IL DOSSIER SCORPORO

Tlc, i sindacati: “Tim perno del sistema con garanzia dello Stato”

La Cgil continua a ribadire la propria contrarietà allo scorporo: “Bisogna prendere esempio da Francia e Germania con Orange e Deutsche Telekom campioni nazionali”. La Uilcom lancia l’allarme energia: “Aumenti sproporzionati rischiano di mettere fortemente in ginocchio un settore già sofferente”

27 Ott 2022

Mila Fiordalisi

Direttore

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Manca in Italia un soggetto che riesca a dare un indirizzo complessivo di sviluppo. Cosa, questa, che fanno tipicamente le aziende integrate. Accade così nel resto d’Europa, dove il mercato è ugualmente liberalizzato”. In una nota a firma di Barbara Apuzzo, responsabile Politiche e sistemi integrati di telecomunicazione della Cgil nazionale, e Riccardo Saccone, segretario nazionale Slc Cgil, il sindacato richiama il Governo alla massima attenzione sul “caso Tim” invitando all’adozione di un modello similare a quello di Francia e Germania in cui le due telco Orange e Deutsche Telekom “rappresentano il perno intorno al quale si muove tutto il sistema, con la garanzia data dalla presenza dello stato che ne orienta scelte e politiche di sviluppo”.

No allo scorporo della rete

La Cgil ribadisce la propria contrarietà in merito al progetto di scorporo nell’ambito del piano industriale della telco: “L’idea di rinunciare ad avere il nostro campione nazionale, spacchettando Tim, non ci sembra una grande intuizione. Perderemmo il controllo su un altro asset strategico, condannando il nostro Paese alla marginalità nel confronto internazionale”. Secondo i sindacalisti “con miope tenacia si porta avanti un progetto sempre meno chiaro che vede nella separazione tra rete e servizi di Tim il massimo della sua espressione. E lo facciamo in un momento in cui, la richiesta di connettività cresciuta con la pandemia da una parte, e le risorse messe a disposizione dal Pnrr dall’altra, rappresenterebbero un’occasione unica per invertire questa tendenza distruttiva. Per Apuzzo e Saccone “se il dibattito rispetto alla manodopera che servira’ per costruire la rete (unica?) si avvita intorno alla necessità di scavare micro trincee per posare i cavi e si rinuncia alle intelligenze che lavorano sulla gestione e lo sviluppo di dati abbiamo già perso sotto ogni aspetto, condannando il nostro Paese ad essere un grande mercato da conquistare, in cui anche la richiesta di manodopera sarà sempre più povera”.

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Stop alla guerra dei prezzi, serve in piano industriale

Nel commentare i dati emersi dal report di Mediobanca sulle Tlc – in Italia, nel solo nel primo semestre dell’anno si sono bruciati 600 milioni di ricavi – i due sindacalisti evidenziano che “la tendenza affonda le sue radici, lo diciamo da tempo, in una competizione al ribasso tra gli operatori di Tlc, giocata tutta sui prezzi da offrire ai consumatori, nella totale assenza di un progetto di industrializzazione per questo settore che passi attraverso un’idea diversa di mercato. Questo modello però non produce i suoi effetti negativi solo sui conti delle imprese di Tlc, ma danneggia gravemente gli interessi generali del Paese”

La Uilcom lancia l’allarme energia

A inizio mese in una nota il segretario generale della Uilcom, Salvo Ugliarolo, ha aggiunto ulteriore carne al fuoco: “Siamo fortemente preoccupati sul rischio che sul settore delle Tlc possa pesare il problema del caro energetico. Abbiamo avuto prova del ruolo che le telecomunicazioni hanno avuto durante il periodo difficile della pandemia.  Gli aumenti sproporzionati a cui stiamo assistendo rischiano di mettere fortemente in ginocchio un settore che già paga per colpa dell’incapacità di terzi e che ora, a causa di questo problema, acuisce ancora di più il contesto dell’intera filiera. Non vorremmo che il problema venga a sua volta ribaltato sui lavoratori che di fatto, prima ancora come cittadini, vivono le difficoltà di tutto il contesto che riguarda l’Intero paese”.

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