SCENARI

5G, Iliad scalda i motori. Ma punta il dito contro il network sharing: “Competizione a rischio”

L’Ad del quarto operatore mobile, Benedetto Levi, annuncia a Milano il via alla nuova offerta nella seconda metà dell’anno. E rilancia le “accuse” contro gli accordi Tim-Vodafone e Fastweb-Wind Tre. Presentato lo studio ICom sull’impatto economico della società: 8,5 miliardi con la creazione di 34mila posti di lavoro

30 Gen 2020

Domenico Aliperto

L’espansione dell’offerta ai servizi di connettività fissa è ancora a data da destinarsi, ma comunque nel medio termine, mentre l’avvio delle attività sul 5G dovrebbe avvenire nella seconda metà del 2020. “Abbiamo speso 1,2 miliardi per acquistare la licenza all’uso delle frequenze, sarebbe stupido non sfruttarle. E abbiamo raggiunto, superandoli, gli obiettivi sul piano infrastrutturale: al 31 dicembre 2019 erano 3500 i siti 5G-ready realizzati sul territorio italiano. Ma a differenza di alcuni competitor, che stanno essenzialmente lanciando messaggi di marketing, preferiamo aspettare e proporre qualcosa di concreto nel momento in cui l’ecosistema – soprattutto rispetto alla diffusione di device abilitati alle reti di nuova generazione – si sarà rafforzato”. È prudente Benedetto Levi, amministratore delegato di Iliad per l’Italia, nell’approfondire i dettagli del piano industriale del gruppo, ma non esita a togliersi qualche sassolino dalla scarpa parlando della concorrenza.

A cominciare dall’accordo tra Inwit, controllata da Tim, e Vodafone che potrebbe rappresentare un rischio sul fronte infrastrutturale per i nuovi entranti come Iliad. “La partnership tra operatori di quel calibro potrebbe mettere a rischio l’equilibrio sul piano competitivo: in caso noi ci batteremo”, ha detto Levi, sottolineando che Iliad ha già presentato un ricorso contro un’altra alleanza, quella tra Fastweb e Wind Tre, per avere accesso agli atti dell’operazione. “Rispetto al caso Inwit-Vodafone abbiamo avuto interlocuzioni con tutte le authority e continueremo ad averle”, ha precisato il manager.

Levi ha parlato con la stampa di settore in occasione di un incontro che si è tenuto stamattina a Milano nella sede di Iliad e che aveva l’obiettivo di evidenziare l’impatto positivo che ha avuto sull’economia italiana l’ingresso dell’operatore low cost nel mercato nazionale dopo la fusione Wind-Tre.

L’impatto del quarto player sull’economia nazionale

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Secondo uno studio commissionato da Iliad a I-Com, l’arrivo del gruppo, che ha sopperito alla scomparsa del quarto player in un mercato già abbastanza concentrato, starebbe infatti contribuendo a iniettare nel sistema circa 8,5 miliardi di euro. Oltre sette miliardi sarebbero da ascrivere alla maggiore attività economica nel settore delle Tlc, includendo i 3,4 miliardi di investimenti che la stessa Iliad ha programmato dal 2018 al 2022, a cui bisogna aggiungere circa un miliardo generato dall’indotto, oltre al valore determinato dall’aumento del consumo di servizi. Sul piano occupazionale, l’ingresso di Iliad avrebbe favorito la creazione di circa 34 mila posti di lavoro in più, a cavallo di negozi, call center (rigorosamente italiani), attività per la realizzazione delle infrastrutture e indotto. Ci sono poi, a cascata, gli effetti positivi per i consumatori: comparando le tariffe e i bundle di servizi offerti dai carrier prima e dopo l’arrivo di Iliad è impossibile non notare come siano diminuiti i costi in modo direttamente proporzionale all’aumento dei servizi contenuti nei pacchetti. Oggi la disponibilità media per il traffico Internet su mobile è di 50 Gb al mese, contro i 7,2 Gb del febbraio 2018, quando un utente pagava mediamente 2,80 euro per gigabyte, contro i 29 centesimi richiesti adesso. I-Com ha inoltre registrato un traffico dati unitario mensile in aumento del 61% nell’ultimo anno di osservazione.

L’arrivo di Iliad non ha intaccato le marginalità del settore

Levi ha infine voluto precisare che, a differenza di quanto narrato per mesi da una parte della concorrenza, l’introduzione di tariffe ultra-convenienti in Italia non ha recato danni alle marginalità del settore, e tanto meno, come conseguenza, ha provocato licenziamenti presso le strutture di altri operatori. “Siamo andati a controllare i bilanci dei nostri competitor, e abbiamo valutato gli Ebitda adjusted di Tim, Vodafone e Wind Tre”, ha detto Levi. “Parliamo, per le tre aziende, di una media del 39%. Osservando lo stesso indicatore per le società di Tlc tedesche scopriamo che l’Ebitda adjusted arriva al 34%, mentre in Spagna si attesta al 32% e in Uk addirittura non supera il 29%. Sono tutti mercati in cui Iliad non è presente, e che nonostante questo sono caratterizzati da marginalità più basse di quella media italiana. D’altra parte”, ha concluso Levi, “non è il prezzo la leva fondamentale della proposizione di Iliad. Già da qualche mese le nostre non sono più le tariffe più competitive del mercato, e la crescita continua dei clienti (oggi arrivati a 4,5 milioni, con una quota di mercato del 5,6%, ndr) dipende essenzialmente dall’affidabilità e dalla qualità del servizio. Non avendo alcun tipo di vincolo contrattuale, i nostri clienti possono lasciarci in qualsiasi momento, e questo costituisce un grosso stimolo per far sì che la soddisfazione dei consumatori sia sempre la più alta possibile, puntando su semplicità del servizio, efficienza della rete e trasparenza dell’offerta”. I numeri in effetti danno ragione a Levi: secondo I-Com, il numero di istanze dei consumatori nei confronti di Iliad è pari a 0,3 per ogni mille Sim, contro le 1,5 della media del settore in Italia. Da sottolineare anche il fatto che fino a oggi la società non ha ricevuto alcuna sanzione da parte delle autorità che vigilano sulla correttezza della comunicazione. La sfida ora è continuare a crescere anche nell’era del 5G, quando per generare valore diverrà essenziale individuare il giusto modello di business da applicare a servizi ancora tutti da inventare.

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