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TRADE WAR

5G, Trump si gioca la “carta” intelligence

Gli Usa pronti a bloccare la condivisione di informazioni sensibili con i Paesi europei che continueranno a collaborare con le aziende cinesi. Intanto si apre la crisi diplomatica Australia-Uk dopo che il governo di Boris Johnson ha deciso di non “bannare” Huawei

17 Feb 2020

F. Me

Il presidente Usa Donald Trump ha minacciato di interrompere la condivisione di informazioni con i Paesi europei se collaboreranno con Huawei nella realizzazione delle reti 5G. Lo ha indicato domenica l’ambasciatore degli Stati Uniti in Germania, Richard Grenell, senza però citare esplicitamente l’azienda cinese. Il governo di Washington ha a lungo esercitato pressioni sui paesi europei affinché non fornissero l’accesso a Huawei nelle loro future reti di telecomunicazioni 5G, considerandolo a rischio spionaggio. Il presidente Trump “mi ha incaricato di chiarire che qualsiasi nazione che decida di utilizzare un distributore 5G inaffidabile, sta mettendo a rischio la nostra capacità di condividere intelligence e informazioni al più alto livello” ha scritto l’ambasciatore Usa in un messaggio su Twitter.

La crisi diplomatica Regno Unito-Australia

Secondo quanto rivela il quotidiano britannico “The Times” la commissione Intelligence e sicurezza nazionale del parlamento australiano ha improvvisamente cancellato la sua visita prevista a Londra per marzo prossimo, programmando al suo posto un viaggio negli Stati Uniti. La cancellazione – a detta del giornale – sarebbe da collegarsi al dissenso su Huawei tra Regno Unito e Australia. Nei giorni scorsi, il vicepresidente della commissione Intelligence e sicurezza nazionale del parlamento australiano, Anthony Byrne, in un incontro a Canberra con il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab, aveva duramente criticato il “sì” di Londra a Huawei nel 5G del Regno Unito. Come ricorda il “The Times”, Australia e Regno Unito fanno parte della “Five Eyes Alliance (“Alleanza dei cinque occhi”) per la cooperazione e lo scambio di informazioni tra servizi segreti a cui partecipano anche Stati Uniti, Canada e Nuova Zelanda. Usa, Australia e Nuova Zelanda hanno già deciso di escludere completamente Huawei dalle loro reti 5G, mentre il Canada deve ancora decidere e il Regno Unito invece ha deliberato di utilizzare la tecnologia cinese, anche se in maniera “limitata”. Gli Stati Uniti accusano Huawei di svolgere attività di spionaggio a favore del governo cinese e, pertanto, hanno chiesto ai loro alleati di escludere l’azienda dalle rispettive reti 5G.

La strategia dell’Italia sul 5G

“L’Italia non è mai stata evasiva con gli alleati sul rapporto con la Cina, e ha una delle normative più rigide sul 5G”, ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, intervenendo a un panel sull’Europa alla conferenza di sicurezza di Monaco. “Il nostro atteggiamento rispetto alle preoccupazioni degli alleati sulla Cina non è mai stato evasivo. Anzi, quando i nostri alleati statunitensi ci hanno fatto presente che c’era un rischio sul 5G, abbiamo approvato velocemente tre provvedimenti di emergenza, attraverso il Consiglio dei ministri, che ci hanno consentito di creare una delle normative più rigide sulla questione del 5G”.

Di Maio ha quindi sottolineato che la normativa “rispetta ovviamente le norme europee”, che non consentono discriminazioni ma puntano sulla protezione della sicurezza.

“L’Italia non ha la minima volontà di cambiare il quadro delle alleanze in cui si trova: noi siamo nell’Alleanza euroatlantica, nell’Ue e nella Nato” ha detto Di Maio rispondendo a una domanda sulla firma italiana alla Belt and Road Initiative. Di Maio ha sottolineato che l’Italia ha sottoscritto l’accordo per “motivi commerciali” e “vantaggi economici”.

Il ministro degli Esteri è intervenuto anche sulle politiche di allargamento e ha chiesto che siano dati “segnali concreti a paesi della regione balcanica che vogliono accedere all’Unione, innanzitutto aprendo nei prossimi dieci mesi i negoziati con Albania e Nord Macedonia”. Di Maio ha evidenziato nel sui intervento il “potenziale di trasformazione positiva che hanno le politiche di allargamento”.

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