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L'INCHIESTA

Banda ultralarga, Tim rischia multa fino al 10% del fatturato wholesale e retail

In un documento di oltre 100 pagine l’Antitrust mette nero su bianco l’indagine effettuata a seguito dei ricorsi presentati dai competitor sul progetto di infrastrutturazione delle aree bianche. La più danneggiata dalle condotte è Open Fiber. “Strategia molto grave”. In ballo anche una sanzione supplementare fra il 15% e il 25%. La conclusione del procedimento fissata al 30 settembre

24 Mag 2019

Mila Fiordalisi

Direttore

Una multa fino al 10% del fatturato 2018 derivante dai servizi wholesale e retail. Con un’opzione di un’ulteriore sanzione calcolata fra il 15 e il 25%. Questa la stangata che potrebbe profilarsi a carico di Tim a seguito dell’indagine Antitrust avviata a giugno del 2017 sul progetto Cassiopea sugli investimenti in fibra nelle aree bianche. In un documento da 121 pagine l’Authority ha ricostruito nero su bianco tutta la vicenda fino alle considerazioni conclusive che l’hanno portata a differire la chiusura del procedimento al 30 settembre 2019.

Il documento “Comunicazione delle risultanze istruttorie e del termine di chiusura della fase di acquisizione degli elementi probatori nel procedimento A514”, evidenzia una “strategia molto grave – si legge al punto 505 delle Considerazioni conclusive – specie nelle condotte finalizzate a compromettere lo svolgimento degli investimenti pubblici nelle aree bianche”. Una condotta a danno dei concorrenti e in particolare di Open Fiber, anche se il dossier indaga la situazione ad ampio spettro considerati anche i ricorrenti Infratel, Wind Tre, Vodafone ed Enel.

A pagina 116 del documento, punto 504, si legge infatti che dall’analisi della documentazione emerge una “strategia anticoncorrenziale complessa nelle aree bianche” con condotte atte a “preservare ingiustificatamente il potere di mercato wholeasele e retail detenuto da Tim” e “a ostacolare l’ingresso sul mercato su Open Fiber” scongiurando “una trasformazione sul mercato secondo condizioni di concorrenza infrastrutturale” e a “impedire un regolare confronto competitivo”. E addirittura al punto 505 si legge che “Tim sembra voler boicottare” i competitor con l’obiettivo di “prolungare assetto di mercato”.

A pagina 103 delle risultanze in da un dettagliato grafico– relativo al periodo dicembre 2015- dicembre 2018 – emerge chiaramente come a partire dal dicembre del 2016 si sia appiattita la curva di crescita di Open Fiber a fronte di una crescita di Tim.

In attesa delle decisioni definitive l’Antitrust al punto 518 dei “Criteri per la quantificazione della sanzione” sottolinea che è da prendere in considerazione il valore delle vendite del fatturato derivante dai servizi wholesale e retail dell’anno 2018 corrispondente rispettivamente a una forchetta fra i 700 milioni e 1,2 miliardi per la porzione wholesale e di 3-5 miliardi per quella retail. Forchette su cui è valutata una sanzione fino al 10% del fatturato stesso. Nel documento si puntualizza inoltre che relativamente a “specifiche condotte più gravi” potrebbe essere applicata una sanzione supplementare fra il 15% e il 25% sempre in merito al fatturato wholesale e retail.

Non sono bastati dunque gli impegni presentati da Tim a convincere l’Authority che a novembre scorso ha deciso di rigettarli e di procedere e di rimandare la chiusura del procedimento al prossimo 30 settembre anche a seguito della richiesta di proroga concessa su richiesta a Timin scandenza il prossimo 31 maggio.

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