sostenibilità
Cos'è la green economy e come si relaziona allo sviluppo sostenibile?
La green economy è un'economia della sostenibilità basata sulla riduzione delle emissioni di carbonio, efficiente nell'uso di risorse rinnovabili e socialmente inclusiva. Il termine è stato coniato nel 1989 nel saggio "Blueprint for a Green Economy" da David Pearce, Anil Markandya e Edward Barbier. Secondo l'UNEP (UN Environment Program), rappresenta il "miglioramento del benessere umano e dell'equità sociale, riducendo significativamente i rischi ambientali e la scarsità ecologica". La principale differenza con lo sviluppo sostenibile riguarda l'area di interesse: mentre lo sviluppo sostenibile è orientato alla società, l'ambiente, la cultura e l'economia, la green economy si concentra principalmente sull'aspetto economico dello sviluppo sostenibile. Non lo sostituisce, ma crea una nuova attenzione su economia, investimenti, capitale, infrastrutture, occupazione e risultati socio-ambientali positivi.
FAQ generata da AI
Quali sono i cinque pilastri di una strategia IT sostenibile secondo Cisco?
Secondo Cisco, i cinque pilastri di una strategia IT sostenibile sono: 1) La sostenibilità by design, che considera l'intero ciclo di vita e applica principi di progettazione circolare; 2) Un procurement responsabile, che coinvolge i fornitori per allineare le ambizioni "net zero"; 3) L'ottimizzazione operativa, per utilizzare nel modo migliore e più sostenibile gli asset; 4) Il recupero e riuso degli asset, facilitando il riutilizzo e il riciclo dei prodotti; 5) La gestione dell'energia, utilizzando direttamente nell'operatività energia pulita e favorendo l'uso intelligente dell'energia in tutte le infrastrutture. Questi pilastri formano un framework completo che guida le azioni di sostenibilità IT, coinvolgendo tutti gli attori: dalla supply chain ai team di progettazione, dalla logistica al procurement.
FAQ generata da AI
Come può la tecnologia digitale supportare la sostenibilità ambientale?
La tecnologia digitale supporta la sostenibilità ambientale attraverso l'efficientamento dei processi mediante la raccolta di dati per il monitoraggio, tracciamento e analisi che migliorano l'efficienza produttiva ed energetica. Secondo una ricerca commissionata da Google Cloud, l'89% dei CEO italiani ritiene che la tecnologia sia la chiave di volta della green evolution. Il 44% dei vertici aziendali afferma che la tecnologia consentirà lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi più sostenibili, mentre uno su tre la ritiene strumento chiave per la misurazione dell'impatto delle iniziative adottate. Le soluzioni digitali consentono inoltre di creare nuovi modelli di business circolari, abbandonando l'approccio lineare "take-make-dispose" in favore di un paradigma "reuse-remake-recycle". La digitalizzazione è considerata il vero fattore abilitante allo sviluppo di un'economia circolare.
FAQ generata da AI
Quali sono le principali sfide che le aziende affrontano nell'implementare iniziative di sostenibilità?
Una delle sfide principali che le aziende affrontano nell'implementare iniziative di sostenibilità è la mancanza di strumenti di misurazione per valutare l'impatto delle proprie pratiche sostenibili. A livello globale, il 64% dei dirigenti non ha adottato strumenti di misurazione per valutare l'impatto delle proprie pratiche sostenibili, e tra quelli che hanno introdotto delle metriche, solo il 17% sta utilizzando i dati raccolti per ottimizzare le prestazioni. In Italia, quasi un'azienda su 5 (19%) non ha alcun sistema di misurazione che le permetta di calcolare il proprio impatto ambientale e di agire per migliorarlo. Inoltre, secondo il Global Sustainability Barometer, sebbene l'85% delle aziende attribuisca un elevato livello di importanza strategica al raggiungimento dei propri obiettivi di sostenibilità, solo il 16% ha integrato la sostenibilità nelle proprie strategie e dati, evidenziando un gap significativo tra intenzioni e implementazione concreta.
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Quali sono i modelli di business per un'azienda sostenibile oltre all'aspetto ambientale?
Secondo uno studio condotto dal Dipartimento di Management dell'Università Ca' Foscari Venezia, esistono cinque modelli di business sostenibili che riguardano i principali stakeholder di un'azienda: 1) Well-being, focalizzato sul benessere dei lavoratori (adottato dal 41% delle imprese analizzate); 2) Green & circular, incentrato sulle tematiche ambientali (27%); 3) Society Intimacy, che coinvolge territori e comunità attraverso reti e iniziative (20%); 4) Social Need, orientato all'innovazione di prodotti o servizi in ambito di sostenibilità sociale/ambientale (8%); 5) Fair Trade, che considera la filiera come driver strategico di cambiamento e impatto positivo (5%). Questi modelli offrono una metodologia strategica alla sostenibilità, personalizzata e innovativa, con obiettivi di lungo periodo che considerano tanto l'impatto positivo per ambiente e società, quanto per l'impresa stessa.
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Come possono le infrastrutture di rete diventare più sostenibili?
Le infrastrutture di rete possono diventare più sostenibili attraverso diverse strategie chiave. L'efficienza energetica rappresenta la prima leva, con tecnologie come reti software-defined e virtualizzate che consentono un uso più razionale delle risorse. L'alimentazione con fonti energetiche rinnovabili è un altro pilastro fondamentale, con operatori come Open Fiber che acquistano il 100% di energia elettrica da fonti rinnovabili. L'approccio circolare è cruciale per ridurre l'impatto dei materiali, attraverso il riutilizzo di apparecchiature di rete dismesse e la progettazione di prodotti più facili da riparare e riciclare. Anche la progettazione urbanistica delle reti gioca un ruolo determinante, con la condivisione delle infrastrutture tra operatori e l'integrazione delle antenne nel paesaggio urbano. Queste strategie non solo riducono l'impatto ambientale ma possono anche generare significativi risparmi operativi.
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Qual è il ruolo dell'intelligenza artificiale nella sostenibilità ambientale?
L'intelligenza artificiale gioca un ruolo fondamentale nella sostenibilità ambientale, in particolare nei Green Data Center, dove analizza i sistemi e ottimizza l'energia, distribuendo in maniera sistematica le risorse e riducendo gli sprechi. I modelli di AI apprendono dai dati e mettono in relazione i modelli di consumo energetico con carichi di lavoro e temperatura, stabilendo così modelli predittivi che contribuiscono a rendere più efficienti queste infrastrutture digitali. Tuttavia, come evidenziato da HPE, per ridurre davvero l'impatto ambientale dell'intelligenza artificiale non basta alimentare i data center con energie rinnovabili: serve ripensare dati, software, hardware e strategie energetiche lungo l'intero ciclo di vita dei modelli. L'efficienza dei dati e del software sono elementi chiave spesso trascurati, come la quantizzazione che riduce il carico computazionale diminuendo la precisione del modello quando un'accuratezza estrema non è necessaria.
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Cosa si intende per Twin Transition e come collega digitale e sostenibilità?
La Twin Transition è un concetto sviluppato dall'Unione Europea che incentiva lo sviluppo sinergico di soluzioni che favoriscano sia la transizione verde che la transizione digitale. Questo approccio riconosce che le due transizioni sono interconnesse e possono rafforzarsi a vicenda. L'utilizzo di soluzioni digitali per affrontare la transizione verde delle aziende è un esempio concreto di questo concetto, che è centrale nell'azione degli stati e nei percorsi trasformativi dei sistemi energetici. Secondo Cisco, questa doppia transizione si articola su due binari: "Green IT" (rendere più sostenibile l'IT stesso) e "IT for Green" (utilizzare l'IT per rendere più sostenibili altri settori). La Twin Transition rappresenta quindi una visione integrata in cui l'innovazione digitale non è più solo un elemento di efficienza economica, ma un asset strategico nella gestione della sostenibilità.
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Come possono le aziende misurare e monitorare i loro progressi in termini di sostenibilità?
Le aziende possono misurare e monitorare i loro progressi in termini di sostenibilità attraverso l'adozione di strumenti digitali che rendono ogni azione tracciabile, verificabile e migliorabile nel tempo. Secondo il Global Sustainability Barometer di Kyndryl e Microsoft, è fondamentale creare una base di dati integrata che preveda una gestione semplificata per facilitare decisioni informate. Tuttavia, solo il 15% delle aziende è attualmente in grado di fornire ai propri dipendenti dashboard di sostenibilità in tempo reale. L'uso di questi strumenti dovrebbe espandersi al di là della semplice reportistica, includendo analisi predittive che valutino i rischi connessi agli obiettivi di Scope 3, prevedano il consumo di energia e anticipino potenziali rischi come le catastrofi naturali. Il 61% delle aziende utilizza già l'intelligenza artificiale per monitorare l'uso dell'energia, ma solo il 34% sfrutta i dati attuali per prevedere il consumo energetico futuro, evidenziando un ampio margine di miglioramento.
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Quali sono le opportunità di internazionalizzazione per le aziende italiane legate alla sostenibilità?
Le opportunità di internazionalizzazione per le aziende italiane legate alla sostenibilità sono significative e variegate a seconda dei mercati target. Il Digital Sustainability Atlas, realizzato da Assocamerestero e Unioncamere, fornisce una mappatura dettagliata delle peculiarità di 51 Paesi nel mondo riguardo sostenibilità e digitalizzazione. In Europa emergono alti livelli di interazione digitale e forte sensibilità alla trasparenza, con particolare attenzione alla circolarità e al riciclo dei materiali nei Paesi del Nord. L'Asia mostra una fortissima propensione all'e-commerce, con la Cina che genera il 50% delle transazioni mondiali. Nord America e Oceania registrano un'ampia diffusione di impianti per energie rinnovabili, mentre in Centro e Sud America l'approccio alla sostenibilità ambientale è ancora in fase iniziale. Il Medio Oriente e l'Africa mostrano crescente interesse per la sostenibilità sociale. Questa conoscenza delle specificità locali permette alle aziende italiane di orientare meglio le proprie strategie di posizionamento sui mercati esteri.
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