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I PROVVEDIMENTI

Agenda digitale “ferma” alla Corte dei Conti

Sul tavolo della magistratura contabile due provvedimenti chiave per l’attuazione del piano: lo statuto dell’Agenzia per l’Italia digitale e il Dpcm sul riordino del Mise che abolisce il dipartimento delle Comunicazioni. Il via libera atteso per fine gennaio

16 Gen 2014

Federica Meta

L’Agenda digitale è ferma alla Corte dei Conti. Sul tavolo della magistratura contabile sono arrivati due provvedimenti chiave che impattano direttamente sull’implementazione del piano. Si tratta dello statuto dell’Agenzia per l’Italia digitale che renderebbe finalmente operativa la struttura e il Dpcm sul riordino del ministero dello Sviluppo economico che prevede la “scomparsa” degli attuali dipartimenti e la distribuzione di competenze e funzioni tra le 15 direzioni generali. Il decreto abolisce anche il dipartimento delle Comunicazioni che gestisce il piano nazionale banda larga, il progetto “fondante” dell’Agenda stessa.

La Corte dei Conti dovrà dunque valutare la sostenibilità finanziaria dei dei provvedimenti senza i quali l’Agenda rischia fortemente.

Come scritto dal nostro giornale, lo statuto di Agid è stato inviato alla magistratura contabile lo scorso 9 gennaio. Secondo fonti vicine a Palazzo Chigi, l’approvazione è attesa a breve – “forse già entro fine gennaio”, dicono – visto che verrà avviata una procedura d’urgenza (quella standard richiede invece fino a 60 giorni, con il principio del silenzio-assenso).

Sarebbe confermata l’impostazione già data all’Agenzia con il decreto del Fare: questa è rimessa alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio e avrà un organico di 130 persone. Adesso sono 100 le persone che l’Agenzia ha già a disposizione, avendo incorporato funzioni e personale di due enti, DigitPA e l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione. Una volta approvato lo Statuto, quindi, l’Agenzia potrà potenziarsi e anche emanare primi atti formali. Com’è noto, nelle more dello Statuto, Agostino Ragosa sta lavorando a vari atti firmandoli formalmente in qualità di commissario della Presidenza del Consiglio e non di direttore dell’Agenzia. Un escamotage che comunque ha rallentato l’attività dell’Agenzia.

Per quanto riguarda invece il Dpcm del Mise, il testo è stato inviato la scorsa settimana. Anche in questo caso, stando a quanto risulta al nostro giornale, il via libera dovrebbe essere dato entro fine mese.

Il riassetto che sta per essere battezzato è fruitto di una seconda elaborazione di Zanonato e del suo staff. Il primo disegno prevedeva il mantenimento del Dipartimento Sviluppo e Coesione Economica (Dps), mentre gli altri tre Dipartimenti (Comunicazioni, Energia e Impresa) sarebbero stati accorpati in un unico Dipartimento sulle politiche industriali. Erano poi previste, 4 direzioni incardinate al di fuori dei dipartimenti che tratterebbero rispettivamente i seguenti argomenti: personale e bilancio; beni e servizi; incentivazione delle imprese; vigilanza su cooperative, imprese ed enti in house.

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