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LA VERTENZA

Almaviva Contact, i lavoratori romani vogliono l’accordo. L’azienda: “E’ impossibile”

Nel referendum indetto dalla Cgil Roma e Lazio vincono i favorevoli ad estendere l’intesa, raggiunta per Napoli, anche alla sede capitolina. Ma la società di call center fa sapere che non si può, né tecnicamente né legalmente, avviare una trattativa supplementare. Partite le prime lettere di licenziamento

28 Dic 2016

+++ Aggiornamento 29/12 Almaviva Contact, niente accordo su Roma: oltre 1600 lavoratori a casa +++

Con 590 voti favorevoli e 473 contrari (pochi gli astenuti) vince il sì all’accordo su Almaviva anche per la sede di Roma. Questo l’esito del referendum indetto dalla Cgil Roma e Lazio. La votazione ha visto la partecipazione di quasi 1.100 dipendenti del call center su 1.666. I lavoratorio chiedono dunque di estendereanche alla sede romana, e non più solo a quella di Napoli, l’intesa tra Almaviva Contact e le organizzazioni sindacali sottoscritta qualche giorno fa al Mise.

Ma l’azienda, che ha già fatto partire le prime lettere di licenziamento, fa sapere che non ci sono spazi per modifiche all’accordo. “Apprendiamo oggi, a seguito di sorprendenti dichiarazioni sindacali, che c’è chi vorrebbe cancellare tutto affermando che la totalità delle rappresentanze sindacali di Roma avrebbe agito contro il volere della maggioranza dei lavoratori – si legge in una nota dei Almaviva Contact – Come se i quasi tre mesi di trattativa fossero semplicemente stati un gioco da parte di chi ora vorrebbe rimuovere la responsabilità di agire sulla base di precise leggi in rappresentanza dei lavoratori”.

“In linea con quanto sempre dichiarato e preso atto del pronunciamento unitario delle rappresentanze sindacali, dal 22 dicembre il sito operativo di Roma ha cessato ogni tipo di attività – prosesgue l’azienda – Oggi, solo chi non conoscesse la normativa o pensasse di ignorarla potrebbe ritenere di riaprire un procedimento formalmente concluso e sottoscritto dalle parti congiuntamente ai competenti rappresentanti dei ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro. La norma, infatti, passati i 75 giorni di procedura volta a ricercare ogni strada possibile per arrivare ad un’intesa, non dà spazio a possibilità di ripensamenti successivi, né consente eventuali integrazioni o modifiche al testo d’accordo”.

Per Almaviva Contact l’ipotesi di attivare una trattativa supplementare, “oltre che fuori da ogni logica ed in contrasto con il mandato di rappresentanza sindacale dichiarato, risulta inoltre legalmente e tecnicamente impossibile perché invaliderebbe l’intera procedura conclusa con la mediazione del Governo”.

Dura la reazione delle Slc Cgil alle parole dell’azienda. “Soltanto chi è miope o accecato da sentimenti vendicativi nei confronti dei propri lavoratori, può ignorare quanto emerso dalla consultazione dei dipendenti Almaviva di Roma: un passaggio democratico dovuto su una vicenda drammatica che soltanto un’intesa raggiunta a sirena già suonata (l’accordo è stato firmato alle ore 03.00 del 22 dicembre) ha impedito come invece sarebbe stato naturale essere – dice Marco Del Cimmuto, segretario nazionale Slc Cgil – – Come si può non capire, di fronte ad oltre 1600 licenziamenti, quanto sia naturale che vi possa essere una consultazione democratica che permetta ai diretti interessati di esprimersi liberamente?”

“Ci auguriamo che Almaviva riveda la propria posizione, e ci appelliamo anche alle istituzioni affinchè garantiscano il rispetto di un diritto di base dei lavoratori; diversamente l’azienda porterà la grave responsabilità dei propri atti con gli inevitabili riflessi negativi anche sulla operatività del già difficile tavolo previsto dall’intesa del 22 dicembre”. conclude il sindacalista.

Prima del voto la Slc aveva detto che risultato avrebbe impegnato tutti nella ricerca di una soluzione contro i licenziamenti”. Le Rsu di Roma avevano chiesto di interrompere la trattativa per far esprime i lavoratori, mentre le Rsu di Napoli, la sera del 21 dicembre, avevano firmato l’intesa al ministero dello Sviluppo economico che prevede la cassa integrazione da gennaio per tre mesi (gennaio a zero ore, febbraio al 70%, marzo al 50%) e la garanzia, entro il 31 marzo prossimo, di arrivare a un accordo che dovrebbe però portare a una riduzione sia costi sia dei salari.

La volontà dei lavoratori romani di rientrare nell’accordo raggiunto grazie alla mediazione del governo era stata espressa anche con la firma alla petizione lanciata dalla Uilcom che ha raccolto oltre 750 firme.

“Il numero di firme raccolte è un dato significativo – spiegava il segretario generale Salvo Ugliarolo – che smentisce la decisione di non firmare l’accordo presa dai delegati aziendali della sede romana. Porteremo queste firme al ministero dello Sviluppo economico e l’invito che rivolgiamo a governo e azienda è quello di provare a ricercare insieme a noi una soluzione per far rientrare in partita la sede di Roma prima che sia troppo tardi”.