L'ALLARME DI VOCUS

Cavi sottomarini, l’AI accelera la domanda ma scarseggiano le risorse per nuove tratte


Indirizzo copiato

L’operatore australiano Vocus lancia l’allarme sui cavi sottomarini: la domanda di capacità cresce fino a cento volte per alcuni clienti, mentre fibre, navi e personale specializzato scarseggiano. La pressione riguarda anche Europa e Italia, dove operatori e istituzioni investono in nuovi collegamenti, rotte alternative e resilienza delle reti

Pubblicato il 23 set 2026

Luciana Maci

Giornalista



AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti
Cavi sottomarini, l’allarme di Vocus
Cavi sottomarini, l'allarme di Vocus


Punti chiave

  • Secondo Vocus, la domanda per i cavi sottomarini è esplosa (alcuni clienti chiedono +100x); mancano impianti, navi posacavi, permessi e staff.
  • Soluzioni: ottimizzare la capacità esistente e costruire nuovi tratti; ma gli hyperscaler hanno prenotato risorse fino al 2030, complicando progetti indipendenti e il controllo.
  • Risposta globale: nuovi collegamenti (es. BlueMed, Medusa); la UE finanzia resilienza, ma resta competizione per fibra e competenze.
Riassunto generato con AI


La domanda di capacità sui cavi sottomarini cresce, ma le risorse per costruirne di nuovi sono già impegnate oltre il 2030: alcuni clienti chiedono aumenti di capacità fino a 100 volte ma scarseggiano disponibilità produttiva, navi posacavi, permessi e personale specializzato. A lanciare l’allarme è l’operatore australiano Vocus, la cui voce si va ad aggiungere a quanti mettono in guardia dal rischio di una carenza di capacità nei cavi sottomarini.

Simon Parker, responsabile delle vendite strategiche dell’azienda, ha dichiarato alla testata Light Reading che la sua azienda sta assistendo a “un’ondata di domanda di capacità” e che il settore sta esaurendo le risorse disponibili. “I nostri clienti – ha proseguito – non chiedono semplicemente il doppio o il quadruplo della capacità che avevano. Alcuni chiedono aumenti di cento volte”. La pressione riguarda sia la capacità già attivata sia, soprattutto, la fibra fisica necessaria a trasportarla.

Vocus, un grande operatore regionale

Vocus gestisce infrastrutture sottomarine e terrestri in Australia, un’importante rotta verso Singapore e una quota di un cavo di Google attraverso il Pacifico. L’azienda è un fornitore di soluzioni di rete e fibra ottica e possiede una rete nazionale di infrastrutture in fibra per la metropolitana e il back haul, che collega le capitali e i centri regionali in Australia, Nuova Zelanda e in Asia. La sua forza è soprattutto regionale: dopo l’acquisizione degli asset in fibra di TPG, dichiara circa 51.000 km di fibra terrestre e 14.700 km di cavi sottomarini, con collegamenti strategici verso Singapore e Guam. La partnership con Google per Pacific Connect ne ha rafforzato il ruolo sulle rotte transpacifiche. Negli ultimi anni, però, sono arrivate nuove sfide.

L’aumento della domanda di capacità dei cavi: come rispondere

Una prima risposta all’aumento della domanda di capacità sui cavi sottomarini, sostiene il top manager di Vocus, è sfruttare al massimo la capacità dei cavi già posati, attraverso una stretta collaborazione con i partner della filiera.

Costruire nuove infrastrutture è l’altra strada, ma richiede risorse sempre più difficili da reperire: disponibilità degli impianti di produzione dei cavi, navi posacavi, autorizzazioni e personale specializzato. Gli hyperscaler hanno già assorbito gran parte di queste risorse, impegnandole in molti casi anche oltre il 2030.

In questo scenario, la collaborazione con i grandi gruppi statunitensi che guidano la posa di nuovi cavi appare una soluzione praticabile, pur sollevando interrogativi sul controllo delle infrastrutture nazionali e regionali. Gli investimenti autonomi auspicati da una parte del settore, infatti, non sembrano oggi sufficienti a sostenere progetti delle dimensioni e dei tempi richiesti dalla crescita dell’intelligenza artificiale. Hyperscaler e operatori neocloud dispongono invece delle risorse finanziarie per realizzare infrastrutture dedicate a questo mercato.

Bolla AI? Nessun timore

Quanto alla possibilità di una bolla dell’AI, Simon Parker sostiene di non temerla. A differenza dell’epoca delle dot-com, gli hyperscaler che trainano gli investimenti nell’AI hanno bilanci solidi alle spalle e rispondono a una domanda reale. E ricorda che, a fronte di una previsione di 760 miliardi di dollari di investimenti in conto capitale per quest’anno, nel solo secondo trimestre queste aziende hanno generato 660 miliardi di dollari di flusso di cassa operativo, il 33% in più rispetto a un anno prima.

Cavi sottomarini: cosa succede nel mondo

Il problema sollevato da Vocus riguarda anche gli altri mercati, sebbene non significhi che i cavi siano già ovunque saturi. Secondo TeleGeography, la domanda di grandi blocchi di capacità e di intere coppie di fibre sta spingendo la costruzione di nuove rotte a livello mondiale, anche dove la capacità complessiva dei sistemi esistenti non è ancora esaurita. In Europa la risposta passa per nuovi collegamenti e percorsi alternativi: in Italia Sparkle ha attivato BlueMed e, con Alcatel Submarine Networks ed Elettra, sta sviluppando GreenMed, mentre Orange partecipa allo sviluppo di Medusa nel Mediterraneo.

Anche l’Unione europea interviene, soprattutto sul fronte della resilienza: ha destinato 347 milioni di euro a progetti strategici per i cavi e alla capacità di riparazione. L’allarme australiano, dunque, descrive una pressione condivisa: la risposta occidentale combina investimenti in nuova capacità, diversificazione delle rotte e maggiore tutela delle infrastrutture, senza che questo elimini la competizione per fibre, navi e competenze necessarie a realizzarle.

Partecipa alla community

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x