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LA TRIMESTRALE

TomTom, i navigatori satellitari vedono “rosa”: revenue a +14%, firmati due maxi-contratti

La società olandese si è focalizzata tutta sul business della location e delle mappe Hd e annuncia accordi con due grandi case automobilistiche. Confermati gli obiettivi di crescita per il 2019, sfida aperta a Google Maps per conquistare la connected car

17 Apr 2019

Patrizia Licata

giornalista

L’era dei navigatori satellitari non è finita e TomTom, la società olandese divenuta sinonimo dei sistemi di navigazione sul cruscotto delle auto, lancia un chiaro segnale: nel primo trimestre 2019 il fatturato è cresciuto del 14% a 169,5 milioni di euro, superando le attese degli analisti. L’azienda ha inoltre messo in tasca due contratti con “due delle maggiori case automobilistiche mondiali” cui fornirà le sue mappe in alta definizione. La sfida con Google e gli altri competitori per servire la connected car è ancora aperta.

“Abbiamo iniziato bene l’anno, aggiudicandoci i primi contratti disponibili per le mappe Hd e questo ci fa partire avvantaggiati su un mercato in crescita”, ha commentato il ceo Harold Goddijn.

Leggendo nel dettaglio la trimestrale di TomTom, la location technology vale 102,9 milioni di euro (+29% anno su anno), di cui 65,1 milioni (+31%) legati ai servizi per l’industria automotive e il resto ai servizi enterprise. Il business consumer, che vale 66,6 milioni, è in calo del 4%. L’Ebitda del primo trimestre ammonta a 18,8 milioni di euro, anche in questo caso superando le attese di mercato (12 milioni).

L’azienda di Amsterdam ha confermato le proiezioni per l’anno intero, ovvero revenue a 675 milioni di euro, di cui 430 milioni generati dalla tecnologia per la navigazione (un incremento del 15%), e flusso di cassa libero pari a circa il 10% delle revenue.

L’azienda non ha invece svelato i nomi dei due costruttori d’auto che hanno firmato per avere le sue mappe Hd, ma per l’analista di Ing, Marc Hesselink, si tratta di contratti importanti per il futuro di TomTom, perché due clienti di grosso calibro sulla sua piattaforma Hd permettono alla società di aggiungere dati alla piattaforma per aggiornarla e potenziarla.

TomTom a gennaio ha venduto a Bridgestone (il colosso degli pneumatici) la sua divisione Telematics per 910 milioni di euro, un’operazione che consente alla società olandese di liberarsi di alcune soluzioni e servizi digitali per la mobilità che considera meno rilevanti per il core business e di concentrarsi sul segmento dei navigatori e delle mappe che ritiene strategici.

Rifocalizzarsi e specializzarsi è essenziale per TomTom per sopravvivere sul mercato dei navigatori per auto, rivoluzionato dall’ingresso delle mappe sul telefono cellulare, con Google Maps in testa, che hanno rapidamente ridimensionato il mercato per i navigatori satellitari nel cruscotto. Proprio Google l’anno scorso ha messo a segno una vittoria importante accordandosi con i costruttori Renault, Nissan e Mitsubishi (che sono legati da un’alleanza commerciale) per installare le sue app direttamente in-car: senza necessità di collegare lo smartphone all’auto gli utenti di Google ritroveranno direttamente installate nei veicoli Renault, Nissan e Mitsubishi le numerose applicazioni mobili di Big G, come le mappe, il navigatore, la posta, la musica e Google Assistant.

TomTom vende anche servizi di mapping ai produttori di software: disegna prodotti, software e servizi di navigazione e fornisce anche le API di sviluppo ad aziende come Uber, Microsoft, Nissan e Volkswagen. Oggi è il maggior fornitore di mappe digitali per Apple, anche se la Mela intende nei prossimi mesi lanciare negli Stati Uniti un servizio di mappe sviluppato in-house.

Un recente studio di MarketandResearch.biz rivolto al mercato globale delle mappe Hd include TomTom tra i grandi player insieme a Google, Alibaba (AutoNavi), Navinfo, Mapmyindia, Sandborn e, naturalmente, Here, la società europea nata in seno alla finlandese Nokia e acquisita dalle case automobilistiche tedesche Audi, Bmw e Daimler a dicembre 2015 per 2,8 miliardi di euro.

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