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LA RICHIESTA

5G, l’appello dell’Anci: “Il Governo intervenga su freni oscurantisti”

Il vp Innovazione dell’associazione: “Italia in ritardo, serve accelerazione di Mise, Politiche ambientali e Salute per sgombrare il campo da ostacoli burocratici e falsi timori per la salute”. Rivedere limiti “della potestà regolamentare dei Comuni”

14 Nov 2019

L. O.

“Il 5G non deve finire ostaggio dei ritardi burocratici come è successo per il piano banda ultralarga. Non possiamo permetterci il lusso di attendere, mentre altri Paesi spiccano il volo”. E’ l’appello rivolto al governo da Michele Pianetta, vp all’Innovazione di Anci Piemonte affinché venga adottata “ogni iniziativa utile a superare gli ostacoli e a informare correttamente la popolazione circa i benefici della connettività ultraveloce”.

“Ai ministri Patuanelli, Costa e Speranza – prosegue Pianetta – chiediamo semplificazione burocratica, misure di accompagnamento ai Comuni più piccoli e iniziative di comunicazione istituzionali efficaci volte ad informare correttamente sindaci e cittadini sulle opportunità del 5G”.

Le paure “chiliastiche generate dall’ignoranza e dall’oscurantismo di chi rifiuta aprioristicamente il progresso bloccano lo sviluppo. È esattamente ciò che vogliamo evitare” ha detto ancora riferendosi alle polemiche sui timori per l’elettromagnetismo.

La PA digitale e la realizzazione dei servizi innovativi dell’agenda digitale non sono rinviabili – ha detto ancora Pianetta parlando in rappresentanza di Anci nazionale all’evento “Milano Smart City Conference” -. Occorre passare dalle strategie ai progetti, dalle parole ai fatti”.

Rivedere i limiti del potere dei sindaci

Pianetta ricorda che “soltanto in Italia, gli operatori di telecomunicazioni hanno investito oltre 6 miliardi di euro per acquisire il diritto d’uso delle frequenze, ma c’è ancora un gran lavoro da fare, soprattutto dal punto di vista culturale”.

La connettività di quinta generazione promette di rivoluzionare il mondo dei servizi digitali, ad esempio attraverso il potenziamento dei progetti di telemedicina, controllo delle reti energetiche e guida autonoma dei veicoli. “Ma gli ostacoli – dice Pianetta – non mancano”.

“Infine – conclude Pianetta – occorre aprire un dibattito riguardante i limiti della potestà regolamentare dei Comuni sui piani di dislocazione delle antenne, nell’ottica della tutela degli interessi pubblici generali. Non vogliamo che accada ciò che è successo in passato per la telefonia mobile e per i ripetitori del sistema radiotelevisivi. L’Italia non può diventare il far west: in assenza di direttive omogenee e di precisi standard, i Sindaci brancoleranno nel buio e ognuno, alla fine, sarà costretto a far da sé”.

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