Caso Huawei, la Fcc dà il via agli indennizzi: alle telco rurali 1,9 miliardi - CorCom

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Caso Huawei, la Fcc dà il via agli indennizzi: alle telco rurali 1,9 miliardi

Annunciato l’avvio per le domande di rimborso agli operatori di rete locali che devono sostituire le apparecchiature dei fornitori cinesi

29 Set 2021

Patrizia Licata

giornalista

Dopo il ban dei prodotti Huawei negli Stati Uniti arrivano per le telco locali i fondi federali che rimborsano le spese di sostituzione degli apparati di rete del fornitore cinese. La Federal communications commission (Fcc) ha infatti annunciato l’avvio del programma da 1,9 miliardi di dollari per risarcire gli operatori che devono rimuovere le stazioni di base e le altre apparecchiature Huawei installate sulle loro reti.

Il testo definitivo del programma, chiamato Secure and trusted communications networks reimbursement program, è stato approvato all’unanimità dal regolatore Usa delle comunicazioni lo scorso luglio e riguarda anche il fornitore cinese Zte.

Rimborso agli operatori, domande fino a gennaio 2022

I piccoli operatori dovranno fare domanda per il rimborso inviando un apposito modulo alla Fcc (specificamente al Wireline competition bureau) a partire dal 29 ottobre e fino al 14 gennai 2022.

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Il programma va a beneficio soprattutto degli operatori nelle aree rurali del Paese, perché interessa le telco con un massimo di 10 milioni di clienti. Il rimborso si applica ai costi in cui incorrono gli operatori per la “rimozione, sostituzione ed eliminazione delle attrezzature e dei servizi di comunicazione dalle loro reti che rappresentano un rischio per la sicurezza nazionale”.

Questi servizi e attrezzature sono quelli coperti dal programma, ovvero quelli “prodotti o forniti” da Huawei e Zte e che sono stati acquistati fino al 30 giugno 2020 incluso.

Huawei: “Tentativo surreale di riparare qualcosa che non è rotto”

La Fcc ha incluso Huawei e Zte tra le aziende che rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale nell’ambito delle reti di comunicazione. Questo ha fatto sì che le aziende americane non abbiano potuto usare i soldi del fondo per la banda larga, uno stanziamento federale di 8,3 miliardi di dollari, per comprare attrezzature di rete dei due fornitori cinesi. Inoltre, a dicembre, la Fcc ha adottato una normativa che ha imposto alle telco che avevano installato apparati di Huawei e Zte di eliminarli dalle loro reti e sostituirli con prodotti alternativi.

Per Huawei le regole della Fcc rappresentano “un tentativo surreale di riparare qualcosa che non è rotto. L’iniziativa della Fcc crea solo difficoltà enormi per gli operatori attivi nelle aree rurali e remote degli Usa, per i quali diventa una sfida mantenere lo stesso livello e qualità del servizio ai clienti”, ha fatto sapere l’azienda.

Opportunità per i vendor europei e “alternativi”

Il ban contro i vendor cinesi si è trasformato in occasione per i fornitori europei Ericsson e Nokia, scelti già da alcune telco locali americane per la sostituzione dei loro apparati di rete. Anche i vendor più piccoli americani hanno visto aumentare i contratti con gli operatori locali; tra questi la società delle soluzioni Ran Mavenir e Parallel Wireless.

L’associazione di settore Cca afferma che almeno 15 dei suoi iscritti (telco locali) non hanno ancora definito i piani di sostituzione delle attrezzature di rete. Starebbero considerando, oltre ai big Nokia, Ericsson e Samsung, anche i fornitori alternativi.

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