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LA CRISI

Call center, tavolo al Mise. Allarme occupazione: a rischio 3500 posti

Il ministero mette mano al dossier: “Affronteremo in modo sistematico le difficoltà in cui versa il settore”. Asstel e sindacati pronti a lavorare insieme per presentare proposte congiunte

18 Gen 2019

Federica Meta

Giornalista

Il governo mette mano al dossier call center. Si è insediato ieri al ministero dello Sviluppo Economico il tavolo sul settore, presieduto dal vice Capo di Gabinetto Giorgio Sorial, a cui partecipano aziende e sindacati. Il tavolo ha l’obiettivo di affrontare in modo organico e sistematico le difficoltà in cui versano i call center, anche in considerazioni delle trasformazioni in atto nel mercato delle Tlc.

“Nel corso della riunione sono state illustrate le problematiche che colpiscono il settore, dalla concorrenza sleale alle esternalizzazioni delle attività, dall’utilizzo del criterio del massimo ribasso nelle gare d’appalto al costo del lavoro – fanno sapere dal Mise – Questioni che rendono precario il futuro di molti dipendenti. A tal riguardo, è stata ribadita anche la necessità di continuare a supportare i lavoratori in difficoltà attraverso il potenziamento delle politiche attive, come la formazione nel campo della digitalizzazione”.

Il ministero ha infine invitato le parti presenti al tavolo a inviare proposte che, dopo una valutazione tecnica, verranno messe al centro dei prossimi incontri sul futuro del settore dei call center.

I sindacati hanno lanciato l’allarme occupazione: a rischio, secondo le stime di Slc, Fistel e Uilcom, ci sarebbero 3500 addetti. Le cause? La mancanza di volumi e l’abbassamento dei prezzi richiesto dai committenti nonché il mancato rispetto della clausola sociale, la cui applicazione garantirebbe continuità occupazionale nelle gare di appalto.

“Ad oggi sono diverse le situazioni di crisi aperte nel settore , a partire da quella che riguarda i lavoratori Comdata di Pozzuoli e Padova, che investono o stanno per investire in vario modo qualche migliaio di lavoratori – ricorda Fabio Gozzo della Uilcom –  Dopo il fallimento delle misure varate dal precedente governo (Protocollo di autoregolamentazione) sono tre le direttrici su cui è necessaria la rapida attivazione dei ministeri competenti: tutela del lavoro, politiche attive e passive del lavoro/formazione, contrasto alla concorrenza sleale”.

Per i sindacati  è di fondamentale importanza attivare subito gli ammortizzatori ordinari per il settore così come l’adozione di un provvedimento di carattere generale che estenda la clausola sociale per gli appalti di call center in ambiti diversi dalle telecomunicazioni.

La Uilcom, nello specifico, ha anche richiesto al Governo una serie di interventi normativi che riguardano una estensione generalizzata delle tabelle sul costo medio del lavoro di settore, misure di sistema di contrasto alla concorrenza e tese a favorire il ritorno in Italia di attività già delocalizzate all’estero. “E’ stato posto il tema legato agli effetti della trasformazione digitale del lavoro nel settore, mediante strumenti specifici che permettano la formazione continua. Infine è stato chiesto al Governo di poter continuare il confronto su tutti i temi estendendolo a settore delle tlc nel suo complesso, strategico per il Paese”.

Asstel, dal canto suo, ha dichiarato di essere pronta a lavorare per favorire, anche attraverso la contrattazione collettiva, l’individuazione di regole comuni che accompagnino la trasformazione del settore.

“Su questo aspetto molto può fare la contrattazione collettiva e nell’ambito della filiera Tlc – spiega il direttore Laura Di Raimondo – il Ccnl Telecomunicazioni di cui Asstel è  titolare, gioca un ruolo centrale nel percorso di individuazione di diritti, doveri, regole e garanzie minime comuni anche per le attività di call center, che salvaguardino la sostenibilità occupazionale e la qualità del lavoro, nonché creino le premesse per promuovere l’efficienza e la qualità dei servizi in favore dei clienti finali”.

Allo stesso modo in tema di ammortizzatori sociali Asstel “ritiene che la soluzione ottimale sia quella di individuare una soluzione strutturale, che preveda una tutela omogenea all’interno della Filiera tra aziende inquadrate ai fini previdenziali nel comparto industria e aziende, come i call center in outsourcing, inquadrate nel comparto servizi – conclude il direttore – Tutela che potrà contare anche su un contributo delle aziende stesse in caso di ricorso a questi strumenti”.

Asstel e i sindacati di categoria (Slc, Fistel, Uilcom e Ugl) si sono impegnati a inviare al Governo una proposta congiunta sul tema.

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