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At&T-Time Warner, scelta obbligata per competere con Netflix

Il futuro delle telco e dei media è sempre più nei servizi on demand e su Internet: ne sono convinti i ceo dei due colossi Usa che si sono accordati per la maxi-fusione: solo così si compete con gli Ott, dicono gli analisti. Ma il prezzo regolatorio sarà altissimo

25 Ott 2016

Patrizia Licata

La colossale acquisizione da 85,4 miliardi di dollari proposta da At&t a Time Warner servirà alla telco americana per costruire una piattaforma di digital video in grado di rivaleggiare con Netflix: lo ha dichiarato la stessa At&t spiegando la strategia dietro l’operazione che già preoccupa le autorità per il rischio oligopolio ma che, se andrà in porto, trasformerà il gruppo delle Tlc in una delle più grandi aziende mondiali dei media, come nota il Financial Times.

Il merger è già stato approvato dai consigli d’amministrazione delle due società, ma il mercato teme che il regolatore non potrà fare a meno di intervenire su quella che si presenta come la quinta maggiore fusione nella storia dei media e delle telecomunicazioni e che porterebbe nelle disponibilità dell’operatore Tlc colossi come la catena televisiva Cnn, il maggiore studio cinematografico di Hollywood Warner Bros e la casa di produzione di contenuti Hbo.

La 21st Century Fox di Rupert Murdoch, uno dei tanti concorrenti di Time Warner, ha pubblicato una nota stampa chiedendo un’attenta valutazione del deal: “Con queste dimensioni e questa portata, e con l’impatto che ci sarà sui consumatori, lo scrutinio del regolatore deve essere attentissimo”, si legge.

Randall Stephenson, Ceo di At&t, resta ottimista: per lui l’accordo sarà approvato, perché sono pochi i precedenti in cui il regolatore ha bloccato la fusione tra aziende con core business diversi. Stephenson ha sottolineato che per At&t possedere i contenuti di Hbo e Warner Bros permetterà alla telco di muoversi velocemente nella trasformazione verso la fornitura di servizi video di nuova generazione, bilanciando il calo di audience della sua attività nella Tv satellitare (DirecTv). Più di ogni possibile ostacolo vale il desiderio degli operatori di mercati sempre più convergenti come Tlc e media di contrastare la forza di nuovi entrati come Netflix e Amazon che raccolgono vaste fette del pubblico grazie a efficaci alleanze delle loro piattaforme tecnologiche on-demand e case di produzione capaci di sfornare successi come House of Cards.

Unendosi a Time Warner, At&t cerca anche di aggirare alcuni ostacoli che finora hanno reso meno efficace e lenta la risposta a Netflix e agli altri over the top. La telco per esempio sta per lanciare il suo servizio video Ott chiamato DirecTv Now, che eroga contenuti direttamente su Internet, ma non ha potuto includere la possibilità di condivisione sui social e i servizi di messaggistica di spezzoni dei programmi più amati, perché non ha ottenuto i necessari permessi dai proprietari dei contenuti. “C’è la tendenza diffusa a proteggere gelosamente i propri contenuti. Così è difficile mandare avanti questo genere di innovazione che i consumatori chiedono”, nota Stephenson. E così At&t ha pensato di diventare essa stessa proprietaria del contenuto: prodotti di Time Warner come Game of Thrones passerebbero sotto la sua ala e “potremmo innnovare molto più velocemente”.

Jeff Bewkes, Ceo di Time Warner, che ha già indicato che resterà alla guida del colosso dei media anche dopo il takeover, pensa che l’on-demand sia l’unico futuro possibile: i clienti non sono più disposti a pagare abbonamenti da oltre 100 dollari al mese per una quantità di canali che non vedono. Il modello della tradizionale pay-Tv non funziona più: “Tutte le piattaforme video devono essere on-demand, come Hbo o Netflix”.

L’evoluzione del deal è tutta da vedere. Probabilmente At&t vorrà riappropriarsi dei contenuti Time Warner togliendoli a Netflix e trasferendoli in esclusiva sulla propria piattaforma, ma questo potrebbe pesare negativamente sul vaglio antitrust. Si prevedono comunque tempi lunghi per l’intero processo, dall’esame e eventuale approvazione dei regolatori alla fusione dei due colossi. Eppure, secondo il Financial Times, At&t non può che andare avanti su questa strada: l’anno scorso ha completato l’acquisizione (costata 49 miliardi di dollari) dell’operatore del satellite DirecTV e questo le ha garantito sostanziose nuove entrate ma le mette anche addosso la pressione di un business che ha “le ore contate”, perché i clienti americani stanno abbandonando i servizi Tv più tradizionali per abbracciare le alternative digitali.

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