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IL CASO

5G, la Cina all’Italia: “Creare le giuste condizioni per le nostre imprese”

All’indomani del ricorso al golden power sui progetti delle telco con i vendor Huawei e Zte, il ministero degli Esteri di Pechino auspica che il nostro Paese adotti “una strategia fondata sulla fiducia reciproca e sulla cooperazione”. E sottolinea: “Nessun problema di sicurezza”

06 Set 2019

La Cina chiede all’Italia di fornire giuste condizioni per le imprese cinesi che operano sul territorio italiano, all’indomani della decisione del nuovo governo italiano di esercitare i poteri speciali, ovvero il “Golden Power“, sul 5G, mettendo nel mirino proprio i due giganti della telecomunicazioni cinesi, Huawei e Zte.

“La cooperazione con i gruppi italiani non ha mai posto problemi di sicurezza – ha sottolineato nel corso della conferenza stampa odierna il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Geng Shuang – Auspichiamo che l’Italia adoperi una strategia fondata sulla fiducia reciproca e sui benefici reciproci e fornisca giuste condizioni per le imprese cinesi, per approfondire la cooperazione e portare benefici più tangibili a entrambi i Paesi”. Geng ha poi anche ricordato la cooperazione tra Huawei e Zte con gruppi di ricerca e aziende italiane, e i “massicci investimenti” fatti dai due gruppi cinesi “creando migliaia di posti di lavoro e contribuendo allo sviluppo industriale e all’aggiornamento delle infrastrutture”.

La golden power sul 5G è stato il primo atto del neonato governo 5Stelle-Pd: su proposta del neo-ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, Il Cdm di ieri ha deliberato l’esercizio dei poteri speciali – a norma dell’articolo 1-bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21 – in relazione all’acquisto di beni e servizi legati al 5G da parte di Linkem, Vodafone, Tim, Wind Tre e Fastweb. E i provvedimenti ricadono indirettamente anche su Huawei e Zte.

Ecco cosa prevede il Golden Power

In dettaglio, riguardo a Linkem è stato deciso l’esercizio dei poteri speciali “in relazione alla informativa notificata dalla società relativa a contratti o accordi aventi ad oggetto l’acquisto di beni e servizi relativi alla progettazione, alla realizzazione, alla manutenzione e alla gestione delle reti inerenti i servizi di comunicazione elettronica a banda larga su tecnologia 5G e acquisizione di componenti ad alta intensità tecnologica funzionali alla predetta realizzazione o gestione”, si legge sulla nota emessa a seguito del Consiglio dei ministri.

Per Vodafone il provvedimento riguarda “accordi aventi ad oggetto l’acquisto di beni e servizi per la realizzazione e la gestione di reti di comunicazione elettronica basate sulla tecnologia 5G”. Tim è finita nel mirino “l’informativa notificata dalla società relativa agli accordi conclusi prima del 26 marzo relativi ad apparati e sistemi di comunicazione rispetto ai quali la tecnologia 5G può essere considerata una naturale evoluzione”. L’esercizio dei poteri speciali su Wind Tre riguarda “gli accordi stipulati con la società Huawei, aventi ad oggetto l’acquisto di beni e servizi per la realizzazione e la gestione di reti di comunicazione elettronica basate sulla tecnologia 5G”. E per Fastweb “l’informativa notificata dalla società relativa all’acquisto dalla società Zte Corporation degli apparati relativi alle componenti radio per la realizzazione dell’ultima tratta della rete 5G Fwa”.

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