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Call center: in 8mila già senza lavoro. E a rischio altri 12mila addetti

Allarmanti i dati diffusi dalla Cgil che chiede al Governo l’apertura immediata di un tavolo ad hoc per arginare l’emorragia del settore penalizzato dal dumping dei prezzi e dalle gare al massimo ribasso

18 Ott 2010

"Nell'ultimo anno si sono persi oltre 8mila posti di
lavoro, altri 12mila sono a rischio se non si avvia una politica di
sviluppo all'altezza dei problemi e se non si contrastano le
gare al massimo ribasso e le aziende che alimentano il dumping: è
la situazione nei call center italiani, da anni in molti casi e
territori (soprattutto al Sud), l'unico settore dove un
giovane, anche laureato, può trovare lavoro".

Questa, in sintesi, la fotografia che emerge dal Terzo rapporto
sull'occupazione nei call center presentato da Slc Cgil, il
principale sindacato del settore, che avanza proposte al Governo,
alle Regioni, alle imprese committenti e alle imprese di call
center chiedendo la convocazione di uno specifico tavolo.

"La gravità della situazione, la ripresa forsennata di gare
al massimo ribasso da parte di committenti privati e pubblici (da
ultimo le gare di Enel, Poste, di diversi importanti comuni) e di
fenomeni spudorati di dumping, il fallimento di due importanti
realtà imprenditoriali nel mondo dei call center – Phone Media e
Omnia Network, entrambe in amministrazione controllata – e
l'assordante silenzio del Governo a cui da oramai quasi un anno
chiediamo inutilmente di aprire un tavolo per la crisi del settore,
ci hanno spinti ad anticipare la pubblicazione del rapporto
2010", dice Alessandro Genovesi della Segreteria nazionale del
sindacato.

L'augurio è che "il ministro dello Sviluppo Paolo Romani
e il presidente del Consiglio possano aprire un tavolo ufficiale
per costruire una politica di sistema in grado di salvare gli oltre
12mila posti di lavoro a rischio e stabilizzare un settore che ne
occupa oltre 65mila (per la maggioranza giovani donne
meridionali)".