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Nubi su Apple, per iPhone X rischio delusione dietro l’angolo

Secondo analisti niente super-boom per l’azienda guidata da Tim Cook e il suo nuovo modello da 999 dollari: il traguardo storico dei mille miliardi di capitalizzazione di mercato potrebbe sfuggire alla Mela, causa vendite troppo deboli

22 Dic 2017

Patrizia Licata

giornalista

Il nuovo Apple iPhone X potrebbe non essere la gallina dalle uova d’oro prefigurata da Tim Cook. Apple ricava ancora due terzi dei suoi profitti dallo smartphone che ha cambiato la telefonia mobile e si è imposto come status symbol. Il modello più recente è il più costoso mai lanciato: prezzo di partenza 999 dollari. Abituata ad attraversare cicli e super-cicli di prodotto (questi ultimi solitamente innescati dal lancio di un nuovo modello di iPhone), la casa di Cupertino spera che l’iPhone X sia il vessillo di un boom di vendite senza precedenti, capaci non solo di sostenere, anzi aumentare la sua redditività, ma di permetterle di sfondare lo storico tetto dei 1.000 miliardi di dollari (1 trillion) di capitalizzazione di mercato: oggi è a quota 900 miliardi ed è già l’azienda quotata col valore più alto.

Qualche analista “fuori dal coro” teme tuttavia una delusione per il mercato e per il Ceo Cook. Niente “iPhone super-cycle”, commenta oggi il quotidiano britannico The Times, citando la valutazione dell’analista Jeffrey Kvaal di Nomura Instinet, che ha abbassato il giudizio sul titolo Apple a “neutral”, rispetto al precedente “buy”, e portato il target di prezzo a 175 dollari anziché 185. Kvaal ritiene infatti che Apple sia già valutata a un multiplo altissimo rispetto ai suoi utili (15 volte più degli earnings previsti per il prossimo anno), pari al multiplo toccato con il lancio di iPhone 6 e superiore a quello ottenuto con iPhone 5 (multiplo di 13). Dopo ogni super-ciclo le azioni Apple perdono valore: -41% dopo il massimo raggiunto con iPhone 5 e -27% dopo il massimo generato da iPhone 6; ogni volta hanno impiegato 20 mesi per risalire ai livelli precedenti. Kvaal riconosce l’impegno di Apple nell’aprirsi nuovi rami di business che le garantiscano redditività ma li ritiene ancora “marginali”, non tali da far pensare che le azioni della Mela facciano un balzo in avanti oltre quel multiplo già eccezionale di 15.

Kvaal è una voce relativamente isolata nel panorama degli analisti che seguono Apple: la maggior parte (36) valuta il titolo “buy”, otto lo giudicano “neutral” e nessuno raccomanda di vendere. Finora Tim Cook ha negato le indiscrezioni che parlavano di vendite lente per iPhone X e le stime degli analisti sono discordi: IHS Markit ritiene che Apple abbia venduto 89 milioni di pezzi nello scorso trimestre – un record in questo caso – mentre per gli analisti di Cowen sono stati venduti 79 milioni di iPhone X, un piccolo incremento rispetto agli iPhone venduti (78 milioni) tra settembre e dicembre 2016, ma non un “super-cycle”. Il problema sarebbe che il nuovo modello non offre innovazioni tali da giustificare il prezzo.

Sono stime che potranno essere verificate solo a febbraio, quando Apple renderà noti i dati di vendita ufficiali; intanto però il valore delle azioni della taiwanese Hon Hai Precision Industry, casamadre della Foxconn, che fabbrica gli iPhone e che dipende per metà dei suoi guadagni dai cellulari di Apple, è sceso del 17% negli ultimi tre mesi a causa dei rumors sulle vendite deboli di iPhone X – segno che forse non è solo l’analista Kvaal a temere che questa volta Apple non centrerà l’obiettivo del super-boom.

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