STRATEGIE

A10 Networks si rafforza in Italia e guarda a telco e internet service provider

La multinazionale statunitense punta ad affiancare le aziende nel periodo di transizione e di coesistenza tra IPv4 e IPv6, garantendo interoperabilità, sicurezza e soluzioni future proof per affrontare senza complicazioni il salto tecnologico della digital transformation

15 Apr 2022
A10 Networks

Lo sforzo che l’Italia sta facendo per recuperare il “gap digitale” che affligge le imprese e la Pubblica amministrazione ha bisogno di essere accompagnato da una transizione tecnologica e infrastrutturale che consenta di effettuare il passaggio senza strappi e senza criticità. Come tutto ciò che riguarda la digital transformation, anche in questo caso si tratterà di trasformare in passaggi semplici per gli utenti procedimenti che invece sono particolarmente complicati dal punto di vista tecnologico, e che vanno gestiti con attenzione per evitare colli di bottiglia che potrebbero penalizzare la competitività dei singoli player e quindi le sue prospettive di crescita.

Per fare un esempio può essere utile pensare a quali saranno le conseguenze pratiche di una delle principali iniziative del governo, nell’ambito del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, per dare impulso alla digitalizzazione del Paese: il Piano Italia a un Giga. Con questo strumento il governo mette a disposizione quasi 3,7 miliardi di euro dal Pnrr per portare l’Internet veloce a 7 milioni di indirizzi (numeri civici) in tutta Italia.

Questa spinta decisa alla digitalizzazione del Paese porterà con sé però anche alcune criticità, che per le aziende e le pubbliche amministrazioni sarà bene riuscire a prevedere e ad affrontare per fare in modo che non impattino sui rispettivi business. È il caso ad esempio della carenza di indirizzi IPv4, una prospettiva che non è certo una novità, ma che sarà destinata ad accentuarsi man mano che aumenterà il numero degli oggetti e dei device personali e aziendali connessi a Internet.

Uno scenario a cui contribuiranno anche dinamiche di mercato che sono già in atto, come ad esempio il progressivo passaggio al cloud, la diffusione sempre più pervasiva dello smart working, l’implementazione della rete 5G e dei nuovi servizi da essa abilitati, e un utilizzo sempre più massiccio dell’IoT in ogni settore, dagli impianti di produzione industriale alla smart home e alle smart city, dal momento che tutti i sensori che comunicano tra loro e con un sistema centrale dovranno essere dotati di indirizzi Ip.

La prospettiva a medio-lungo termine – per le reti mobili ma più in generale per tutti gli use case ad alto contenuto digitale – è quella della migrazione all’IPv6, anche se il passaggio, di cui si parla da tempo, non è automatico né – spesso – indolore. Nel breve e medio periodo si prospetta una convivenza ancora abbastanza lunga di IPv4 e IPv6, per la quale sarà necessario garantire l’interoperabilità tra i due standard, in modo che non si creino complicazioni in ambito cloud o nelle interazioni con i content provider.

I problemi più grandi potrebbero presentarsi in Italia soprattutto per i piccoli internet service provider, che nel Paese sono circa 500, e che potrebbero presto trovarsi in difficoltà per assicurare i servizi ai propri clienti, con strumenti che non scalano e con un sistema di indirizzamento pubblico che potrebbe non essere sufficiente per assicurare la qualità del servizio, mentre i prezzi degli indirizzi pubblici IPv4 continuano a salire a causa della limitatezza delle risorse, e ormai sono arrivati a costi vicini ai 50 euro ognuno.

Se quindi finora si è quasi data per scontata una disponibilità illimitata di indirizzi Ip per consentire la digital transformation, ora è il momento di mettere in discussione questo assunto, correre ai ripari e puntare in modo deciso a rendere sicura questa fase di transizione, perché senza sicurezza nessun modello di digitalizzazione del business può essere applicabile.

Per dare una risposta a questo insieme di complessità, A10 Networks ha deciso di rafforzare la propria presenza in Italia, mercato su cui finora aveva principalmente operato con successo nel settore Enterprise e Pubblica Amministrazione, puntando con decisione sul mercato degli operatori, grazie all’esperienza fin qui accumulata nel campo dei prodotti e dei servizi per le tlc e gli Internet service provider. La missione è affidata al Regional Sales Manager Giacinto Spinillo (a destra nella foto) e al Senior System Engineer Roberto Lucarelli (a sinistra nella foto), che con la loro esperienza nel mondo telco guideranno l’espansione del business in Italia.

La multinazionale statunitense, che conta ormai oltre i 15 anni di storia e che ha già radici solide in altri Paesi europei, ha tra i propri punti di forza la proposition di semplificare e rendere sicura la coesistenza di IPv4 e IPv6 per le telco e gli Isp, contribuendo a risolvere i loro problemi senza dover affrontare spese e complicazioni tecniche estreme. Rendendo, in altre parole, possibile l’affiancamento e l’integrazione delle soluzioni già in uso e su cui si è già investito con quelle IPv6 destinate a prendere sempre più piede in futuro.

L’idea da cui nasce Cgnat, il prodotto di punta del portafoglio di soluzioni di A10, è quello di mettere a disposizione degli operatori una tecnologia future proof che va dall’hardware al container, e che quindi consente di contare su una licenza che si evolverà nel futuro di pari passo con le tecnologie, dall’on-premise al cloud, tenendo insieme l’integrazione di IPv4 e IPv6 con il massimo dell’affidabilità e della protezione da eventuali intrusioni esterne. Tale soluzione consolida, nello stesso apparato o istanza virtuale, la “traduzione” di indirizzi IPv4 privati in indirizzi IPv4 pubblici (necessaria per rispondere alla mancanza e incremento del costo degli indirizzi IPv4), con le tecniche per permettere l’interoperabilità tra rete IPv4 e IPv6.

Grazie alla sua tecnologia di “address and protocol translation” Cgnat è in grado di assicurare il funzionamento delle applicazioni anche in scenari “ibridi” e di mantenere attive le connessioni anche quando i protocolli di rete stanno riscontrando problemi, garantendo la migliore user experience agli utenti finali.

Tutto questo senza dimenticare la protezione contro gli attacchi che oggi fanno più paura alle aziende, i cosiddetti Ddos, distributed denial of service, che possono causare interruzioni di servizi o blocchi di produzione, e quindi danni economici e di immagine particolarmente gravi per le aziende.

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