LA VISION

Bernabè: “Open Fiber potrebbe avere la meglio se Tim non trasformerà la sua rete”

La tesi dell’ex Ad di Telecom oggi alla presidenza di Cellnex, nel libro “A conti fatti. Quarant’anni di capitalismo italiano”. “Tecnologie diverse, integrazione complicata”. Minori costi di gestione per la società guidata da Ripa. “Si rischia parabola discendente di quella che negli anni Novanta è stata la sesta compagnia mondiale di Tlc”

28 Set 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

Se non si troverà una soluzione e a meno che Telecom non riesca ad accelerare il processo di trasformazione della sua rete potrebbe essere la rete di Open Fiber con i suoi minori costi di gestione ad avere la meglio”: questa la conclusione a cui giunge Franco Bernabè, ex Ad di Tim e attuale presidente di Cellnex, nel libro “A Conti fatti. Quarant’anni di capitalismo italiano” (edito da Feltrinelli e a cura di Giuseppe Oddo). Nel capitolo intitolato “La battaglia per le rete di telecomunicazioni”, Bernabè analizza le tappe salienti che dal 2007 hanno portato fino alla nascita della wholesale company di Enel e Cdp fino ai giorni nostri, quelli del dibattito sulla newco delle reti nel paragrafo “La concorrenza con Open Fiber e la parabola discendente”.

Rispetto alla struttura storica della rete Telecom, composta da 10.500 centrali di accesso da 500 centrali intermedie e da 30 centrali di base, Open Fiber una volta ultimata avrà un’infrastruttura molto più leggera, composta da 2500 centrali di accesso e da 300 nodi intermedi. Avrà dunque costi molto più bassi di Telecom e un altrettanto ridotto fabbisogno di personale”, evidenzia Bernabè. Ma al di là dei costi e della struttura delle due reti, il nodo principale nell’ambito del progetto AccessCo – quello appena annunciato da Tim e Cassa Depositi e Prestiti che mira a integrare gli asset di rete di Tim e Open Fiber in un’unica società – è di tipo tecnico. “Trattandosi di due tecnologie alternative con architetture completamente diverse l’integrazione auspicata dal governo sarà molto complicata per ragioni tecniche e regolatorie e per l’opposizione dei concorrenti”.

Di qui la necessità di una soluzione che però rischia di spostare il peso specifico su Open Fiber più che su Tim con conseguenze più che negative sul futuro dell’azienda guidata da Luigi Gubitosi. “Si compirebbe così la parabola discendente di quella che è stata negli anni Novanta la sesta società di telecomunicazioni del mondo. Per la quale ho rimpianto di non essere riuscito a fare ciò che ho fatto per Eni”, scrive Bernabè chiedendosi cosa avrebbe potuto fare “di meglio e diversamente” pur non trovando “una risposta che mi soddisfi”. Ma a conti fatti Bernabè punta il dito contro il mercato: “Riflettendo mi sono convinto che, pur nelle drammatiche vicende che hanno caratterizzato il mio percorso in Eni, lo Stato abbia garantito all’impresa la stabilità necessaria a realizzare un impegnativo programma di recupero e che invece il mercato con i suoi traguardi brevi dettati dai vincoli della finanza, lo abbia impedito a Telecom”.

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