Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

MOBILE

Affondo dell’Ftc contro Qualcomm: “Monopolio nel mercato dei chip, 5G a rischio”

Le arringhe finali della causa intenata dalla Federal Trade Commission contro l’azienda. Che però non ci sta: “Abbiamo promosso la concorrenza e la crescita dell’intera economia mobile”. Ora si attende la sentenza del giudice

30 Gen 2019

Patrizia Licata

giornalista

La causa antitrust intentata due anni fa dalla Federal trade commission americana contro il colosso dei chip Qualcomm è arrivata alle arringhe finali. L’ente federale, che ha la doppia funzione di vigilanza sulla concorrenza di mercato e tutela dei consumatori, accusa Qualcomm di aver instaurato un monopolio di fatto nei chip, imponendo termini onerosi per le licenze d’uso delle sue tecnologie, danneggiando le aziende rivali e causato un aumento dei prezzi finali dei dispositivi mobili. Qualcomm ribatte di aver usato le royalty per la ricerca e sviluppo, favorendo l’intero ecosistema mobile, e di aver stimolato la concorrenza. Le due parti hanno presentato ieri le arringhe finali nel tribunale della Ftc a San Jose, California.

Per vincere la causa, la Ftc ha l’onere della prova: deve dimostrare non solo che Qualcomm detenga un potere di mercato, ma che lo abbia effettivamente usato per imporre royalty esose ai produttori di cellulari. La Ftc deve dimostrare anche il danno ai concorrenti dei chip e che tale comportamento può proseguire nel futuro danneggiando il mercato.

E’ quanto ha cercato di fare la legale dell’Ftc, Jennifer Milici, nella sua arringa, affermando che Qualcomm ha usato il potere di mercato nei chip 3G e 4G per costringere produttori come Apple a firmare accordi di licenza che prevedevano royalty molto alte. Se nessuno interviene, accadrà lo stesso con i chip 5G, sostiene l’accusa.

Qualcomm ha replicato che la Ftc “non si è avvicinata all’assoluzione dell’onere della prova in questo caso. Tutte le prove concrete presentate al processo hanno dimostrato come gli anni di investimento in R&S e innovazione di Qualcomm abbiano promosso la concorrenza e la crescita dell’intera economia mobile a vantaggio dei consumatori di tutto il mondo”, secondo quanto ha affermato Don Rosenberg, executive vice president e general counsel di Qualcomm. “I costi associati ai nostri contratti di licenza – definiti molto prima che iniziassimo il business dei chip e riconfermati più e più volte – riflettono in modo equo e accurato il valore del nostro portafoglio di brevetti. La tecnologia di Qualcomm è stata la base di un settore fiorente e competitivo”.

Spetta alla giudice Lucy Koh decidere chi ha ragione. Non sarà facile e la Koh ha già fatto sapere che le serve tempo per la sentenza, forse oltre la metà di febbraio, perché le prove e le testimonianze sono numerose.

In gioco per Qualcomm c’è il suo stesso modello di business: il chipmaker possiede molti brevetti essenziali per le tecnologie mobili e le royalty sono un’entrata vitale. Agli occhi della Ftc, però, tali royalty sfruttano in modo sleale il patrimonio dei brevetti a danno della concorrenza e dei consumatori.

Nel corso del dibattimento il giudice ha ascoltato le testimonianze delle rivali dei chip Intel e Samsung, le quali – riporta il sito Gizmodo – hanno elogiato la qualità e la portata innovativa dei prodotti Qualcomm ma anche sostenuto che l’azienda di San Diego ha abusato del potere derivante dalla proprietà intellettuale con pratiche commerciali scorrette, dalle royalty onerose all’obbligo per i produttori di cellulari di rifornirsi solo da Qualcomm. Qualcomm si sarebbe anche rifiutata di dare in licenza i brevetti essenziali (i cosiddetti Sep, Standard essential patents) a condizioni eque (Frand, ovvero Fair, reasonable, and non-discriminatory).

Della questione si è occupata anche l’antitrust dell’Ue che a gennaio 2018 ha sanzionato Qualcomm per 997 milioni di euro per aver pagato Apple per l’utilizzo esclusivo dei suoi chip a danno del principale competitor Intel e degli altri produttori. A luglio l’Antitrust Ue ha aperto un nuovo fascicolo sull’azienda dei chip statunitense accusandola della vendita di chipset sottocosto a danno di Nvidia Corp e del produttore software britannico Icera.

Separatamente Apple ha fatto causa a Qualcomm per i termini di licenza considerati vessatori. A sua volta Qualcomm ha fatto causa ad Apple sostenendo che abbia violato alcuni suoi brevetti (riportando una vittoria in Cina mentre in Germania l’esito della disputa resta incerto). A settembre Qualcomm ha accusato Apple di averle sottratto segreti commerciali e di averli condivisi con la rivale dei chip Intel.

Qualcomm ha anche chiesto alla Ftc negli Stati Uniti di vietare l’importazione di una serie di modelli di iPhone per violazione dei suoi brevetti; per ora le autorità americane non si sono pronunciate a favore del chipmaker di San Diego.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 4