LA VERTENZA

Call center: BT “chiude” con Accenture, a rischio 262 lavoratori

Le procedure di licenziamento partiranno il 15 agosto. Sindacati sul piede di guerra: “Situazione insostenibile. Il governo intervenga subito per cambiare le regole del settore”. La compagnia telefonica precisa: “Puntiamo a un servizio più efficiente a favore dei nostri clienti”

23 Lug 2014

Federica Meta

British Telecom Italia ha deciso di terminare la partnership con Accenture che sarà costretta a licenziare i 262 dipendenti del call center di Palermo. Lo denunciano i sindacati categoria, spiegando che ieri alla sede dell’UiR di Roma, si è tenuto un tavolo triangolare tra BT Italia, Accenture e Slc, Fistel e Uilcom durante il quale l’ azienda di telecomunicazione britannica ha formalmente dichiarato che ad ottobre termina la partnership con Accenture sulla gestione dei servizi al cliente e la multinazionale americana sarà costretta a licenziare i lavoratori del sito di Palermo che erano stati ceduti da BT nove anni fa.

“In merito all’incontro odierno relativo al Contact Center di Accenture – fanno sapere da BT Italia, – come BT persegua da sempre la priorità di offrire il miglior servizio ai propri clienti. Per questo BT continua a lavorare ad una sostanziale revisione tecnologica e organizzativa finalizzata ad un modello di gestione più efficace del servizio fornito al cliente ed in linea con gli standard più evoluti del mercato”.

Le procedure di licenziamento si avvieranno entro il 15 Agosto. La Fistel Cisl, spiega Giorgio Serao della segreteria nazionale, ritiene “inaccettabile l’atteggiamento di BT Italia, azienda che ha sempre trovato soluzioni negoziali con il sindacato e oggi rifiuta qualunque confronto permettendo il licenziamento dei lavoratori di Palermo che sono stati oggetto di cessione di ramo d’azienda ad Accenture. L’obiettivo di BT è la riduzione dei costi, magari attraverso la delocalizzazione delle attività, e la cessione delle stesse a qualche outsourcer che impiegherà lavoratori neo assunti e a basso costo”.

La risposta del sindacato “sarà durissima perché perdere posti di lavoro a Palermo è un dramma sociale più che in altre realtà del Paese – dice Serao – I lavoratori sono giovani con famiglie, figli piccoli e mutui da pagare e la decisione di BT rappresenta uno schiaffo a centinaia di ragazzi che con la loro professionalità hanno garantito il successo di quest’azienda in Italia. Conclude Serao: “Non è più rinviabile da parte del Governo una regolamentazione dei call center, chiediamo alla politica tutta di intervenire”.

Per Salvo Ugliarolo, segretario generale Uilcom, con queste dichiarazioni “l’azienda non solo pone una chiusura di confronto con i sindacati, ma mette a repentaglio la sprte di 262 lavoratori e lavoratrici siciliani che da quel momento avranno ben poche opportunità di riallocazione”.

“Procederemo – avverte il sindacalista – nell’immediato per la convocazione di un tavolo presso il ministero oltre che con iniziative ad hoc per sensibilizzare l’opionione pubblica sulle vertenza Palermo”.

Quella dei lavoratori di Accenture è frutto – secondo Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil – di follie generate da un vuoto normativo presente solo nel nostro Paese (gli altri Paesi Europei hanno correttamente recepito i contenuti di una direttiva europea di tutela dei diritti dei lavoratori del 2001 ndr) generano ulteriore disoccupazione con costi enormi a carico delle casse dello stato mentre la committenza (Enel, Wind, Con Te Assicurazioni, Poste Mobile, Vodafone, Telecom, Eni e, appunto, il Ministero del Lavoro) continuano fare utili a scapito dei lavoratori “.

“E’ un sistema insostenibile. Da un lato la qualità che viene offerta ai cittadini / clienti è sempre più bassa a causa del continuo spostarsi delle commesse che non consente una professionalità adeguata dei lavoratori, con lamentele causate dai disservizi in crescita e cittadini che si rivolgono ai call center sempre con maggiore disagio – prosegue Azzola – Dall’altro un dramma sociale che aumenta di giorno in giorno nella totale assenza di un intervento della politica e del Governo che si limitano a rilasciare attesati di solidarietà”.

“Non siamo in presenza di rivendicazioni atte a difendere caste, corporazioni o privilegi ma di giovani lavoratori che perdono la loro occupazione a causa di un vuoto normativo – sottolinea il sindacalista – Infatti, le richieste non di risorse pubbliche aggiuntive, ma di recepire una normativa europea che tutela i lavoratori e impedisce i fenomeni in corso nel nostro Paese”.

“Nel resto d’Europa la crisi dei call center è del tutto marginale. Le delocalizzazioni assumono invece rilevanza in Italia, proprio perché la normativa introdotta dalla direttiva europea impedisce scorciatoie come quelle utilizzate dai committenti italiani. Tanta attenzione riservata alla vicenda Alitalia mentre si stanno perdendo migliaia di posti di lavoro nell’unico settore che è stato in grado di garantire assunzioni ai giovani nell’ultimo decennio”

“Innovazione e cambiamento non sono autocertificabili con le dichiarazioni stampa del Presidente del Consiglio – ricorda Azzola – ma si possono misurare dal grado di perfetta continuità che l’esecutivo dimostra nella gestione del settore. Queste lavoratrici e questi lavoratori chiedono un cambiamento, chiedono di avere le stesse tutele dei loro colleghi presenti negli altri Paesi Europei, chiedono di poter dare un servizio migliore ai cittadini e ai clienti italiani. Non vogliono essere considerati come disturbatori o lavoratori incapaci di risolvere i problemi che vengono loro posti.”

“Il presidente del Consiglio – conclude il sindacalista – ha il dovere di dire perché ostacola questo cambiamento, perché non vuole migliorare la qualità dei servizi a cittadini e clienti, perché rifiuta di dare una speranza ai giovani lavoratori del settore e infine perché si è allineato a chi, in questi anni, ha sfruttato il vuoto normativo per incamerare ingenti guadagni.”