L'APPROFONDIMENTO

Rete unica Tlc, ritorno al passato o “golden standard” per le telco europee?

Il Financial Times accende i riflettori sul “caso italiano”, un unicum dovuto anche e soprattutto alla mancanza della cable Tv. AccessCo ricostituirà un monopolio? Oppure è questa la strada per consentire agli operatori di monetizzare la fibra? E intanto da Oltremanica l’Ad di Vodafone Nick Read si dice contrario al progetto

09 Set 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

La rete unica italiana delle Tlc finisce sulle colonne del Financial Times che apre una serie di interrogativi sui piani portati avanti da Tim e Cassa Depositi e Prestiti nonché sulla posizione del governo. Duri, in molti passaggi, i toni del quotidiano britannico che nel definire la situazione italiana un “unicum” – anche e soprattutto a causa della mancanza della cable Tv che ha inevitabilmente condizionato l’evoluzione dello scenario nazionale – evidenzia i nodi ancora da sciogliere.

L’industria italiana delle telecomunicazioni ha sempre nuotato controcorrente in Ue e mentre le società di Tlc in altre parti d’Europa hanno passato vent’anni a lamentarsi del fatto che le autorità di regolamentazione e i governi sono ossessionati dalla promozione della concorrenza l’Italia annuncia un piano per unire le due reti, ricreando di fatto un fornitore di banda larga monopolistico“, si legge nelle colonne del Ft in merito al progetto AccessCo, alias alla newco Tim-Open Fiber la cui proprietà della rete sarebbe in capo all’azienda guidata da Luigi Gubitosi.

Nonostante la discesa in campo di Fastweb e Tiscali il Ft evidenzia che le perplessità da parte degli altri competitor restano in piedi. E a proposito di competitor, l‘amministratore delegato del gruppo Vodafone, Nick Read, in un intervento su Politico, evidenzia che “le infrastrutture digitali devono guardare avanti, non indietro, e i monopoli e la concorrenza forzata sono cattivi per i consumatori”.  “Il governo (italiano, ndr) sta cercando di ricreare quel monopolio nella rete fissa che i precedenti governi e le istituzioni europee avevano smantellato nel tempo”. Il “consolidamento” tra Telecom e Open Fiber lascerebbe gli altri provider “con solo un venditore di accesso all’ingrosso alla rete, cioè di nuovo Telecom Italia. I clienti di Open Fiber, Vodafone incluso, dovrebbero competere contro le offerte per la banda larga di Telecom Italia senza avere altra opzione se non comprare l’accesso all’ingrosso da loro. Creare qualunque forma di concorrenza in Italia è stato notoriamente difficile, solo con la creazione di Open Fiber qualche anno fa l’Italia ha iniziato a modernizzare le sue reti fisse”, quindi “invertire un modello di monopolio fallito non può essere una cosa buona né per la concorrenza né per gli investimenti, e va contro quattro decenni di politiche antimonopolistiche e leggi Ue”.

Tornando all’analisi del Financial Times stando al commento di un “anonimo” dirigente delle Tlc “con la fusione si sta progettando il suicidio perfetto per la fibra e ricreando un mostro“. Vero è però che sono molte le società di analisi e gli esperti che non la pensano in questo modo, e anzi ritengono la liaison un precedente che potrebbe aprire a un nuovo “modello” per le telco zavorrate dai debiti. “Una rete di questo tipo potrebbe essere il golden standard della monetizzazione completa in fibra”, evidenzia l’analista di Citi Georgios Ierodiaconou. E la rete unica delle Tlc italiana potrebbe rappresentare per le banche e gli investitori un precedente per altre società di telecomunicazioni europee altamente indebitate, come BT nel Regno Unito, che cercano di estrarre valore dalle proprie risorse di rete senza perdere il controllo”.

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