LA CRISI DELLE TLC

BT, maxi piano di licenziamenti: coinvolti 55mila lavoratori

La telco britannica annuncia la riorganizzazione in occasione della presentazione dei risultati dell’anno fiscale. Si punta a tagliare costi per 3 miliardi all’anno da qui al 2025. Ed entro il 2030 è prevista la dipartita di oltre il 40% dei dipendenti

Pubblicato il 18 Mag 2023

BT

BT Group ridurrà la propria forza lavoro, tra dipendenti e collaboratori, fino al 42% nei prossimi sette anni, nell’ambito di un’operazione generale di riduzione dei costi aziendali. Il totale dei lavoratori, compresi quelli impiegati da terzi per conto di BT, scenderà dunque a 75mila-90mila unità entro l’anno fiscale che si concluderà a marzo 2030, rispetto ai circa 130mila attuali.

Lo ha dichiarato la stessa azienda in una nota, rendendo esplicita una strategia che in realtà prosegue senza far troppo clamore da circa cinque anni. L’amministratore delegato Philip Jansen ha infatti ridotto la forza lavoro cercando al contempo di aumentare i profitti, puntando a un risparmio di 3 miliardi di sterline all’anno entro la fine del 2025. L’azienda, del resto, sta valutando tagli più drastici almeno dal 2019, e la Borsa sembra dare ragione al piano: il titolo è salito del 32% quest’anno. “Il nuovo gruppo Bt sarà un’azienda più snella con un futuro migliore”, ha affermato Jansen, aggiungendo però che sperava che la riduzione potesse essere completata principalmente attraverso l’abbandono naturale piuttosto che con il licenziamento.

I risultati dell’anno fiscale

L’annuncio dei tagli arriva insieme ai risultati finanziari raggiunti nell’anno fiscale chiuso il 31 marzo 2022. I ricavi ammontano a 20,68 miliardi di sterline (circa 23,80 miliardi di euro), in calo dell’1% rispetto ai 20,85 miliardi di sterline registrati nell’esercizio precedente, con la crescita di Openreach (la società interamente controllata da BT che gestisce cavi telefonici, condotti, armadi e centralini che collegano quasi tutte le case e le aziende nel Regno Unito alla rete telefonica ea banda larga nazionale) zavorrata dal calo delle altre unità.

L’ebitda rettificato è pari a 7,9 miliardi di sterline, in aumento del 5% grazie alla crescita di Openreach e divisione Consumer, ma rallentato dal calo della componente Enterprise. L’utile prima delle imposte dichiarato è di 1,7 miliardi di sterline, in calo del 12% a causa dell’aumento degli ammortamenti per la costruzione della rete e di voci specifiche, parzialmente compensato dalla crescita dell’ebitda adjusted.

Commentando i risultati, Philip Jansen ha spiegato che “abbiamo rispettato le nostre previsioni per l’anno fiscale 2023: quest’anno abbiamo registrato una crescita del fatturato e dell’ebitda proforma per la prima volta in sei anni, pur affrontando un contesto macroeconomico straordinario. Negli ultimi quattro anni ci siamo attenuti fermamente alla nostra strategia e sta funzionando. “Openreach è in forte competizione ed è chiaro che i clienti amano la fibra ottica. Il consiglio di amministrazione di Openreach ha riaffermato l’obiettivo di raggiungere 25 milioni di locali con la fibra ottica entro la fine del 2026 e prevede di accelerare ulteriormente l’adozione della rete. Nel settore Consumer stiamo ottenendo risultati per i clienti con una forte crescita nell’Fttp e nel 5G, e stiamo anche nel B2B un ritorno alla crescita dei ricavi nell’ultimo trimestre”.

Una strategia parallela a quella di Vodafone

La scelta di BT di ristrutturare l’organizzazione si inserisce in un trend generale che riguarda gran parte del settore delle Tlc. Qualche giorno fa anche Vodafone ha annunciato un taglio di 11mila posti di lavoro nei prossimi tre anni, con una semplificazione sia della sede centrale sia dei mercati locali. Come per BT, è stata la stessa ceo Margherita Della Valle, presentando la sua strategia e i conti 2023 a spiegare la scelta: “La nostra prestazione non è stata abbastanza buona. Per un risultato costante, Vodafone deve cambiare”.

Il piano triennale parte dall’analisi delle tlc in Europa e tocca subito il tasto sensibile del rendimento per gli azionisti: “Il settore delle telecomunicazioni europeo ha tra i più bassi Roce (il rendimento del capitale investito, ndr) in Europa, accanto al più alto capitale richiesto di investimento” con un impatto sul rendimento degli azionisti. Ma per Vodafone, ha spiegato Della Valle, “la performance è peggiorata nel tempo” e a questo è collegata l’esperienza dei clienti, con differenze tra paese e paese. “Dobbiamo superare alcune sfide evidenti. Siamo più complessi di quanto dobbiamo essere, il che limita la nostra agilità commerciale locale”, ha aggiunto l’Ad. “Riequilibreremo la nostra organizzazione per massimizzare il potenziale di Vodafone Business, cosa che continua a fare accelerare la crescita; per vincere nei nostri mercati consumer, ci concentreremo nuovamente sulle basi e forniremo l’esperienza semplice e prevedibile che i nostri clienti si aspettano; saremo un’organizzazione più snella e semplice e concentreremo le nostre risorse su un portafoglio di prodotti e aree geografiche dimensionato correttamente per crescita e rendimenti col tempo”.

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