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MAXI DECRETO IN VISTA

Banda larga, consultazione al via ma sui decreti “riserve” da sciogliere

In ballo i progetti per il triennio 2016-2018 a seguito dell’annuncio di Telecom Italia di voler cablare in Ftth/b 40 città. Intanto resta bloccato all’Economia il decreto sul credito di imposta: manca la copertura per il bando 2015. Spunta l’ipotesi di un maxi-decreto Comunicazioni in cui far confluire tutti i provvedimenti che saranno notificati a Bruxelles entro maggio. Ma c’è lo “scoglio” Quirinale

22 Apr 2015

Mila Fiordalisi

Partirà “a giorni” la nuova consultazione pubblica del Ministero dello Sviluppo Economico sulla banda ultralarga relativa al triennio 2016-2018. Lo annuncia in una nota ufficiale il Mise-Comunicazioni che fa il punto sulla “roadmap” legata al piano ultrabroadand del governo e anche sugli “aggiornamenti” legati all’annuncio, da parte di Telecom Italia, di un investimento per cablare in Ftth/b 40 città (l’azienda ha tra l’altro creato una divisione ad hoc capitanata da Carlo Filangieri). In realtà secondo indiscrezioni di qualche giorno fa l’avvio della consultazione era atteso per questa settimana, e secondo quanto riferisce una fonte del Mise a CorCom non è escluso che si parta “a ore”, ma ad ogni modo “i tempi sono molto stretti”.

“La società “in house” Infratel – si legge nella nota Mise-Comunicazioni – comunicherà agli operatori l’apertura della consultazione che durerà un mese e servirà a definire le nuove “aree nere”, quelle cioè dove non ci sarà necessità di interventi pubblici per il raggiungimento degli obiettivi del piano Bul, 100% del territorio a 30 Mbps e 50% della popolazione collegata a 100 Mbps”. Gli operatori di Tlc dovranno definire nei dettagli, anche temporali, i propri piani di investimento che si impegneranno formalmente a rispettare, in linea con la normativa europea.

Nel frattempo “entro maggio – si annuncia sempre nella nota – saranno notificati a Bruxelles gli aspetti operativi dei nuovi strumenti introdotti con il piano Bul: il credito d’imposta già previsto dallo Sblocca Italia, il fondo di garanzia di cui il governo sta discutendo con la Banca europea degli investimenti e con Cassa depositi e prestiti e il voucher per l’accensione dei servizi sulla rete di nuova generazione”. Secondo quanto risulta a CorCom però non sono ancora definiti gli strumenti legislativi attraverso cui attuare le norme in questione: sul credito di imposta- sempre secondo quanto risulta a CorCom – va ancora sciolta l’obiezione sul bando 2015 (problema di copertura finanziaria) da parte del ministero dell’Economia. E si sta inoltre valutando la possibilità di far confluire tutti i provvedimenti attuativi in un unico “maxi” decreto Comunicazioni. Ma anche qui la questione è tutta da mettere a punto, considerato che un decreto legge di questo tipo potrebbe non avere il via libera da parte del Quirinale, non trattandosi di un decreto dalle caratteristiche “d’urgenza”. Insomma, al momento non è chiaro cosa finirà sul tavolo di Bruxelles, ma la squadra di governo sta lavorando alacremente alla definizione del “piano”.

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Riguardo ai fondi, la note del Mise-Comunicazioni precisa che per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda europea 2020, il piano Bul prevede investimenti per circa 12 miliardi, di cui 6,5 pubblici. Di questi circa 2 miliardi provengono dai fondi Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) e Feasr (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) che, tuttavia, non saranno sufficienti in nessuna regione italiana per raggiungere i livelli di copertura previsti dal piano Bul. “Di qui la necessità da parte del governo di negoziare un accordo con le regioni per l’utilizzo dei circa 4,5 miliardi del Fsc (Fondo sviluppo e coesione)”.

Conclusi tutti i bandi regionali per la banda larga – ricorda il Ministero – sono nel frattempo partiti i primi bandi di gara Infratel per la banda ultralarga in 8 regioni (Sicilia, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Molise, Lazio e Toscana), alcuni a incentivo, altri a intervento diretto. Sempre con le Regioni e i Comuni il Mise sta lavorando alla messa a punto delle regole tecniche del Catasto nazionale delle infrastrutture, previsto dallo Sblocca Italia, uno strumento che si stima possa abbattere i costi di posa della fibra del 20%.