L'INTERVISTA

Italia a 1 Giga: “Rinascita dei territori grazie alla banda ultralarga”

Nicola Blefari e Piero Castoldi del Cnit fanno il punto sulle opportunità che si aprono a seguito dell’aggiudicazione della gara da 3,4 miliardi in cui Open Fiber ha portato a casa la maggior parte dei lotti e quelli più “redditizi”. Ftth tecnologia fondamentale anche per l’evoluzione delle reti mobili. Riflettori già puntati sul 6G

18 Ago 2022

Mila Fiordalisi

Direttore

fibra-ottica

Il piano Italia a 1 Giga consentirà di affrancare una larga parte del territorio italiano dal digital divide creando nuove opportunità legate alla modernizzazione delle attività quotidiane dei cittadini e delle imprese che abitano in quei territori. Non solo: tali territori spesso indicati come aree “interne” o aree “marginali” spesso corrispondono a zone paesaggisticamente di grande valore ma soggette a spopolamento. Esse potranno rinascere e ospitare fasce della popolazione che lavorano in smart working o che intendono stabilirsi in questi territori sia come privati cittadini sia come imprenditori”. Il direttore del Cnit Nicola Blefari e Piero Castoldi docente dell’Università Sant’Anna di Pisa e membro del Cnit fanno il punto con CorCom sulle opportunità che si aprono a seguito dell’aggiudicazione della gara da 3,4 miliardi per l’infrastrutturazione a banda ultralarga nelle aree grigie. Gara in cui Open Fiber ha portato a casa la maggior parte dei lotti – 8 sui 14 – nonché le aree più “redditizie”.

Il piano Italia a 1 Giga prevede di fornire all’utenza nelle aree grigie la possibilità di avere un accesso ad almeno 1 Gb/s in download e almeno 200 Mb/s in upload. E impatterà a catena, ne sono convinti i due esperti anche su altre aree: “Tutti i nuovi servizi in rete di natura innovativa, oltre il semplice telelavoro, potranno trovare piena realizzazione anche nelle aree bianche, quali ad esempio la tele-medicina, il tele-soccorso, la manutenzione remota, ed in generale tutti quei servizi che sono arricchiti da telepresenza o teleoperazione tramite comunicazione multimediale e in tempo reale”.

Si apre la fase dell’execution: gli operatori lanciano l’allarme sulla carenza di manodopera. Come intervenire?

Su questo fronte bisogna estendere l’allarme alla cronica mancanza di personale a tutti i livelli con expertise scientifico-ingegneristico in area Ict e in particolare nelle telecomunicazioni. Mancano laureati e diplomati soprattutto in relazione alle sfide e all’extra richiesta di competenze lavorative che saranno necessarie alla realizzazione delle infrastrutture del Pnrr. Anche il rapporto Desi recentemente pubblicato evidenzia come nella classifica delle competenze digitali siamo quart’ultimi, in Europa, pur essendo la terza economia dell’Unione. È necessaria una forte sensibilizzazione e stimoli e orientamento alla scelta delle materie Stem sia nelle scuole superiori che all’università al fine di recuperare il gap tra domanda e offerta in questo settore. Diversi atenei italiani hanno lanciato programmi specifici sia per attrarre talenti verso queste discipline sia per ridurre l’annoso problema del gender gap. Inoltre, è necessaria una politica di dinamiche salariali più competitive con il resto dell’Europa perché uno dei motivi della carenza di personale è legato all’uscita dal nostro paese di personale qualificato verso paesi e realtà che offrono condizioni economiche più favorevoli. Infine, è necessario fare uno sforzo per migliorare l’immagine della professione dei tecnici e degli ingegneri, che è oggi penalizzata rispetto ad altri settori, come l’area medica e quella economico-giuridica.

La disponibilità di reti Ftth sta aumentando, quanto è importante la connettività in fibra fino alle abitazioni?

La tecnologia Ftth porta la connettività in fibra ottica molto vicina al cittadino. È un approccio che consente un cambio radicale di paradigma rispetto alla capacità di banda che quindi può agevolmente raggiungere appunto il Gb/s come velocità di punta almeno in download e abilitare una serie di servizi video ad alta qualità e, con lo smart working/studying di oggi, consentire anche a nuclei famigliari numerosi di operare simultaneamente senza preoccupazioni. Inoltre, la disponibilità di un servizio Ftth che arrivi direttamente alle stazioni radio base di telefonia cellulare consente di supportare nella sua pienezza le funzionalità di 5G nelle sue varie declinazioni di eMbb (user experience ad alta velocità), Urlcc (servizi in tempo reale), mMtc (popolazione di terminali IoT molto vasta). Il dispiegamento di una tale infrastruttura, già disponibile nelle aree nere, quando sarà completata anche nelle aree bianche e grigie, amplierà il bacino di popolazione che potrà usufruire di queste funzionalità, sia come infrastruttura fissa che come infrastruttura mobile.

C’è però l’annosa questione della domanda.

L’esperienza dell’utilizzo delle reti a larga banda evidenzia come sia necessario rompere un possibile circolo vizioso. L’investimento per nuove infrastrutture corrisponde a una aspettativa d’uso dell’infrastruttura, ma spesso questa non si manifesta senza la presenza appunto delle infrastrutture. L’esperienza del passato è stata tale per cui, almeno nelle aree non a fallimento del mercato, si è di fatto sempre manifestato prima il dispiegamento dell’infrastruttura. Questi servizi sono stati valorizzati nelle aree a forte domanda che ne hanno apprezzato i benefici. Successivamente queste infrastrutture si sono propagate in altre aree del paese attraverso interventi degli operatori stessi o sussidiate da interventi pubblici. In questo periodo abbiamo il vantaggio del Pnrr, che consentirà di rompere questo circolo, stimolando la creazione della rete e quindi eliminando o riducendo le resistenze iniziali.

Quali saranno le sfide dei prossimi anni sul fronte banda ultralarga?

Le attuali architetture delle reti di accesso (access) e di dorsale (metro-core) sono progettate per capacità di 1 Gb/s verso l’utente e vari Terabit al secondo nei segmenti core. L’ampliamento delle capacità che potrà essere richiesta con l’avvento del 6G richiederà un adeguamento delle tecnologie di trasporto. La classica connettività fissa potrà evolvere verso nuove architetture di reti ottiche passive che utilizzano nuove dimensioni di multiplazione nella rete ottica passiva di accesso (ad es. la multiplazione di lunghezza d’onda o la divisione di tempo grazie all’incremento di velocità di trasmissione) e contemporaneamente saranno in competizione con le promesse di banda che il 6G prevede di mettere in campo, decuplicando le velocità di picco del 5G. In tutti casi, nel segmento metro-core sarà necessario un aumento anche di due ordini di grandezza della capacità di trasmissione che può avvenire ad esempio attraverso l’utilizzo dello space division multiplexing (ad es. con le fibre multicore), come sperimentato nel laboratorio Fibers del Cnit dell’Aquila o attraverso soluzioni di sistemi coerenti (modulazioni multilivello), sperimentate al Laboratorio Nazionale di Reti e Tecnologie Fotoniche del Cnit di Pisa. Anche la messa in sicurezza delle trasmissioni in fibra ottica nativamente realizzabile con la scambio di chiavi mediante tecnologie quantistiche rappresenta un aspetto importante delle future reti a larga banda. Possiamo infine citare la fotonica integrata, che consente una nuova generazione di trasmettitori con beamforming (puntamento variabile della trasmissione del segnale) per le future stazioni radio base B5G e 6G.

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