Call center, Azzola: "Con il Jobs Act la crisi la pagheranno i cittadini" - CorCom

LA CRISI

Call center, Azzola: “Con il Jobs Act la crisi la pagheranno i cittadini”

Il segretario generale della Slc Cgil: “Con le nuove norme ci sarà solo sostituzione di lavoratori messi fuori mercato. E la collettività pagherà due volte: per gli incentivi alle assunzioni prima e per gli ammortizzatori poi”

05 Mar 2015

Federica Meta

Non sono piaciute alla Cgil le dichiarazioni del ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, sulla crisi dei call center nelle quali ribadiva l’impegno del governo per disincetivare le delocalizzazioni e per fare nuove regole sulle commesse nella PA.

“Mentre il settore è attraversato da migliaia di licenziamenti, da vertenze che incidono pesantemente sulle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori e da una crisi le cui origini sono da ricercarsi nel caos normativo introdotto dal Governo, sconcerta leggere le dichiarazioni rilasciate dal ministro Guidi in risposta a un’interrogazione in merito all’operato del Governo – sottolinea Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil – Da un lato il ministro continua a ripetere che si è intervenuti per far rispettare una legge del 2012 che garantisce la sicurezza dei dati dei cittadini e rende più complicate le delocalizzazioni all’estero, omettendo che ad oggi nessun intervento sui committenti è stato realizzato e che la legge risulta ancora totalmente disattesa.

In merito al Gruppo Tecnico di Lavoro voluto dal governo per ricercare soluzioni ai problemi del settore, Azzola evidenzia che il ministro “ha omesso di dire che quel Gruppo Tecnico di Lavoro non si è mai riunito” e che “cita inoltre alcune soluzioni su gare pubbliche e incentivi, che rischierebbero di aggravare ulteriormente la situazione in quanto del tutto inadeguate e inefficaci a risolvere le crisi in atto”.

“Infine, chiosa sulle crisi in corso ostentando una tranquillità incomprensibile mentre nella realtà ai 1500 lavoratori calabresi di Infocontact si chiede di dimezzarsi le retribuzioni passando da 1000 a 500 euro al mese, non perché non ci siano i volumi ma perché gli incentivi introdotti dal Governo rendono più conveniente spostare quel lavoro su altri siti – prosegue il sindacalista – Su Almaviva dichiara considerazioni banali omettendo di dire che l’azienda è fuori mercato perché gli incentivi e le regole introdotte dal Governo consentono ad un nuovo operatore di offrire importi ai committenti inferiori sino al 40% rispetto al costo sostenuto da Almaviva. Tutto questo mentre sono aperte crisi occupazionali che riguardano oltre 5000 persone che stanno perdendo il posto di lavoro a causa dei meccanismi di sostituzione dell’occupazione causati dalle norme di Legge”.

Secondo la Slc in questo modo, “le assunzioni che saranno conteggiate per sostenere le ragioni di chi ha voluto il Jobs Act, in realtà non saranno nuova occupazione ma sostituzione di lavoratori messi fuori mercato dal Governo e per i quali la collettività pagherà due volte: una prima per gli incentivi introdotti e una seconda per gli ammortizzatori sociali di chi perderà il lavoro”.

“Forse sarebbe ora che il ministro Guidi e tutto il Governo smettessero di giocare la parte di chi vuol cambiare in meglio l’Italia contro le resistenze di gufi e conservatori e provassero con umiltà ad ascoltare le ragioni di chi paga prezzi altissimi in termini sociali e economici – conclude Azzola – Un’umiltà dovuta nei confronti di chi si alza tutte le mattine, entra in un call center e con una cuffia in testa prova ad aiutare i cittadini italiani; accettando un lavoro e una retribuzione lontanissime dalle aspettative maturate mentre studiava per laurearsi e che oggi rischia di perdere tutto per inconsapevolezza di chi dovrebbe tutelarli. Infine, il Parlamento non dovrebbe accettare di essere un luogo in cui si possa raccontare “verità” distorte solo per recitare un ruolo senza mai provare a interrogarsi sui danni che tale operato produce”.

ieri rispondendo a un’interrogazione, Guidi ha spiegato che il ministero “si è attivato per garantire la corretta applicazione della legge che impone all’operatore telefonico di dare all’utente informazione sul luogo di ubicazione del call center” e “in quest’ottica gli Ispettorati Regionali Territoriali del Ministero hanno effettuato controlli a campione e a tappeto e accertato diffuse violazioni relative al suddetto trattamento. La contestazione che è seguita e le sanzioni che saranno applicate costituiscono un efficace deterrente alla delocalizzazione”.

Inoltre, ha aggiunto i ministro, “si stanno, inoltre, ricercando nuove soluzioni normative per risolvere le problematiche in materia di gare, e nello scorso mese di febbraio è stato istituito un Gruppo Tecnico di Lavoro che è all’opera per studiare come migliorare i criteri di affidamento degli appalti delle amministrazioni pubbliche, favorendo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa”.

Per quanto riguarda poi la ricollocazione dei lavoratori del settore posti in mobilità “si sta studiando la possibilità di introdurre un sistema premiante per le aziende aggiudicatrici qualora assumano i lavoratori provenienti dal bacino della mobilità”.

Riferendosi poi alle vicende che hanno coinvolto Almaviva, il ministro ha spiegato che “nell’ultimo tavolo tenutosi, i vertici dell’azienda hanno dato la propria disponibilità a non procedere alla prospettata delocalizzazione, almeno sino all’esito delle citate verifiche condotte dagli Ispettorati Territoriali Regionali”.

Guidi ha ricordato che la gara indetta da Wind “prevede esplicitamente l’applicazione del Contratto collettivo Nazionale del Lavoro (Ccnl) per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di telecomunicazione (lo stesso applicato da Almaviva). L’operatore di telefonia, inoltre, ha inserito tra i parametri di valutazione quello della territorialità, volto a garantire il mantenimento dell’attività nelle sedi italiane attualmente impegnate e, conseguentemente, a tutelare al meglio l’occupazione dei lavoratori di Almaviva, anche nel caso in cui l’attivita’ dovesse essere affidata ad un’altra società di outsourcing”.

Per quanto riguarda la Infocontact, ha ricordato, lo scorso 17 febbraio, il ministero ha approvato la vendita del complesso aziendale di Lamezia Terme alla società Abramo Customer Care e del complesso aziendale di “Rende” alla Comdata.

Le offerte, ha concluso Guidi, “prevedono il trasferimento agli acquirenti di complessivi 1490 addetti (1.035 a Lamezia e 455 a Rende) per la maggioranza con contratto part time. Sono attualmente in corso le procedure di consultazione sindacale previste dalla legge e i commissari contano, nel caso di esito positivo, di concludere le vendite nell’arco del prossimo mese”.