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AZIENDE

Google battezza le unit Wing e Loon: “promossi” i business dei droni e delle “mongolfiere”

I due progetti escono dal laboratorio sperimentale X e diventano due spin-off: Wing per i droni che consegnano merci e medicine e Loon per i palloni aerostatici che connettono a Internet le aree remote in collaborazione con le telco mobili. Più vicino il lancio di servizi commerciali

12 Lug 2018

Patrizia Licata

giornalista

Per Alphabet, la capogruppo di Google, i business dei droni che consegnano merci e dei palloni che connettono a Internet non sono più pura sperimentazione: il colosso di Mountain View li ha promossi portandoli fuori dal laboratorio X e trasformandoli in unit indipendenti, o spin-off, come già fatto per Waymo, la società del gruppo dedicata alla guida autonoma. Sono 14 le unit riunite sotto l’ombrello Alphabet – tra cui la maggiore e la più nota è ovviamente Google: a loro si uniscono adesso anche Wing (droni) e Loon (palloni).

“Quello che sembrava impossibile si dimostra invece possibile”, ha commentato Astro Teller, che dirige il laboratorio X di Alphabet. Idee e sperimentazioni che possono sembrare pura follia trovano posto nel lab, ma ora, sottolinea Teller, Loon e Wing non hanno più niente di pazzesco, sono un business reale.

La unit dei droni, Wing, ha costruito droni da circa 5 chili con ali fisse che permette loro di spostarsi e planare verso la destinazione e 12 rotori per tenersi fermi sopra il punto di arrivo – una casa, un ufficio – e effettuare la consegna. Wing ha testato il suo drone in Australia l’anno scorso per la consegna di medicinali e take-away messicano a clienti che avevano fatto l’ordinazione via app mobile. Google – o meglio X – ha cominciato a sperimentare i suoi droni nel 2012, con risultati altalenanti, ma la promozione a una unit separata indica che i progressi compiuti sono giudicati soddisfacenti.

Gli ostacoli, nota oggi il NYTimes, sono soprattutto regolatori; tuttavia negli Stati Uniti la Federal Aviation Administration ha cominciato ad autorizzare i test dei droni per le consegne e Wing condurrà un programma pilota in Virginia. Wing, inoltre, sviluppa anche software, da cui si aspetta di produrre una porzione consistente del suo business: il software serve a guidare i droni in automatico controllando il traffico aereo e garantendo l’adeguamento alle norme.

L’altra unit di Alphabet, Loon, costruisce palloni aerostatici per collegare a Internet aree remote o isolate da disastri naturali. I palloni di Loon navigano seguendo le correnti nella stratosfera, a circa 13 miglia di altitudine, e si fermano in gruppi (cluster) nelle destinazioni. “Continueremo a collaborare con gli operatori di rete mobile per portare connettività nelle aree remote o non servite“, scrive Teller. Loon agisce come una sorta di torre mobile temporanea che galleggia nell’aria. Loon ha iniziato la sua attività nell’ambito del laboratorio X nel 2011 e da allora i suoi palloni hanno viaggiato per oltre 18 milioni di miglia portando connettività Internet in diversi paesi, dal Brasile alla Nuova Zelanda. L’anno scorso Loon ha permesso di connettere a Internet le zone del Peru colpite dall’alluvione e il Portorico dopo che si era abbattuto l’uragano Maria.

Come aziende separate Loon e Wing avranno il loro Ceo: la prima sarà guidata da Alastair Westgarth, la seconda vedrà al timone James Ryan Burgess a fianco del Cto Adam Woodworth. La “promozione” delle due unit può indicare che il lancio di servizi commerciali – e la generazione di fatturato – sono più vicini, ma potrebbero passare anni prima che Wing e Loon escano dalla fase dei progetti; la stessa Waymo, divenuta indipendente nel 2016, è ancora focalizzata su piccoli pilota. Tuttavia ora che fuori dal laboratorio X, gli investitori seguiranno con molta più attenzione Wing e Loon, per verificare che cosa fanno e quanti soldi spendono o guadagnano.

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