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COMUNE DI MILANO

Assocontact: “Call center, disertate la gara per lo 020202”

Il presidente Umberto Costamagna invita le aziende a non partecipare al bando del Comune di Milano: “Il prezzo non tiene conto del costo del personale”

28 Mar 2014

Federica Meta

Il presidente di Assocontact Umberto Costamagna invita le aziende del settore a non partecipare alla gara indetta dal Comune di Milano per l’aggiudicazione del rinnovo del servizio di infoline del numero 020202.

“Qualche settimana fa ho inviato al Sindaco di Milano una lettera, a nome dell’Associazione, dove evidenziavo il mancato rispetto dei parametri di costo del lavoro nel bando di gara, da parte dell’amministrazione milanese – spiega Costamagna – La scadenza della gara è stata prolungata di una ventina di giorni, fino al 31 marzo, ma il Comune sembra aver deciso di andare avanti”.

Il presidebre considera un “un grave errore continuare a non considerare che i prezzi, non solo quelli delle gare pubbliche, devono tenere conto dei costi reali del personale e non degli eventuali sgravi che le imprese possono ottenere. Il rischio è l’avvitamento pericoloso in una spirale al ribasso che sicuramente non aiuta né il settore nel suo complesso né le nostre imprese”.

“Mi rendo conto che viviamo in un mondo in cui so bene che ogni impresa è libera di muoversi come meglio crede – prosgue – tuttavia penso che questa gara del Comune possa costituire un punto da cui partire per cercare di interrompere una dannosa tendenza, evitando così di continuare l’assurda gara ‘a chi fa meno’, garantendo allo stesso tempo uno sviluppo sano alle imprese e di conseguenza ai lavoratori”.

Sulla base di queste valutazioni, Costamagna propone “alle imprese di contact center di non partecipare alla gara per l’aggiudicazione del rinnovo del servizio infoline del numero 020202, a meno che il Comune di Milano non torni sulla sua decisione”.

Il tema delle gare al massimo ribasso è particolarmente sentito nel settore. Si tratta di committenze – nel settore pubblico ma anche privato – che hanno come fulcro gare di appalto al massimo ribasso che non vanno ad intaccare i costi cosiddetti “impropri, ma il costo della manodopera. In una recente intervista al Corriere delle Comunicazioni, Cesare Damiano (Pd) presidente della commissione Lavoro della Camera ha evidenziato come questa situazione spinga “al lavoro nero, spurio e sottopagato nonché alle delocalizzazioni”. Se anche il costo del lavoro è al massimo ribasso le aziende spostano le attività laddove pagano di meno il personale altrimenti i parametri di gara non potrebbero mai essere rispettati – spiegava Damiano – Bisogna creare margini di convenienza nel costo del lavoro, premiando le aziende che rispettano le leggi. L’azione più incisiva è quella sulla riduzione del cuneo fiscale che avrebbe un doppio beneficio: il lavoro costerebbe meno all’imprenditore che, dunque, sarebbe più incentivato a mantenere le attività in Italia, e per i lavoratori ci sarebbero meno tasse in busta paga”.

Anche il numero uno di Teleperformance Italia, Lucio Apollonj Ghetti, accendeva i riflettori sulle gare al ribasso evidenziando anche una responsabilità delle imprese nel dilagare del fenomeno. “Spesso il massimo ribasso non è richiesto dai committenti, ma è il prezzo offerto dalle imprese incapaci di tracciare una linea al di sotto della quale non si deve scendere, pena il vincere commesse in perdita”, spiegava.

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