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L'ISTRUTTORIA

Caso Mediaset, Vivendi in udienza Agcom entro fine mese

L’authority sentirà la media company nelle prossime settimane. Ma difficilmente il verdetto arriverà prima dell’autunno. Sullo sfondo la prima udienza del caso Premium di metà marzo, resta in piedi l’ipotesi di accordo “amichevole”

10 Feb 2017

Andrea Frollà

Lo scontro BerlusconiBolloré sta vivendo negli ultimi giorni una fase di calma apparente. Mentre i vertici di Cologno Monzese sono stati impegnati nella presentazione del piano industriale 2020 alla comunità finanziaria, la media company francese ha continuato a percorrere la strada del low profile. Nonostante questo, c’è da scommettere che gli uffici legali di entrambe le società non abbiano avuto chissà quali momenti di tregua. L’istruttoria dell’Agcom, che dovrà verificare eventuali conflitti nella doppia partecipazione di Vivendi in Telecom e Mediaset, e la prima udienza del caso Premium, con l’accordo di aprile 2016 finito in Tribunale per il dietrofront di Bolloré, restano infatti due fronti caldi.

Entro febbraio l’Agcom sentirà Vivendi sul caso Mediaset, ma i tempi dell’istruttoria non saranno brevi. “Stiamo guardando i dati, ci vuole un sacco di tempo – ha dichiarato il presidente dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani -. Stiamo facendo il lavoro che avevamo detto che avremmo fatto”. Non è un lavoro facile, tra leggi e numeri da analizzare e interpretare. Ecco perché è possibile che l’Agcom decida di prendersi fino all’ultimo giorno per esprimere il proprio verdetto.

C’è poi la querelle legale che va avanti da tempo, tra incontri con gli avvocati e pubbliche dichiarazioni non proprio amichevoli. Gli analisti e gli osservatori convinti che sarà una guerra di carte bollate tuttavia latitano. Anzi, più volte le banche d’affari hanno sottolineato il fatto che la pace sia la soluzione migliore per tutti. L’ultima voce pesante a esprimersi in tal senso è stata quella di Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, che nel fuoco incrociato Mediaset-Vivendi si è espresso auspicando un accordo: “La mia personale valutazione di banchiere è che le operazioni di concentrazione vanno fatte in maniera amichevole e concordata. Altrimenti, le esperienze hanno dimostrato che si rivelano molto più costose e con un rischio più elevato”, ha detto l’ad facendo eco alle parole pronunciate qualche giorno da Tarak Ben Ammar, consigliere di Vivendi, Telecom e Mediobanca nonché storico amico di Silvio Berlusconi. “Vivendi ha speso 1,2 miliardi di euro in Mediaset: vuol dire che l’ama”, ha scherzato l’imprenditore tunisino. Pure l’ultimo rapporto di Mediobanca su Mediaset è abbastanza chiaro: “Non crediamo che un takeover ostile da Parigi sia una soluzione percorribile”. Lo spegnimento dei toni infuocati sembra avvalorare questa visione, ma visto il recente passato è sempre meglio non sbilanciarsi.

Intanto nelle casse di Mediaset è in arrivo qualche denaro fresco, che potrebbe essere usato per mostrare i muscoli a Bolloré e magari convincere i soci minori a schierarsi con la famiglia Berlusconi qualora ci fosse uno scontro aperto e nuove nomine a tinte francesi in cda. A inizio marzo è infatti previsto il closing del passaggio del Milan alla cordata cinese Sino Europe Sports, che porterà in dota alla capogruppo Fininvest circa 320 milioni di euro dopo i 200 milioni già incassati. Una parte delle risorse, spiega Milano-Finanza, potrebbe essere dirottato nell’operatività di Mediaset che, stando all’ambizioso piano presentato la scorsa settimana, sarà sempre focalizzata sul business della pay-tv e sempre più orientata verso il futuro digitale dell’universo media.

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