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MERCATO

Industria dei chip in frenata, la connected car non basta

Il rallentamento del mercato dell’auto colpisce il segmento dei semiconduttori; anche i grandi produttori europei potrebbero rischiare fette di business: lo Stoxx Europe semiconductor index ha perso un quarto del valore da giugno. Non tutti gli analisti sono pessimisti ma avvertono: dovrà risolversi la trade war Usa-Cina

06 Dic 2018

Patrizia Licata

giornalista

Per il mercato dei chip la ripresa si allontana: la debolezza delle vendite di smartphone non sarà bilanciata da un boom della connected car che avrebbe potuto rivitalizzare un’industria in rallentamento. Sulle prospettive dei chip pesano anche le tensioni commerciali Usa-Cina: nonostante la tregua raggiunta nei negoziati tra Donald Trump e Xi Jinping al G20, gli investitori sembrano propensi a ritenere che la trade war non sia affatto finita.

Nei mesi scorsi la guerra dei dazi ha colpito fortemente l’industria dell’automobile e alcuni costruttori (tra cui General Motors) già tirano i remi in barca per ridurre i costi, in previsione di un nuovo calo di vendite. Se all’outlook incerto del mondo automotive si unisce la debolezza sul mercato degli smartphone, dove Apple ha suscitato preoccupazioni rilasciando previsioni di un Natale al ralenti per le vendite di iPhone, è evidente che per i semiconduttori il bicchiere è mezzo vuoto, osserva l’analista Neil Campling di Mirabaud Securities a Londra.

Il trend negativo, riporta Reuters, ha cancellato un quarto del valore nello Stoxx Europe semiconductor index dopo il picco di giugno e ha fermato una corsa che durava da oltre due anni: l’indice è salito di quasi tre volte da inizio 2016. Reuters rileva anche una costante flessione nello European Purchasing Managers Index, un riflesso della debolezza del’industria dell’auto tedesca. Ora la crescita delle vendite globali di chip è prevista in calo al 2,6% l’anno prossimo contro la crescita del 15,9% nel 2018, secondo le stime dell’organizzazione di settore Wsts. Le aziende che non rispettano le previsioni su fatturato e utili sono punite dagli azionisti, osserva Andrew Gardiner, analista di Barclays a Londra.

La connected car e i nuovi veicoli elettrici sono una grande occasione per i chipmaker per rivitalizzare le vendite. Ma il mercato auto in Nord America, Cina e Europa è in rallentamento e diversi costruttori hanno lanciato dei warning sui profitti. A soffrirne potrebbero essere in particolare i due maggiori chipmaker europei, la tedesca Infineon e l’italo-francese Stmicroelectronics; le automobili rappresentano due quinti delle revenue per Infineon e il 30% per Stm. Nelle recenti call con gli analisti, Stm ha ammesso che le condizioni di mercato sono deboli in Cina e Infineon ha detto che un rallentamento è sempre più probabile. Le vendite piatte di iPhone mettono invece in apprensione il chipmaker britannico IQE specializzato sui wafer: “Gli ultimi due anni sono stati brillanti, gli ultimi due giorni no”, ha dichiarato il ceo Drew Nelson dopo i warning di Apple sulle vendite natalizie.

Le prospettive non sono necessariamente disastrose, ma l’incertezza domina a causa delle irrisolte tensioni commerciali Usa-Cina. Gli analisti si dividono tra chi crede che le vendite di smartphone Android e la diffusione degli oggetti connessi (Iot) possa sostenere la crescita dell’industria dei chip e chi è più cauto soprattutto per la frenata sul mercato auto cinese.

Molti concordano nel premiare la mossa di Dialog Semiconductor: la società britannica, che progetta chip per la gestione della batteria usati negli iPhone di Apple, a ottobre ha siglato un accordo con la Mela che le permette di ridurre la sua esposizione al rallentamento delle vendite di Apple mentre le garantisce un’iniezione di cash (600 milioni di dollari) da investire su nuovi rami di business.

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