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I CONTI

Intel a gonfie vele, ma il titolo crolla: pesa la concorrenza di Amd

Gli utili in crescita del 75% e ricavi su del 15% non bastano a convincere Wall Street: le azioni perdono il 6%. Analisti preoccupati della competizione nel mercato dei data center e delusi dall’ennesimo rinvio del rilascio dei nuovi chip 10 nm per Pc e server. E non aiuta l’instabilità ai vertici dell’azienda dopo l’uscita di scena del ceo Brian Krzanich

27 Lug 2018

Patrizia Licata

giornalista

La brillante trimestrale di Intel non soddisfa le attese di Wall Street che punisce il titolo del colosso americano dei semiconduttori: la pressione della concorrente Advanced Micro Devices (AMD) e l’ennesimo rinvio per il rilascio dei chip Intel di nuova generazione, spostato alla fine del 2019, ha provocato un calo del 6% del valore del titolo sulla Borsa di New York.

Nel secondo trimestre Intel ha messo a segno una crescita dell’utile del 78% a 5,01 miliardi di dollari e Eps a 1,04 dollari, ben al di sopra delle attese degli analisti che indicavano 96 cent. I ricavi totali crescono del 15% a 16,96 miliardi di dollari, superiori al consensus di 16,77 miliardi. In particolare, Intel ha riportato un incremento di fatturato per la divisione Pc del 6,3% a 8,73 miliardi di dollari, oltre le attese di mercato (8,48 miliardi), ma le vendite della divisione Data center, cresciute di oltre il 26% a 5,55 miliardi di dollari, non hanno accontato gli analisti: il consenso di mercato, indica FactSet, puntava su 5,63 miliardi.

“Riteniamo che le prestazioni dell’attività data center di Intel influenzino direttamente le prestazioni del titolo: per noi il pur lieve scostamento dal consensus è un risultato negativo”, ha spiegato l’analista di CFRA Research, Angelo Zino. Il dato delle vendite di chip per data center suona come un primo campanello d’allarme agli investitori perché la rivale AMD sta facendo meglio: nel secondo trimestre 2018 ha guadagnato posizioni con i suoi nuovi chip EPYC per server e battuto le stime di mercato con ricavi a 1,76 miliardi di dollari (+ 53% anno su anno) e utile netto a 116 milioni che ribalta il risultato negativo (-42 milioni) di un anno prima.

Gli analisti giudicano preoccupante anche l’ennesimo rinvio del lancio dei nuovi chip 10 nm per Pc che, ha indicato il Ceo ad interim di Intel, Bob Swan, saranno pronti a dicembre 2019; i chip 10 nm per data center saranno disponibili “poco dopo” quelli per i Pc consumer, ha aggiunto Murthy Renduchintala, chip architecture chief di Intel. I chip Intel di nuova generazione sono attesi dal 2015: dopo numerosi rinvii, lo scorso trimestre il gruppo californiano aveva preannunciato che il lancio sarebbe slittato forse oltre il 2018, senza specificare.

Secondo Reuters, il rinvio non è solo questione tecnica: i nuovi chip 10 nm saranno probabilmente meno profittevoli e metteranno i margini sotto pressione. Stesso problema per i modem chip che permettono il collegamento wifi degli smartphone: Qualcomm la scorsa settimana ha detto che Intel sarà il fornitore esclusivo di questi chip per gli Apple iPhone. Apple e Intel non hanno confermato, ma questi chip sono considerati un’altra attività scarsamente redditizia, che ridurrà i margini di guadagno.

Resta un elemento di attenzione anche il vuoto di direzione lasciato dall’uscita del Ceo Brian Kzanich, costretto a dimettersi per una vecchia relazione sentimentale con una dipendente, in violazione della “non-fraternization policy”. E’ stato sostituito temporaneamente dal Cfo Swan che però ha già indicato che non intende restare come Ceo definitivo. Il cambio ai vertici arriva in un momento delicato per Intel, impegnata a passare dal campo dei Pc a quello dei server e, in prospettiva, a quello più ampio che comprende intelligenza artificiale e self-driving car.

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