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LA CRISI

Call center, il Mise apre tavolo con i sindacati e associazioni di categoria

Il ministero dello Sviluppo economico convoca Slc, Fistel, Uilcom e Assocontact: riflettori puntati sulla crisi del settore che rischia di perdere 10mila posti di lavoro nei prossimi sei mesi. All’odg delocalizzazioni e gare al massimo ribasso

20 Mag 2014

Federica Meta

Il Mise accende i riflettori sui call center e chiama a raccolta tutte le parti coinvolte. Il ministero dello Sviluppo economico ha inviato ai sindacati e ad Assocontact una lettera di convocazione per l’apertura di un tavolo di discussione sul settore che in Italia impiega circa 80mila addetti, ma che sta attraversando un momento di forte di crisi. Il primo appuntamento è per il 27 maggio.

“Il Mise ha risposto a una richiesta che come sindacati facevamo da tempo – ricorda al Corriere delle Comunicazioni, Salvo Ugliarolo segretario nazionale della Uilcom Uil – per cercare di dare ripsoste alla crisi che investe il settore. Tra le questioni che porremo sul tavolo quella delle delocalizzazioni, della struttura dei costi per l’impresa e delle gare al massimo ribasso. Quest’ultimo tema, in particolare, crea uno svantaggio competitivo per quelle aziende che non vogliono delocalizzare”.

Anche per la Fistel Cisl la convocazione è una grande occasione per rimettere i call center al centro dibattito. “Chiederemo – dice il segretario generale, Giorgio Serao – la creazione di un osservatorio nazionale sui call center per monitorare sia il fronte delle condizioni di lavoro sia quello del servizio ai clienti”.

Per Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil, il vero problema dei call center riguarda le modalità con cui è stata recepita la direttiva Ue sulle cessioni di ramo d’azienda. “Nel resto d’Europa, Gran Bretagna in primis, le regole sono state recepite in un modo tale che, in caso di cessione, l’azienda subentrante prenda in carico i lavoratori alle medesime condizioni. Questa interpretazione ha evitato lo sfascio in settori ad lato rischio occupazione come appunto i call center”.

“In Italia questo non è stato fatto – evidenzia Azzola – con il risultato che lo stato immette nel settore soldi pubblici per vertenze ad hoc che, però, non risolvono il problema che è strutturale”. La Slc sta valutando la possibilità di fare ricorso alla Corte di Giustizia europea proprio sulle modalità con cui è stata recepita la suddetta direttiva.

Il 4 giugno è prevista una manifestazione manifestazione degli addetti ai call center. “Sarà occasione – avverte Serao – per dare maggiore forza la tavolo di discussione”.

Soddisfatta delle decisione del Mise anche Assocontact, associazione nazionale dei contact center in outsourcing: La convocazione del tavolo giunge a seguito di diverse richieste in merito, avvenute da parte dell’associazione negli ultimi mesi, per portare l’attenzione su specifiche priorità per il settore. La riunione verterà sull’opportunità di stabilire una politica industriale di settore, affrontando i temi del ciclo produttivo, e di riattivare l’Osservatorio nazionale sui Call Center. In rappresentanza dell’associazione parteciperà il Presidente Umberto Costamagna e il comitato di Presidenza”

Secondo le stime dei sindacati nei prossimi 6 mesi potrebbero chiudere alcuni grandi call center con la conseguente perdita del posto di lavoro per circa 10mila lavoratori.

La commissione Lavoro della Camera ha avviato un’indagine conoscitiva sulle condizioni contrattuali applicate nei call center su richiesta del presidente Cesare Damiano, sollecitato dalla vicenda del bando di gara indetto dal Comune di Milano per il suo call center. La questione era stata sollevata anche Umberto Costamagna, presidente di Assocontact, che si scagliava contro le gare al massimo ribasso applicate anche dalla PA.

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