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STRATEGIE

Crisi Apple, taglio del 10% alla produzione di iPhone

Interessati tutti i nuovi modelli lanciati sul mercato in autunno. Nel primo trimestre 2019 verranno realizzati 40 milioni di smartphone contro i 47 milioni previsti. Diventa top secret il numero di cellulari consegnati

09 Gen 2019

Nuovo segnale della crisi Apple. L’azienda ha tagliato del 10% i piani di produzione dei nuovi iPhone nel primo trimestre. Lo riferisce il quotidiano economico giapponese Nikkei. L’indiscrezione arriva dopo che, una settimana fa, la compagnia ha corretto al ribasso le previsioni sui ricavi del quarto trimestre anche a causa di un rallentamento di vendite di iPhone. A fine dicembre Apple ha chiesto ai fornitori di ridurre la produzione di smartphone tra gennaio e marzo, scrive il quotidiano, evidenziando che si tratta del secondo taglio produttivo deciso in due mesi.

La riduzione interessa tutti i nuovi modelli di iPhone lanciati sul mercato in autunno: XS, XS Max e XR. Nel complesso, tra modelli nuovi e vecchi, Apple produrrà 40-43 milioni di iPhone tra gennaio e marzo, contro 47-48 milioni precedentemente pianificati. A confronto, nel primo trimestre 2018 Apple ha venduto 52,21 milioni di iPhone. La compagnia di Cupertino nei mesi scorsi ha reso noto che, a partire dal trimestre appena concluso, non comunicherà più i dati sul numero di iPhone consegnati.

Ma qualcosa di positivo potrebbe configurarsi all’orizzonte sul fronte dei negoziati commerciali tra Usa e Cina. In un’intervista rilasciata ieri il Ceo Tim Cook ha detto di sentirsi “ottimista”: il titolo Apple ha guadagnato l’1,9% a 150,75 dollari.

E a proposito di Cook, escono i numeri della sua remunerazione complessiva che nell’esercizio 2018 è cresciuta per il secondo anno di fila arrivando a 15,7 milioni di dollari, il 22% sul 2017 e corrispondente a 283 volte il compenso mediano di un dipendente dell’azienda, pari a 55.426 dollari. Quest’ultima cifra e’ lontana dai 240.430 dollari guadagnati da chi lavora in Facebook e dai 197mila di chi e’ assunto da Alphabet. Lo stipendio medio in Apple è frenato dalla forza lavoro enorme impiegata nei negozi del gruppo cosi’ come quello in Amazon, pari a 30mila dollari, è dovuto al vasto numero di persone che lavorano nei magazzini e nei centri di smistamento del colosso del commercio elettronico.

Nell’anno fiscale da record chiuso alla fine dello scorso settembre, prima dell’inizio del trimestre di cui il gruppo la settimana scorsa ha tagliato le guidance sui ricavi per la prima volta in 15 anni, Tim Cook ha portato a casa compensi soprattutto in contanti. Stando a un documento depositato ieri presso la Securities and Exchange Commission, nell’anno in cui Apple conquisto’ per prima in Usa una capitalizzazione da mille miliardi di dollari, Cook ha incassato 3 milioni di dollari di stipendio e 12 milioni di dollari di bonus sempre in contanti. Dal file è emerso che nell’esercizio ci sono stati oltre 294mila dollari di costi per i viaggi personali di Cook su jet privati, il cui uso e’ richiesto dall’azienda per tutti i trasferimenti inclusi quelli non lavorativi.

Altri 310.981 dollari sono stati in spese per la sicurezza del top manager. Il 58enne Cook, al vertice di Apple dal 2011, è stato premiato per avere messo a segno risultati superiori ai target aziendali. Dal trimestre iniziato a ottobre la musica è cambiata, come dimostrato dal raro taglio delle guidance dovuto a un rallentamento peggiore delle stime in Cina. Ieri in una intervista a Cnbc, Cook ha detto che Apple “non e’ mai stata meglio” e che è ottimista per i negoziati commerciali tra Usa e Cina. Il titolo Apple ha guadagnato l’1,9% a 150,75 dollari.

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