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L'INTERVISTA

Ultrabroabdand, Open Fiber: “È la fibra l’asset della Gigabit Society”

L’azienda prima in Italia a testare sul campo il nuovo servizio di accesso 10G Pon. Domenico Angotti: “Nel mercato residenziale il video rappresenta la killer application. Ma servono reti ad altissima prestazione e velocità prima ancora che la domanda esploda”

30 Gen 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

È la fibra ottica il pilastro dell’ultrabroadband. E non sarà il 5G a ribaltare l’ordine dei fattori. Anzi, come ampiamente noto, la quinta generazione mobile e tutte le altre che vedranno la luce nei decenni a venire dovranno necessariamente “appoggiarsi” alla fibra per esprimere appieno il proprio potenziale”. Domenico Angotti, Responsabile Ingegneria di Open Fiber fa il punto con CorCom sull’evoluzione delle reti e accende i riflettori sul 10G Pon, “tecnologia che per primi abbiamo testato sul campo in Italia e che consente in accesso velocità di connessione fino a 10 Gb al secondo sia in download sia in upload, ovvero 100 volte 100Mb”.

Angotti, non siamo ancora nell’era del Giga e già puntate sui 10?

Ce lo possiamo permettere perché la nostra rete in fibra ottica è già progettata e realizzata con caratteristiche che ne consentono la scalabilità con operazioni semplici. Il punto è chi ci abbiamo visto lungo e che chi considerava il nostro progetto troppo avveniristico e non in linea con la domanda di mercato si è di fatto già ricreduto. Di rame in Italia non si parla più perché è una soluzione anacronistica ed è evidente che l’Ftth (Fiber to the Home), sia l’unica tecnologia in grado di rispondere a un traffico dati in continua e forte crescita, con un Cagr del 30% e che anche per la trasformazione digitale del Paese non si potrà prescindere da una infrastruttura di alta connettività e a prova di futuro, anche per recuperare il pesante divario sulla digitalizzazione con la maggior parte dei paesi europei. E il discorso vale ancor di più se si considera cosa accadrà nei prossimi anni. Tanto per darle qualche numero: Ovum stima che nel 2023 il 48% degli utenti mondiali del broadband fisso disporrà di una velocità maggiore ai 100 Mbps. E inoltre ricordo che secondo la legge di Nielsen la velocità del broadband residenziale aumenta con un Cagr del 50%: se dunque nel 2018 abbiamo una velocità di picco di 1Gb nel 2024 arriveremo a 10 Gb.

Ma a cosa serve tutta questa quantità di Gb? E in Italia poi?

La banda precede sempre l’applicazione. E peraltro la domanda di consumo dati sta evolvendo molto velocemente, anche a seguito dell’offerta crescente ad esempio dei contenuti video e anche dell’innovazione sul fronte degli standard tecnologici, il 4k ma anche l’8k, si pensi che mondialmente le Tv 4K nel 2021 passeranno da 400 a 700 milioni. Con il 10G Pon bastano 40 secondi per scaricare un videogame in 4k da 50GB. Uno stesso film 4K in formato 8k occupa un volume dati pari al triplo. Stando a recenti rilevazioni nel 25% delle abitazioni mondiali ci sono tra smart TV, tablets, smartphones, elettrodomestici, assistenti virtuali, Vr/Ar e pc più di 10 dispositivi connessi alla rete, negli Stati Uniti in un’abitazione su tre. E sa come sono connessi? Prevalentemente attraverso il wi-fi, quindi alla rete fissa, per una quota pari all’80%. Da indagini condotte su diversi mercati mondiali emerge che il cliente Ftth non solo sia più soddisfatto di un cliente su rete DSL, ma anche con un maggiore consumo dati e una maggiore propensione per l’adozione di servizi digitali avanzati, il che crea un ciclo virtuoso con importanti e positive ricadute sociali ed economiche. Ricordando la tesi dell’economista William Stanley Jevons, un miglioramento tecnologico che rende più efficiente l’uso di una risorsa, nel nostro caso la banda, produce un aumento della domanda.

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Sta dicendo che il 5G è sopravvalutato?

No, sto dicendo che i dati parlano chiaro: gli utenti si collegano alla rete in modalità stanziale molto più che in mobilità e lo fanno attraverso il wi-fi. Il 5G ha potenzialità enormi in diversi segmenti, in mobilità, per alcune applicazioni industry mission critical e di IoT massivo ma esperienze quali a visione di film o il gaming online – non avvengono se non in minima parte attraverso la rete mobile, pertanto è un falso mito che il 5G sostituirà l’Ftth o renderà obsoleto il wi-fi. Al contrario la richiesta sul mercato della fibra è in continuo aumento. E, in ogni caso, la fibra è essenziale per il backhauling, quindi non può esistere 5G senza fibra.

Siete stati pionieri in Italia sul 10G PON. Che cosa avete fatto esattamente e quali sono gli obiettivi ad oggi?

I test sia sul campo – lo scorso anno nell’area dei Navigli a Milano – sia in laboratorio nella nostra Open Factory di Roma, hanno già comprovato la funzionalità e disponibilità della tecnologia. Che di fatto è pronta per l’uso sia per il residenziale sia per il business. Siamo in grado di offrire agli operatori una soluzione di connettività avanzata punto-punto e quindi mettere in grado le aziende di dotarsi delle infrastrutture di Tlc più performanti. La rete in fibra è un asset tecnologico fondamentale, noi come operatore wholesale-only lo sappiamo bene e ci abbiamo investito e stiamo continuando a farlo. Un asset il cui valore crescerà proprio tenendo conto dell’evoluzione della data economy. In alcuni Paesi, in particolare Corea e Giappone, il 10G Pon è già commerciale, così come in Svizzera e Svezia. Ovum prevede che nel 2024 su 10 clienti Ftth incrementali la metà saranno 10G Pon. Noi di Open Fiber ci siamo preparando al meglio per permettere al paese l’evoluzione verso la Gigabit Society. E il futuro è molto più vicino di quel che si pensi.

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