6G, lo standard mobile del futuro che strizza l'occhio alla space economy - CorCom

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6G, lo standard mobile del futuro che strizza l’occhio alla space economy

Si fanno strada le alleanze fra operatori di Tlc e aziende leader nella connettività satellitare. Industria, sanità e trasporti beneficeranno al massimo grazie alla latenza “zero”. Ma servirà una nuova regolamentazione dello spettro

17 Ago 2021

Patrizia Licata

giornalista

Il 6G porterà le telecomunicazioni mobili nell’era dei Terabit, con un nuovo salto generazionale rispetto al già velocissimo 5G. Ma occorrerà un ripensamento profondo dell’infrastruttura di rete da parte degli operatori: le stazioni base attuali non riusciranno a soddisfare la necessità di copertura totale del territorio, anche nelle aree remote e scarsamente popolate, su cui si baserà il 6G. Superati gli scogli tecnologici, verosimilmente entro il 2030, il futuro standard mobile promette di abilitare un numero gigantesco di nuove applicazioni, soprattutto nel settore industriale.

Lo sottolinea il colosso nipponico SoftBank nella sua visione sul 6G. In questo concept il “nodo” delle stazioni base viene risolto con le reti non terrestri; SoftBank si è già mossa in questa direzione alleandosi con OneWeb per lavorare insieme sullo sviluppo del suo servizio di banda larga satellitare.

SoftBank: il 6G poggerà sulle reti satellitari

L’infrastruttura nello spazio (Non-terrestrial networks) che SoftBank sta sviluppando evita di costruire migliaia di nuove stazioni radio terrestri per connettere i territori in modo capillare e abilitare le applicazioni IoT per l’agricoltura, gli allevamenti e le fabbriche. 

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Lo scorso maggio SoftBank ha stretto un accordo di collaborazione con OneWeb (di cui Eutelsat ha da poco acquisito il 24%) per aiutare a sviluppare il servizio Internet basato su satelliti a bassa quota (Low earth orbit, Leo) in Giappone e nel resto del mondo. A giugno SoftBank ha annunciato la partnership con Skylo Technologies per fornire in Giappone il servizio Internet della società basata su satelliti in orbita geosincrona (Geosynchronous earth orbiting, Geo).

Infine, la sussidiaria di SoftBank, HapsMobile, sta sviluppando un sistema di velivoli completamente robotizzati da impiegare nella stratosfera. Questa infrastruttura servirà a fornire comunicazioni a latenza inferiore rispetto a quelle basate su satellite, perché i velivoli di HapsMobile possono orbitare più vicini alla Terra. Haps usa anche le stesse frequenze delle stazioni base e può comunicare direttamente con i dispositivi mobili già in uso.

Con questa strategia SoftBank intende fornire nei prossimi anni connettività affidabile per attività economiche come la pesca, i trasporti marittimi, l’estrazione mineraria e molte altre ancora. L’infrastruttura terrestre unita a quella spaziale dà oggi supporto al 4G e al 5G ma intanto apre la strada al 6G.

Il futuro delle Tlc dal 2030. Su nuove frequenze

Quando sarà pronto il 6G? Il ciclo di sviluppo è di dieci anni. “Il 6G è una tecnologia per anni 2030”, ha spiegato Ryuji Wakikawa, vice presidente e direttore della divisione Advanced technology di SoftBank. “Al momento si trova in fase di ricerca fondamentale, quindi principalmente è allo studio nelle università”. Ma già le telco stanno testando le possibili tecnologie e le applicazioni del 6G.

Telemedicina, digital twin, Internet of things, Industria 4.0, auto a guida autonoma sono tra le applicazioni che il 6G renderà molto più efficienti grazie a una latenza nei milionesimi di secondo – contro la latenza del 5G che si misura ancora in millisecondi.  La velocità promessa è di 1 terabit al secondo contro i gigabit del 5G, ma occorreranno frequenze diverse da quelle usate finora, che dovranno salire dai gigahertz ai terahertz per fornire la giusta ampiezza di banda. Internet sarà mille volte più veloce di oggi. Molte delle applicazioni del 6G non sono nemmeno immaginabili.

I nodi della regulation e della privacy

Per le sue caratteristiche il 6G avrà bisogno anche di nuove regole per governare l’assegnazione e l’utilizzo dello spettro. Secondo Wakikawa di SoftBank, “Molte delle regole che usiamo oggi sono state pensate nell’era analogica, 50 anni fa. La tecnologia mobile digitale ha compiuto nel frattempo enormi progressi. La normativa deve mettersi al passo con l’industria”.

Anche la privacy sarà un nodo da sciogliere nella futura era del 6G, perché questa tecnologia mobile permetterà, come nessun’altra, di raccogliere dati su ciascuno di noi e occorrerà stabilire regole per gestire e tutelare tante informazioni.  

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