colosso di Mountain View. Al momento l’attenzione di politici, regolatori, analisti e consumatori si è riversata sul social network di Mark Zuckerberg. Sulla griglia però Google dovrà finir presto, scrive il Washington Post, perché il colosso della ricerca, dei telefoni Android e della pubblicità online “raccoglie molti più dati degli utenti rispetto a Facebook e raggiunge parti delle loro vite che Facebook nemmeno si sogna”.

Quali siti abbiamo visitato nella nostra navigazione Internet, quali parole abbiamo cercato sul motore di ricerca, i luoghi e i locali che abbiamo visitato, i nostri appuntamenti – Google sa molto di noi. Ed è un “colosso industriale” dalle mille attività: Gmail, Mappe, Android, YouTube, le applicazioni per la smart home (Nest), i sistemi di intelligenza artificiale (DeepMind), persino le auto autonome (Waymo). Se negli anni dell’amministrazione Obama Google era il simbolo dell’innovazione americana, per l’amministrazione Trump è un monopolio che influenza la vita economica e politica americana.

Anzi, ora sono anche i Democratici all’opposizione a fare fuoco sulla Silicon Valley e il datagate potrebbe essere l’occasione per i politici americani per riprendere in mano il “dossier Google” e trascinare sotto i riflettori tutti i colossi tecnologici. “Qui non si tratta solo di Facebook”, ha detto a inizio settimana il Senatore Bill Nelson (Democratico della Florida). Zuckerberg è la punta dell’iceberg. Tutti questi siti e queste app che raccolgono dati personali sono solo un altro modo per violare la nostra privacy“. In seguito alla scandalo Cambridge Analytica, i top executive di Google erano stati invitati a deporre sull’uso e eventuale abuso dei dati personali ma il Senato ha poi deciso di concentrarsi solo su Facebook.

Google ha un potere molto maggiore di Facebook perché “la portata del suo business è più grande”, ha detto Wolfie Christl del think tank Cracked Labs che si occupa di diritti digitali; su tracciamento e profilazione, secondo Christl, nessuno batte Google. “I nostri utenti possono sempre controllare come sono usati i loro dati, diamo grande importanza alla protezione dei dati personali”, ha replicato un portavoce di Google al Washington Post. Alcuni analisti concordano: per ora Big G, osserva Brian Wieser di Pivotal Research Group, “è riuscita meglio a gestire i dati che raccoglie e ad assicurarsi di essere allineata alle norme sulla privacy“. Google, infatti, per ora non è coinvolta nel caso Cambridge Analytica, ma non va dimenticato che, come Facebook e Twitter, è entrata nell’inchiesta del Congresso Usa sull’ingerenza di attori russi nella campagna per le elezioni presidenziali 2016 tramite l’acquisto di ads politiche. Per questo ora molti sono pronti a scommettere che il prossimo obiettivo dei politici Usa punterà su Mountain View.

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